
I
GIORNALI ITALIANI ALL'ESTERO
QUI CANADA, VI PARLA BASILIO GIORDANO

Basilio
Giordano, 54 anni, direttore de “Il Cittadino Canadese”, il
settimanale italiano più vecchio del Canada. Nel 1977, si
trasferisce a Montreal, per sposare Nina, ha due figli. E’
appassionato di politica e della buona cucina italiana. Quando
appenderà la penna al chiodo, vorrebbe poter trascorrere in
Italia più tempo di quanto gli sia concesso oggi.
Anagrafica giornale
- nome testata il cittadino canadese
- anno di nascita 1941
- luogo di pubblicazione Montréal, Québec, Canada
- periodicità Settimanale
- direttore Basilio Giordano
- editore Basilio Giordano
- numero di copie 38.500
Anagrafica direttore
- nome Basilio Giordano
- luogo di nascita Cosenza
- età 54
- stato civile Sposato
- anno in cui si è trasferito all’estero 1977
- anno di inizio direzione 1986
Da quanto tempo vive in Canada?
Dal 1977.
Per quale motivo ha deciso di trasferirsi?
Per sposare mia moglie.
Come è arrivato alla direzione del suo giornale?
Acquistando la testata.
Quella del direttore è sempre stata una sua ambizione o un
giorno le è capitato che…?
Conoscevo l’editore-proprietario del giornale: un giorno mi
confidò che voleva cedere Il Cittadino perché era stanco, ma non
voleva venderlo a chiunque e non a qualsiasi costo. Cercava,
insomma la persona giusta cui affidare il compito di portare
avanti il giornale più vecchio del Canada, un ’istituzione,
ormai, soprattutto a Montreal.
Quale altro lavoro avrebbe voluto fare?
Il professore di lingue o il diplomatico.
Di sicuro, dopo le ultime elezioni, la curiosità sugli italiani
all’estero è cresciuta. A suo parere, cosa sarebbe necessario
sapere degli “altri italiani” che invece non si sa?
Gli italiani all’estero con cittadinanza italiana sono 4
milioni. Quelli di origine italiana sono circa 60 milioni. É
un’altra Italia che vive e opera fuori dai confini. Gli italiani
che vivono in Italia dovrebbero sapere che noi (che viviamo
all’estero) siamo una grande risorsa per la madrepatria, siamo
veri ambasciatori, ne diffondiamo valori, usi, costumi e saper
fare.
Anche per questo la nostra nazione è molto più apprezzata oggi
di quanto non fosse anni fa.
Come descriverebbe la comunità italiana di oggi?
Una comunità matura che ha saputo crescere ed imporsi ovunque,
in tutti gli ambiti sociali e professionali. Ormai si è giunti
alla terza generazione e quindi non si tratta più di persone
emigrate per necessità materiali. I nostri figli sono istruiti e
parte integrante delle nazioni in cui vivono:
non hanno però dimenticato le loro origini.
Come è mutata negli anni? Quali sono stati i cambiamenti più
eclatanti?
Quali invece sono le costanti?
I cambiamenti ci sono stati, eccome! All’inizio, quando si
emigrava, si pensava di lavorare qualche anno fuori, racimolare
un po’ di soldi per poi ritornare al paese. Ma, con la nascita
dei figli, le priorità cambiavano. La famiglia, di fatto,
cresceva nella Patria d’adozione e spesso decideva di stabilirsi
lì. Oggi, per fortuna, si vive ovunque come se si fosse in
Italia. I negozi italiani offrono tutti i generi possibili e
immaginabili:
prodotti di altissima qualità (vini, prosciutto, formaggio),
abbigliamento all’ultima moda, profumi, auto di lusso (da
Ferrari a Lamborghini). Con l’
avvento, poi, di Rai International e dei canali satellitari, si
vive all’
italiana anche fuori d’Italia. E con l’ultima tornata
elettorale, abbiamo assistito al fatto più eclatante: gli
italiani all’estero hanno eletto i propri rappresentanti al
Parlamento.
Verrebbe da chiederle, a questo punto, se per gli italiani non
sia meglio vivere all’estero che in Italia? Ma è davvero tutto
così bello?
Non parliamo di cose impossibili! Anche se a molti italiani
piacerebbe fare questa scelta. Non dobbiamo vedere l’estero come
l’erba del vicino... In effetti, molte cose vanno meglio e non
mi riferisco alle risorse naturali:
sole, mare, neve, montagne, pianure. Bensì, a ciò che l’uomo ha
cambiato in meglio, col lavoro, la perseveranza, le buone
abitudini, il sacrificio, il saper fare. Se gli italiani
d’Italia vivessero (e si comportassero) come gli italiani
all’estero, forse l’Italia sarebbe la prima nazione al mondo.
Ecco, secondo me, alcuni difetti degli italiani: burocrazia,
disordine, disfunzione nei servizi pubblici, assenza di
educazione civica, lungaggini giudiziarie, sporcizia nelle
strade, menefreghismo, lavoro in nero, mafia, evasione fiscale.
In certi Paesi, soprattutto in Nordamerica o in Scandinavia,
questi difetti non esistono proprio, o quasi, e la gente conduce
una vita più normale, più sana, meno stressata. Ma non tutto
quello che splende è oro. Oggigiorno tutto il mondo è paese: si
può vivere in America all’italiana come si può vivere in Italia
all’americana. Tutto è diventato, veramente, relativo.
E quale secondo lei è stato invece, il periodo più difficile per
gli italiani trasferitisi in Canada?
Senz’altro, i primi anni di permanenza nel nuovo Paese, quando
non si conoscevano né la lingua, né i costumi. E molte volte non
si aveva nemmeno il denaro per le prime necessità. Erano tempi
duri e pieni di ostacoli, che hanno fatto, però, aguzzare
l’ingegno, maturare e crescere portando le comunità italiane al
raggiungimento di un alto livello di benessere.
Come valuta, nel complesso, il risultato, inatteso, di queste
ultime elezioni? E cosa, nella pratica, gli italiani si
aspettano dal nuovo governo?
Il fatto che gli italiani abbiano, finalmente, votato ed eletto
i propri rappresentanti, è un fatto di civiltà. Se si è
cittadini, si deve anche avere il diritto di votare, ovunque ci
si trovi; come fanno le più grandi democrazie al mondo.
Quello che si chiede al governo italiano è di seguire le
comunità che vivono all’estero. Si ha sete di sapere e di
seguire quello che succede in Italia.
La lingua italiana non può rischiare di morire e il governo ha
il compito di operare in questo senso, coinvolgendo soprattutto
le nuove generazioni, con scambi culturali a qualsiasi livello.
Bisogna investire sul know how, sul patrimonio storico e
turistico per invogliare tutti gli italiani (fuori d’
Italia) a visitare più spesso la madrepatria. Se invece di
trascorrere le vacanze a Cuba, ai Caraibi o a Miami, lo
facessero nel Bel Paese, diventeremo tutti più ricchi, in tutti
i sensi.
Per sfatare i luoghi comuni sugli italiani all’estero, “mafia-pizza-spaghetti”,
tanto per dirne qualcuno… Questi, ormai, sono stereotipi che non
rispondono più alla realtà. Si vive in un’altra epoca: la gente
è istruita e matura e non bada a vecchie sciocchezze.
Quale è il rapporto degli italiani con:
- Gastronomia: ovunque sono approdati gli italiani hanno portato
la
buona cucina che si è sempre più raffinata; è molto apprezzata
anche dalla gente del luogo che è letteralmente innamorata di
tutto ciò che è “italiano’’.
- Moda: quando sono arrivati gli italiani in Nord America, la
“moda” non era una priorità degli autoctoni: vestivano, per così
dire, in modo stravagante. I nostri sarti, da subito, con il
loro saper fare, hanno imposto uno stile e non solo
nell’abbigliamento (sembrerà strano, ma molti purtroppo ancora
non lo conoscono!). E poi con l’affermarsi dei grandi stilisti
italiani, ormai tutti conoscono e cercano di indossare un capo
di Versace, Armani, Valentino.
- Cultura/storia: Gli italiani emigrati non hanno mai avuto
vergogna o timore di vivere la loro cultura e la loro storia. É
cosi che hanno tramandato ai figli il loro bagaglio culturale
ricco di tradizioni e usi ancora vivi in certe comunità delle
Americhe. Tempo fa, in redazione ho ospitato due giovani
laurendi provenienti dall’Italia per delle ricerche, nei nostri
archivi, su alcune tradizioni popolari regionali. In effetti,
certe tradizioni sono meglio custodite all’estero che nella
madrepatria.
- Politica: Gli italiani fuori d’Italia sono attenti alla
politica
italiana, ma seguono anche la politica del luogo dove vivono.
- Sport: Il calcio ed il Grand prix, sono due collanti molto
importanti per le nostre comunità. Quando gioca la squadra del
cuore o la nazionale ci si ritrova tutti insieme nella gioia e
nel dolore. A festeggiare o a piangere. Quando vince la Ferrari
ci si sente italiani alla stessa stregua dei cugini d’Italia.
E le nuove generazioni, come (e se ) manifestano il loro essere
italiani?
Lo dimostrano come i ragazzi della loro età. Prediligono le cose
facili:
viaggiare in Italia, seguire lo sport, la moda, la buona cucina
della nonna, della mamma, di qualche buon ristorante italiano.
Molti frequentano corsi di italiano fino alla high school,
alcuni anche fino all’Università. Vi sono poi i mezzi di
comunicazione: giornali, internet, radio e televisioni. I bar
italiani sono sempre pieni e molti studenti all’uscita della
discoteca, preferiscono un buon panino e salsiccia ad un
hamburger da MacDonald.
Cosa risponde a chi sostiene che per la cittadinanza italiana
sia necessario conoscere almeno l’italiano?
Io sono propenso ad essere d’accordo con questo principio. Però,
non si può dimenticare che un diritto è un diritto. Quanti figli
di cittadini italiani nati fuori d’Italia, per un motivo o per
un altro non parlano italiano? Che dovremmo dire allora? Non
hanno il diritto di ricevere la cittadinanza italiana? Magari
perché i genitori sono stati distratti, sbadati o pigri...nell’insegnare
la loro lingua ai figli? Ci sarebbe molto da dire
sull’argomento.
Ma nel molto da dire, cosa secondo lei è fondamentale sapere?
I genitori, a mio avviso, hanno il dovere di tramandare la
lingua ai figli.
Direi che è contro natura, far perdere la lingua degli avi per
apprendere solo quella del nuovo paese. Ma i figli non hanno
colpa in tutto ciò. E se, nel passato, è avvenuto questo
scempio, la responsabilità è dei genitori che, a causa di
priorità contingenti, hanno lasciato l’educazione dei propri
figli completamente alla mercé degli insegnanti di turno.
Sicuramente in casa si parlava in dialetto (perché forse era
tutto quello che sapevano), ma i figli avevano vergogna di
usarlo quando erano tra amici, fuori casa.
Sarebbe bene, quindi, invogliare o suggerire ai giovani, e meno,
oriundi italiani di imparare la lingua dei loro genitori, che è
la più bella del mondo. E non ci sono scuse per non farlo
perché, oggi, le scuole e le università sono ovunque. Chi vuole,
e chi può spendere un po’ di più, ha solo l’imbarazzo della
scelta e se desidera può recarsi a studiare in Italia.
Qual è, oggi, il ruolo dei giornali italiani editi all’estero?
Credo sia quello di sempre: informare e formare, oltre che
commentare la notizia. Specialmente oggi, i connazionali che
vivono nelle metropoli, se non leggono i nostri giornali non
sanno cosa succede nella comunità. Vi sono città nelle quali la
comunità italiana può raggiungere mezzo milione di unità, se non
di più. Non potrà mai apprendere dalla stampa nazionale italiana
quello che succede in loco. Un esempio: i parlamentari eletti
all’estero, sono stati presentati alle comunità italiane locali
attraverso i nostri giornali, senza i quali, non sarebbero mai
stati conosciuti e quindi votati. Il ruolo dei giornali è,
dunque, ancora molto importante e determinante, per diversi
aspetti della vita comunitaria e non solo.
Infine, quale valore aggiunto hanno apportato le comunità
italiane nelle società nelle quali si sono insediate?
Gli italiani sono stati una grande ricchezza per i paesi nei
quali si sono stabiliti. Hanno insegnato come si mangia, come si
cucina, hanno esportato valori e cultura, hanno lavorato
duramente, raggiungendo posizioni invidiabili. Insomma, hanno
dato il meglio di sé per costruire, letteralmente, le nazioni
che li hanno ospitati, terre ricche, ma di sicuro non le
superpotenze che sono oggi, come il Canada e l’Australia.
Per amore ha lasciato l’Italia, circa 30anni fa. C’è qualcosa
oggi che potrebbe spingerla a tornare?
Forse se diventassi un parlamentare italiano... Ma tornare per
sempre, non credo proprio. Mia moglie, i miei figli, i miei
affetti, i miei interessi, il mio lavoro, si trovano qui in
Canada. Le radici sono troppo profonde ormai per sradicare
questo albero maturo che sono diventato. Anche se nella vita non
si sa mai! Comunque, in Italia torno con piacere, un paio di
volte l’anno, dove vive mia madre, con mio fratello e le mie due
sorelle. Il desiderio per il futuro, è di riuscire a
trascorrervi almeno tre mesi. Ma vedremo...le vie del Signore
sono infinite!
ANTONELLA PARMENTOLA
27 giugno 2006