Le
buste paga di Piazza Affari salgono del 21%, ben 27 manager
guadagnano più di 3 milioni l´anno contro i 16 del 2004
Stipendi d´oro, a Gabetti l´oscar
2005
Il numero uno di Ifil incassa 22
milioni grazie a un super-bonus

L´effetto-buonuscita spinge oltre
10 milioni Marco De Benedetti, Mincato e Scaroni
Profumo vince tra i banchieri. Fiorani,
Sacchetti e Consorte tra il 55° e l´81° posto
ETTORE LIVINI
MILANO - Un
"premio fedeltà" da 15 milioni di euro regala a Gianluigi
Gabetti la palma di manager più pagato a Piazza Affari nel 2005.
Il numero uno di Ifil – regista del piano di salvataggio di casa
Agnelli e del contestato swap con Merrill Lynch della scorsa
estate – ha incassato l´anno scorso un super-stipendio da 22,1
milioni di euro, nuovo record assoluto per il listino, grazie al
bonus riconosciutogli dalla famiglia torinese per aver messo in
soffitta i suoi propositi di pensionamento. Gabetti ha quasi
doppiato i più immediati inseguitori, il polo pubblico-privato
delle liquidazioni. A distanza seguono infatti tre manager che
nel 2005 hanno incassato laute buonuscite: Marco De Benedetti
(11,5 milioni dopo l´addio a Telecom), Vittorio Mincato, uscito
dopo anni di servizio dall´Eni con un assegno di 11,2 milioni e
Paolo Scaroni, che tra Eni ed Enel è riuscito a mettere assieme
un gruzzoletto da 10,3 milioni, di cui un bonus da 500mila euro
per essere riuscito a vendere Wind e una misteriosa
buona-entrata da 1,6 milioni spuntata a sorpresa in occasione
delle dimissioni.
Il boom della Borsa dello scorso anno (+13,9%) ha regalato tra
bonus e incentivi un bilancio d´oro agli stipendi in Borsa. Le
buste paga dei primi 180 manager del listino – depurate
dall´effetto liquidazioni – sono cresciute del 21%. In 27 hanno
superato la soglia dei 3 milioni di compensi, contro i 16
dell´anno prima. Al vertice della classifica perde un po´ quota
la galassia Telecom, dominatrice delle scorse stagioni. Marco
Tronchetti Provera si è ritoccato lo stipendio del 36% superando
gli 8 milioni, ma nella top-ten sono rimasti "solo" quattro
manager del gruppo (contro i 5 del 2004) mentre il rilancio del
Lingotto è confermato dall´autorevole arrivo in quinta posizione
della new entry Sergio Marchionne (8,3 milioni), che ha
scavalcato in graduatoria Luca Cordero di Montezemolo.
Latitano invece dalle prime dieci piazze banchieri e
assicuratori, che pure si sono quasi tutti generosamente
rialzati le buste-paga. L´unico rappresentante è Alessandro
Profumo, salito dall´ottava alla settima posizione con 7,8
milioni. Sette gradini più sotto c´è Corrado Passera di Intesa
(5,1) che brucia sul filo di lana lo "straniero" Antoine
Bernheim delle Generali (4,8). In gran rimonta Fedele
Confalonieri, numero uno di Mediaset, che si è raddoppiato lo
stipendio a 4,5 milioni risalendo dalla 32esima alla 17esima
posizione.
L´onore delle donne è difeso da Jonella Ligresti, prima manager
del gentil sesso in Italia a bruciare la soglia dei 4 milioni di
compensi, performance che l´ha issata in ventesima posizione,
dodici sopra la sorella Giulia e venti davanti al fratello
Paolo. Tra i "rampolli" d´oro brilla anche Francesco Caltagirone
(Cementir) a 3,4 milioni. Il 2005 va agli annali come l´anno del
riscatto dei quasi-pubblici: al di là dei fenomeni Mincato e
Scaroni, Cimoli (Alitalia) ha quasi raddoppiato il suo stipendio
portandolo oltre quota 3 milioni. Stesso discorso per
Guarguaglini (Finmeccanica) balzato a 2,6 milioni. Mentre resta
ancora avvolto nella nebbia lo stipendio di Flavio Cattaneo
(Terna) «non ancora stabilito», precisa il bilancio. Infine,
rispettivamente al 55° , 77° e 81° posto troviamo i tre
"furbetti" Gianpiero Fiorani (1,7 milioni), Ivano Sacchetti
(1,18) e Giovanni Consorte (1,13)
La Repubblica
01-4-06