Corpo, sesso
e felicità
La gioia di vivere nasce dall'appagamento del desiderio. Il
nomadismo erotico non è una colpa, ma la chiave per liberare la
condizione umana. Con le sue teorie neo libertine e ultra
edonistiche, il filosofo Michel Onfray ha conquistato la
Francia. Ora il suo 'Trattato del corpo amoroso' sta per uscire
anche in Italia
di Fabio Gambaro
È giunto il tempo del libertinaggio solare e leggero. Figlio
"del vitalismo, della carne gioiosa e della sessualità liberata
da ogni colpa" che trova fondamento nella massima di Chamfort:
"Godere e far godere senza fare del male né a sè né agli altri".
È questo il libertinaggio difeso a spada tratta dal francese
Michel Onfray. Onfray in Italia è famoso per il suo 'Trattato d'ateologia'
(Fazi), un manifesto d'orgoglio dei senza Dio. In realtà il
filosofo, oltre i nostri confini, e soprattutto in Francia è da
un po' un maître à penser e una vera star del sistema dei media.
Autore di saggi importanti che vendono centinaia di migliaia di
copie ('Politica del ribelle' e 'Cinismo'), i suoi corsi
all'Università popolare di Caen registrano il tutto esaurito.
Agli studenti e ai lettori Onfray spiega di essere apostolo di
un "edonismo materialista, libertino e libertario", condizione
indispensabile di una vita piena e liberata. Perché "il
libertino è colui che si è liberato", decidendo di "non porre
niente al di sopra della propria libertà", rifiutando qualsiasi
autorità esterna "sul terreno della religione come su quello dei
costumi". La sua morale è libera e svincolata da quella
dominante, in nome di una metafisica "dell'istante e del puro
godimento dell'esistenza".
Una volta Onfray predicava nel deserto. Ma oggi tutto è
cambiato. E gli indizi non mancano. Nel recente film di Laurence
Dunmore, 'The Libertine', Johnny Depp, spalleggiato da John
Malkovich, indossa i panni di un focoso libertino settecentesco,
rilanciando una tipologia umana che i tempi di recessione
economica e di depressione generale sembravano aver cancellato
del tutto. In libreria, romanzi come 'Une vie divine' di
Philippe Sollers (Gallimard) o 'Aimer tue' di Marcela Iacub
(Stock) collocano il libertinaggio al centro della vita
contemporanea e delle sue preoccupazioni. Saggi come 'L'avènement
du corps' di Hervé Juvin (Gallimard) o il terzo e conclusivo
volume della 'Histoire du corps' di Alain Corbin, Jean-Jacques
Courtine e Georges Vigarello (Seuil) testimoniano di una
rinnovata curiosità per la centralità del corpo e dei suoi usi.
Non ultimi quelli finalizzati alla libera sessualità che nasce
"da una libido libertaria e dal piacere nomade", come direbbe
Onfray.
Il bisogno di un rinnovato edonismo, insomma sembra conquistare
nuovi spazi, specie tra le giovani generazioni, le quali, in
nome di una vita da non votare esclusivamente al sacrificio e
alla rinuncia, rivendicano oltre al pane, anche le rose
(un'espressione degli anni Settanta non a caso tornata in auge
di recente, assieme alle manifestazioni di protesta a Parigi di
queste settimane). "Non si può attendere la fine della miseria
per condurre una vita improntata al piacere", proclama Onfray e
sembra il profeta dei giovani ribelli. Fuori dalla
contestazione, nell'epoca il cui il corpo è diventato oggetto di
culto, il filosofo Yves Michaud, sottolinea che "abbiamo
assistito alla congiunzione di due tendenze di fondo: il trionfo
dell'estetizzazione dei corpi e l'esibizione tranquilla
dell'intimità". Due fattori che favoriscono l'edonismo 'solare'
di Onfray, il quale si presenta come un erede di tutti quei
filosofi che, ricorda Jean-Jacques Courtine, "nel corso del XX
secolo hanno inventato il corpo dal punto di vista teorico".
Certo, Onfray trova anche degli alleati che non gli piacciono.
Ad esempio i raeliani, una setta che proclama la necessità di
clonare gli esseri umani in una visione edonistica del mondo
liberata da ogni vincolo etico. I raeliani hanno insignito
Onfray del titolo di 'sacerdote onorario', ma il filosofo ha
rifiutato con sdegno. Però l'edonismo e la sessualità legati
alla clonazione (e alla paura della morte) trova riscontro nella
produzione letteraria di Michel Houellebecq (vedi riquadro a
pag. 129).
In un simile contesto non stupisce che le riflessioni del
quarantasettenne filosofo - che vive isolato in Normandia,
lontano dai salotti parigini, non disdegnando però l'arena
radiotelevisiva - seducano un pubblico sempre più vasto. Lo
conferma l'immediato successo dei primi due volumi della sua
recente 'Contre-histoire de la philosophie' (Grasset), nei quali
tenta di sottrarre all'oblio quei filosofi, che, sconfitti nel
corso della battaglia vinta dall'idealismo sul materialismo,
sono stati relegati negli angoli più bui delle biblioteche. A
cominciare dagli autori del "cristianesimo edonista", tra i
quali, accanto ai nomi di Ficino, Erasmo o Montaigne, Onfray
propone una galleria di gnostici licenziosi, epicurei secondari
e libertari ante litteram. Tutti predecessori di quella
filosofia "materialista, sensualista, esistenziale, pragmatica,
atea, corporea e incarnata" che è la sua fin dai tempi di 'l'Art
de jouir'. Una filosofia proposta con entusiasmo anche in
'Teoria del corpo amoroso' (in uscita sempre da Fazi), un saggio
scritto qualche anno fa e oggi proposto per la prima volta ai
lettori italiani. L'autore lo presenta come "una dichiarazione
di guerra contro tutte le forme assunte dalla pulsione di morte
nell'ambito delle relazioni sessuali". Vero e proprio "trattato
del libertino moderno", questo atto d'accusa contro la
monogamia, la fedeltà, la famiglia, recupera la lezione dei
classici, da Epicuro a Lucrezio, da Orazio a Ovidio. Lo scontro
frontale con la Chiesa di Ratzinger non poteva essere più
violento. Per Onfray è necessario "decostruire l'ideale
ascetico" e "scristianizzare la morale", lasciandosi alle spalle
le tradizionali associazioni tra amore, procreazione,
sessualità, monogamia e fedeltà, e soprattutto la vecchia
opposizione tra corpo e anima che da sempre organizza e
legittima la morale dominante costruita attorno alla dicotomia
"tra una positività spirituale e una negatività carnale".
Utilizzando Democrito contro Platone, il filosofo difende la
desacralizzazione dei corpi, e cerca di definire una genealogia
del desiderio come eccesso e una logica del piacere come
dispendio, che poi sono le premesse di una possibilità d'amare
che non rinunci alla libertà. Da qui l'invito al "nomadismo
amoroso", al "libertinaggio solare e leggero" inscritto "nel
quadro della pura immediatezza", le cui radici si trovano nel
'carpe diem' di Orazio. Un libertinaggio che, rielaborato in
chiave moderna come "l'arte di restare se stessi nelle relazioni
con gli altri", si contrappone sia alla sessualità triste di
Houellebecq sia all'arida ripetitività di Sade. Meglio allora
Casanova, "una macchina desiderante che coltiva il piacere dei
sensi". Ha scritto il critico François Busnel su 'Lire':
"L'edonismo di Onfray non ha niente a che vedere con il
consumismo ad oltranza. Si tratta di un tentativo di sfuggire
all'infelicità. Per Onfray, il dolore incarna il male assoluto".
Naturalmente, non tutti approvano questa celebrazione del corpo.
C'è chi rimprovera a Onfray la demagogia e la disinvoltura.
Altri non sopportano il suo successo o l'arroganza di certe
provocazioni. Di recente sono stati pubblicati due libri che
sparano ad alzo zero contro il suo sistema di pensiero. Ed è
naturalmente dal mondo cattolico che giungono le condanne più
severe: "Il caso Onfray merita d'essere meditato non per quello
che egli pensa, ma per ciò che rivela del nostro tempo", ha
scritto Jean-Marc Bastière, su 'Famille chrétienne". Per lui,
Onfray "non è né Marx né Nietzsche né Schopenhauer, né Freud né
Sartre. È solo un figlio tardivo dell'era del sospetto, un
istrione mediatico della 'morte di Dio'". Certe frange del
femminismo più radicale lo hanno invece accusato di essere un
maschilista. Accuse che Onfray respinge, invocando un
"femminismo edonista e libertario" che permetterebbe a uomini e
donne di combattere per la stessa causa: "la libertà e l'uso di
sé sottomessi al puro e semplice capriccio soggettivo". E la
post-femminista Marcela Iacub, sembra fargli eco nel suo
'Antimanuale d'educazione sessuale' dove dice "la cosa più bella
della sessualità è la somma di possibilità che essa offre sul
piano della creatività e dell'immaginazione".
L'Espresso 13-4-06
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