CESARE LANZA
BENIGNI
MERITA IL NOBEL PER LA LETTERATURA
La sua
divulgazione televisiva della Divina Commedia ha un valore
incalcolabile: lo dice CESARE LANZA, uno che la tv la
conosce davvero.
Autore di
lungo corso, e’ a capo dei progetti mediaset “BUONA
DOMENICA” e “IL SENSO DELLA VITA 2”.Negli anni la sua penna
ha firmato per MARA VENIER, CARLO CONTI, AMADEUS, PAOLO
BONOLIS.In questa intervista verita’ svela cio’ che pensa
anche sulla censura, sul cosiddetto trashismo televisivo, su
BAUDO e il suo festivalone e sul futuro del piccolo schermo

di
Massimo Maffei
Cesare Lanza,
64 anni, giornalista e autore televisivo. Ha pubblicato in
questi giorni una selezione degli articoli scritti in quattro
anni, sul quotidiano Libero, per la rubrica “Mister No”. In
giovinezza, in età da enfant prodige ha diretto alcuni
quotidiani, poi in età matura, lavorando in tivu con Mara Venier,
Carlo Conti, Amadeus, Paolo Bonolis e Paola Perego ha firmato
programmi importanti come “Domenica in” (un record, sette
edizioni), il Festival di Sanremo, “Buona Domenica”, “Il senso
della vita”. Noto per la schiettezza, spesso ironica, dei
giudizi e di molte polemiche controcorrente.
Lei si
dichiara un liberale assoluto. E’ una posizione politica?
Anche. Ma, prima di tutto, una filosofia di
vita. Amo e difendo la mia libertà e quella degli altri.
Nel “ring” di “Buona domenica”, di libertà ce
n’è fin troppa. E Claudio Lippi…
Basta con Lippi: Aspetto le sue scuse. Stop.
A parte Lippi…
Critiche strumentali e antagonistiche a parte,
scarseggia il senso dell’umorismo. Il
ring è un angolo di tivu in cui chiunque, come
nella vita reale (pensate ai viaggi in treno e all’anticamera
del dentista, al mercato e al bar), può esprimere il suo parere,
anche senza competenza. In modo serio o aggressivo, grottesco o
banale. Libertà di parola.
Libertà anche di insulti e bestemmie?
Mai successo. Accuse
infami, polemiche senza verità. Libertà significa
rispettare anche l’identità del pubblico,
quindi nessuna bestemmia e nessun insulto. Discussioni agitate e
metafore divertenti, sì: il gong, le oche, il serpente, alcuni
ospiti imprevedibili e chiassosi… Spettacolo.
Lei è un uomo discusso, amato e detestato, per
la sua libertà di
giudizio. Accetta qualche provocazione?
In realtà, sono bonario e tollerante: non
belligerante, non attacco mai per primo.
Se necessario, mi difendo. Comunque, avanti.
Elisabetta Gregoraci
e Sara Varone: ingaggi improvvidi?
E perché? Hanno suscitato chiasso e attenzione.
Volevamo una ragazza di temperamento e una debuttante assoluta.
Scelte felici, siamo soddisfatti.
Seminude in scena…
Perché nascondere la bellezza? Se poi si tratta
di un peccato, chi è senza peccato scagli la prima pietra.
Non eluda. Critiche importanti sono arrivate
anche da Silvia Toffanin, legata
sentimentalmente al leader di Mediaset, Pier
Silvio Berlusconi. E’ imbarazzato?
No. Sempre per quella filosofia libertaria…
Mediaset è un’azienda libera.
Dunque Silvia Toffanin è libera di pensare e
dire ciò che vuole. E io sono libero di pensare che si tratta di
critiche esagerate…
… e le due belle figliole da quel giorno
vestono in maniera casta.
Insisto: l’umorismo tende a inaridirsi. Abbiamo
vestito Elisabetta e Sara come se dovessero andare al Polo Nord.
Anche lei non coglie l’ironia?
Polemica chiusa, allora!
Ma quale polemica? Ho intervistato tempo fa la
Toffanin, ho conosciuto una
ragazza sensibile. E Silvia ha scritto un
intelligente biglietto di rammarico a Paola Perego.
Ma le dà fastidio la censura?
Specialmente quando, addirittura, è preventiva.
Ad esempio?
A “Domenica in”, mi impedirono di mandare in
onda Monica Lewinski. Per una
bufera politica tesa (come sempre) ad altri
obiettivi: in quel caso, far cadere il cda Rai.
Lewinski, Tyson a Sanremo, il serial killer
Bilancia a “Domenica in”, la Franzoni
a “Buona domenica”… Lei se le va a cercare!Cerco
di realizzare pezzi di televisione che ottengano attenzione.
Non è educativo…
Non sono un educatore. Non sarei all’altezza.
Sono un giornalista e autore
Televisivo, rispetto l’intelligenza del
pubblico. Non ho la pretesa di educare, anzi: educatori censori
mi fanno paura. A me interessa informare, divulgare e divertire.
E scoprire talenti, far largo ai giovani.
Questo è noto: nel giornalismo ha lanciato,
assumendoli quando erano
ragazzini, Ferruccio De Bortoli e Massimo
Donelli, Gian Antonio Stella ed Edoardo Raspelli e Gigi Moncalvo…
Hanno avuto successo per merito loro. Ma al
debutto si sono lasciati guidare. Mi
sono rimasti affezionati e, oggi, guidano o
potrebbero guidare me.
In tivu non dirà che nuovi talenti sono
Gregoraci e Varone!?
Parlavo di talento giornalistico. E segnalo due
ragazze che ho voluto con me:
Rachele Zinzocchi,
un fenomeno assoluto della natura, e una ragazza presa da “La
vita in diretta”, Carla Viazzi.
Ok. Ma le due show girls?
Gregoraci e Varone hanno talento: devono
acquisire sicurezze e lavorare. E il
problema è sempre uguale, per giovani ed
esordienti: accettare una guida. Elisabetta ha fisicità e
estrosità, anche polemica. Sara, la vedo come una polemista
particolare.
La qualità c’è. Come, per altri versi, ce l’ha
Stefano Bettarini: non è solo un bel ragazzo (non guasta), ha
forte personalità, è spiritoso, un simpatico naturale.
Passiamo ai grandi. Chi è il numero uno?
La tivu è in trasformazione. Chi meglio saprà
interpretare le evoluzioni?
E che vuol dire?
Prendiamo Sanremo: è molto cambiato, no? E c’è
Pippo. Saprà, Pippo, interpretare
cambiamenti e nuove esigenze dopo aver condotto
il suo primo Festival qualche lustro fa?
Ciò detto, chi sono i numeri uno?
Paolo Bonolis:
per lui ho la maggior attenzione.
Perché lavorate assieme!
Non è detto. Bonolis, erede di Sordi e Totò, è
in evoluzione: un innovatore in tivu.
Sperimenta, osa, si mette in gioco. Rischia e,
quindi, incassa anche schiaffi e delusioni. Ma “Il senso della
vita” (che lui adora) è eccellente, ancora non compreso. Con
ospiti importanti, e una formula equilibrata tra divertimento e
riflessione, sarebbe anche una nuova e grande prima serata.
Mai una critica per Paolino…
Al contrario. Paolo dovrebbe andare, nelle
scelte, fino in fondo: può permetterselo.
Non è affettivo: ad esempio, mi sono
affezionato molto a lui, ma non credo di essere ricambiato. E,
da un po’ di tempo, non accetta volentieri critiche e obiezioni.
Bonolis a parte?
Benigni e Celentano. Non strettamente legati
alla tivu, ma fanno sfracelli quando arrivano in video. Una
prova dell’esistenza di Dio. Adriano è unico, atipico. Roberto
merita il Nobel per la letteratura: la sua divulgazione di Dante
ha un valore culturale immenso, incalcolabile.
E poi?
Fiorello sa fare tutto e sa gestirsi meglio di
tutti. Il più trasversale. Adoro Chiambretti e Fazio, per la
rapidità delle battute: sul piano umano Pierino lo sento simile,
ironico e libero di mente. Fabio è garbato, ma a volte un po’
“schierato”…
E tra le donne?
Paola Perego
oggi è al primo posto. O, almeno, lo sta conquistando. Spero che
non
cada in errori comportamentali.
Obiezione: lavorate insieme…
La smetta. Sia Bonolis
sia Perego sanno bene che io accetto incarichi e lavoro al
servizio (totale) della star dei programmi,
solo se mi sento essere apprezzato e stimato. Ho le dimissioni
facili: chieda a Mara Venier.
Scontri memorabili…
Però Maruzzella è formidabile. Tra me e lei,
odio e amore se lavoriamo insieme,
solo grande affetto in privato. Mi chiama il
suo Porthos e mi ha proposto di fare un libro con lei. Mara
aveva (spero che non abbia più, dopo il matrimonio con Nicola
Carraro) una sola inquietudine: un’insicurezza psicologica,
forse affettiva, che la induce a tormentarsi senza motivazioni.
E perché la Perego è il numero uno?
Perché è la più completa. Può presentare ormai
qualsiasi programma. Si impegna
allo stremo, è attenta ai cambiamenti… Ha
carattere, è generosa. Vedremo la capacità di resistenza:
confido, conoscendola, che non diventi “diva”.
Altri nomi?
Grande Maria
De Filippi: ha inventato uno stile, un’asciuttezza invidiabili.
Michelle
Hunziker e Alessia Marcuzzi sono di immediata e
straordinaria simpatia: mi piacerebbe conoscerle.
E Lorena Bianchetti?
Potrebbe sorprendere, non è stata capita finora
la sua arma reale: l’allusività,
l’erotismo dell’acqua cheta.
I nomi di autori di sicuro affidamento?
Sergio Rubino:
ha lavorato con tutti, amato da tutti. E ha anche una bella
faccia
cinematografica, da killer! Stefano Jurgens,
Roberto Cenci, Scancarello, Silvia Zavattini (sangue blu),
Federico Moccia, Marco Luci. E i mitici Alfredo Cerruti e Ugo
Porcelli. E,altro allievo, Antonio Eustor. E Marco Salvati, se
accettasse qualche consiglio.
Ma lei ha un vero amico, nello show system?
Spero più di uno. Il rapporto più complesso e
profondo è con Lucio Presta, un uomo
vero, coraggioso, di spina dorsale: uno che non
tradisce. Non è liberale come me, così ci compensiamo.
E con Giletti invece?
Che c’entra?
C’entra. Non fosse altro che per il conflitto
con Presta. E lei ha lavorato con Giletti.
Ha ragione Presta. Giletti, spiace dirlo, mi ha
deluso sul piano umano. Lavora “contro” gli altri, non per sé.
Ho inventato per lui l’Arena” di “Domenica in” e gliela diedi su
un piatto d’argento combattendo (e me ne pento) con Mara che
avrebbe dovuto gestirla…
Che progetti ha Mister No?
Un lavoro teatrale, una regia cinematografica,
sto scrivendo un romanzo e a
gennaio esce un presuntuosissimo libro sul
potere.
Lavoro a parte, ci regala una confidenza
esistenziale inedita?
Mi lasci pensare… Sono un ateo infelice, che
però avverte la necessità di Dio, sono stato un figlio e ora un
padre molto criticabile. Ma ho anche dato più amore di quanto ne
abbia ricevuto.
RADIOCORRIERE TV
28-12-2006