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Caro direttore, ce lo facciamo un altro nemico? Il fatto è che c'è ancora un intoccabile da mandare a casa tra gli Alti Papaveri dell'Autorità Garante nelle Comunicazioni. Il quarto. È pure un giudice dei più importanti d'Italia, presidente del mitico Tar del Lazio. Egli è componente del Comitato etico che vigila sul Codice etico della più etica delle istituzioni nel settore in cui un tempo anch'io mi guadagnavo il pane, cioè la sopraccitata Authority. Il dottor Pasquale de Lise è una persona specchiata. Uomini probi sono pure gli altri tre, che oggi civilmente protestano e di cui pubblichiamo le lettere: Corrado Calabrò, Sebastiano Sortino e Roberto Napoli. Essi confermano tutto ma proprio tutto quanto ti ho scritto domenica. Eccepiscono però sulle conseguenze di quanto rivelato. Dicono in sostanza: Farina scrive la verità, ma non meritiamo di perdere il posto. Figuriamoci se io mi impanco a dare giudizi morali, data la mia sancita indegnità. Ma ribadisco il concetto: non dico di autoradiarvi, ma almeno dovreste farvi sospendere qualche mesetto. Da chi? Dal Comitato etico, ovvio, il quale è pagato per vigilare. Il problema è che, di questo ente dalla purezza incontaminata, fa parte qualcuno che dovrebbe andare a casa pure lui. Quindi è intuibile una certa propensione alla mitezza. Però secondo me resta valida l'idea: qualcuno li mandi a casa, non so, ad esempio il Tar del Molise, visto che quello del Lazio è difficile... (Chiarisco: mandare a casa non è una frase offensiva. A casa si sta bene. Non è brutto, ci si arrangia. Ve lo dico io che me ne sto nel mio amato gulag casalingo). Pasquale de Lise è tirato in ballo dal presidente Calabrò, il quale sostiene di aver risolto il suo problema di coscienza investendone il Comitato etico di cui de ("de" va minuscolo, mi raccomando) Lise è autorevole componente dal 2004. Il Comitato gli ha dato la liberatoria. Nel merito di questa decisione torno più tardi. Intanto mi ha incuriosito lo status del Comitato. È nominato dalla stessa Authority i cui atti il medesimo Comitato deve vagliare. Calabrò è arrivato quando de Lise e gli altri due erano già insediati. Ma c'è qualcosa che non funziona. Si nota subito una sfacciata parentela ideologica e un parallelismo di percorsi umani e professionali. Il presidente è Leopoldo Elia. Giurista eminente e moroteo della più pura essenza. Va benissimo. Se non che lo stesso Calabrò ha interrotto la sua carriera di magistrato per servire Aldo Moro quando questi fu presidente del Consiglio. Va bene, capita. Pasquale de Lise è stato anch'egli al servizio di un premier della sinistra dc, cioè Giovanni Goria, e va pure benissimo. Fin qui niente da dire. Il problema sta altrove. Calabrò è stato presidente del Tar del Lazio. E de Lise gli è succeduto nella stessa carica. La vita è complicata. C'è però un ulteriore grana che umilmente sottopongo all'acribia del citato Comitato etico. Insomma, presidente de Lise, eccellenza, Lei è stato nominato presidente del Tar del Lazio. E in questa veste è chiamato a pronunciarsi quando viene inoltrato un ricorso avverso alle decisioni dell'Authority che l'ha nominata e di cui Lei vaglia la correttezza. Le pare normale? Lo ritiene giusto? Che fa, si astiene quando le arriva qualcosa su Agcom? Un consiglio pratico, non oso dire etico: si ritiri nel Tar. C'è un precedente. Il professor Alfonso Quaranta, componente del Comitato etico prima di lei, si dimiseper motivi di incompatibilità. Lei ha già dato prova di correttezza. Il primo luglio scorso, Lei, dottor de Lise, da presidente della Corte federale, l'organo di giustizia sportiva che nel maxiprocesso per lo scandalo del pallone costituiva il secondo e definitivo grado di giudizio, si autosospese dall'incarico e fu sostituito dal professor Piero Sandulli. Intuì che non poteva presiedere una Corte le cui valutazioni poi potevano essere sottoposte al vaglio del Tar del Lazio. In questo caso invece perché resta? Vorremmo conoscere da lei, da semplici cittadini, quante volte voi del Comitato vi siete riuniti nel corso dell'anno, quante decisioni avete preso, se vi siete recati a Napoli, sede dell'Authority e se avete ricevuto rimborsi spese. Sappiamo dalla sua dichiarazione che ha un compenso di 17.500 euro lordi annui. Non sono certo quei denari a trattenerla. Secondo noi deve rientrare al Tar e lì rimanervi ottimamente. Ma prima lasci un appunto al Comitato etico. Le sembra civile che nel sito ufficiale di chi dovrebbe garantire la comunicazione ai cittadini ci sia questo esempio di comunicazione reticente? Abbiamo cercato lì le retribuzioni versate a chi lavora come nostro garante. C'è questa perla stupenda. È una delibera dell'Autorità che nomina un utilissimo Consiglio nazionale degli utenti. Ecco il testo letterale, approvato di sicuro dal Comitato etico: «"2. Ai componenti del Consiglio Nazionale degli Utenti è riconosciuto un compenso annuo". Dopo il comma 2 dell'articolo 15 della delibera n. 54/99 del 5 maggio 1999 si aggiungono i seguenti commi: "2 bis. Il compenso di cui al precedente comma è fissato in euro (OMISSIS) per ciascun componente, ed in Euro (OMISSIS) per il presidente, ovvero in misura proporzionale nel caso di permanenza nell'incarico inferiore all'anno, ed è erogato al termine di ciascun quadrimestre dell'anno solare a decorrere dalla data di insediamento"». È come se nella dichiara zione dei redditi noi scrivessimo. Retribuzione: un tot. Le pare bello? Le lettere dei tre componenti dell'Authority le trovate qui. Alcune osservazioni. 1) Al presidente Corrado Calabrò. La ringrazio del garbo. Ribadisco: il film di cui ha goduto del giusto reddito per la sceneggiatura e il soggetto è bellissimo. Merita di essere visto. Renzo Martinelli con "Il mercante di pietre" propone un lavoro imperdibile. Resta il fatto che non risponde a un quesito a proposito del quale un consulente potrà agevolmente soccorrerLa. Quanto vale per il dottor Calabrò il ritorno di immagine dovuto all'eccellente lavoro di reclamizzazione che del film e dei suoi autori ha fatto Medusa-Mediaset? Ancora. Dottor Calabrò, ha percepito diritti d'autore per i libri editi da Mondadori, Rubettino, Newton Compton eccetera dal momento del suo insediamento? Poca roba? Sempre roba è. Ha chiesto un parere al riguardo alComitato etico? Ritiene congruo che a considerare etico il suo comportamento sia il collega che poi dovrà decidere sui ricorsi alle Sue decisioni? Fa sempre parte «della libertà dell'arte»? 2) Al dottor Sebastiano Sortino. Suo figlio ha tutti i diritti di fare la sua carriera. Ci mancherebbe. Anch'io tengo famiglia. Il suo paragone però calza come la scarpa di Cenerentola alle sorellastre. Lei scrive: «E se avessi un figlio medico, che curas se - che so ?- il presidente di Mediaset ciò significherebbe che ho interessi in Mediaset?». Comparatio claudicat, dottore. Lei vigila sulle aziende editoriali, sulla loro correttezza, e suo figlio costituisce una società poco dopo che Lei è stato nominato proprio in questo settore, e cerca ovviamente di commerciare con le ditte del ramo. Davvero lei pensa sia la stessa cosa se avesse curato la sciatica del consigliere Rai Gennaro Malgieri? Lei cita Meocci, e proprio questo dimostra la Sua debolezza. Non è che ha chiesto l'incompatibilità del direttore generale Meocci proprio per dimostrare la Sua purità? Cosa vuol significare questa Sua rivendicata decisione? Che se avesse votato a favore di Meocci sarebbe stato sospettabile di combutta? Non ho neanche lontanamente lanciato sospetti sulla persona Sua o - figuriamoci - di Suo figlio. Lei però involontariamente ha qui dimostrato di essere condizionabile dagli interessi di famiglia. 3) Al dottor Roberto Napoli. Niente da dire su sua figlia Monica. Deve poter lavorare come giornalista. Ma lei non può pensare che l'assunzione della prole sia un fatto neutro. Per noi sono piezz'e core. Ovvio. Proprio per questo credo si debba applicare la legge. Dice: «I componenti di ciascuna autorità... A pena di decadenza essi non possono... avere interessi diretti o indiretti nelle imprese operanti nel settore di competenza della medesima Autorità» (14 novembre 1995, n.481. Articolo 2, comma 8 e 9). Da Berlusconi lavora la figliolanza di numerosi avversari politici. A Libero tu, caro Vittorio, hai assunto mio figlio (a tempo determinato). Io però non sono garante dell'editoria e neanche - in questo momento - del pane. Ma il vino ce l'ho. Se i quattro signori vengono a trovarmi potremmo costituire il club dei sospesi. Ho un paio di buone bottiglie. Ma non parlatemi di Comitati etici. Tutti immorali, da queste parti. |