Buona Domenica
e gli ascolti
ufficiali
Cesare Lanza
Autore di "Buona Domenica"
Mi permetto di insistere, dopo
la replica di Antonio Dipollina. Un critico televisivo,
ovviamente, ha il diritto di scrivere ciò che vuole. Ma se
fa riferimento a numeri e cifre, ha anche il dovere di
informarsi con scrupolo: le agenzie a cui Dipollina fa
riferimento erano sovrastate da altre agenzie e notizie,
nonché dalle fonti ufficiali, accessibili a chiunque, con i
numeri esatti degli ascolti. E' evidente che invece ha
scelto le informazioni, che gli permettevano di costruire in
maniera più vigorosa la sua critica.
Dipollina afferma che le cifre
non importano a nessuno, salvo che a noi, diretti
interessati. In realtà, gli ascolti sono determinanti e
quindi interessano a centinaia di migliaia di persone
occupate nel settore e last but not least a quei milioni di
telespettatori che seguono «Buona domenica». E poi che
criterio è? Che ne direbbero tutti coloro che lavorano alla
confezione de «la Repubblica» di una recensione in cui
questo giornale, oltre ad essere stroncato da un critico
ostile, fosse definito «in sofferenza» per la sua
diffusione, mentre è facilmente accertabile che nella realtà
è «leader» tra i quotidiani? Perciò penso che Dipollina
dovrebbe scusarsi con tutti coloro che hanno contribuito al
buon andamento di «Buona Domenica». Infine, visto che
afferma che «scriveva d'altro», cioè di tv-spazzatura (così
ci considera), certo siamo disponibili a un confronto. Non
lo faccio ora e qui proprio perché rispettiamo la sua
libertà di critica.
Ho scritto che gli ascolti
premono ai diretti interessati, e ci mancherebbe altro. Non
si capisce quindi con chi dovrei scusarmi. Resto convinto
che al grande pubblico interessi di più il modo in cui si
arriva agli ascolti. Sempre disponibile a dibattiti, ma non
ho usato la dizione «tv spazzatura»: ho riportato quanto
nell'occasione ha detto Vittorio Sgarbi, dall'interno.
(a.dip.)

DIPOLLINA, MIO
CARO CRITICO VISIONARIO
A WATERLOO HA
VINTO NAPOLEONE?
(c.lan) Mi sono stufato di
invadere e molestare la pagine della posta di Repubblica: è
evidente che Antonio Dipollina reitera la sua scorrettezza
ed evita accuratamente di prendere in considerazione la sua
"gaffe" solo perchè non ha alcuna intenzione di scusarsi.
Quindi, dedico questo commento solo ai visitatori del nostro
sito e a chi avesse curiosità di capire fino in fondo
l'imbarazzante atteggiamento di Dipollina. I punti cruciali
della polemica sono due. Il primo: Dipollina ha stravolto
disinvoltamente i risultati ottenuti da "Buona domenica",
privilegiando quelli di "Domenica in". Ed è un
brutto errore, di cui - pur di fronte all'evidenza - il
critico di "Repubblica" non intende scusarsi. Il secondo
punto: Dipollina conferma che i risultati solo
importanti solo per i diretti interessati. A lui, in parole
povere, cioè al giornalista a cui "La Repubblica" affida le
recensioni televisive, gli ascolti non interessano. Anzi, si
presume, si arroga il diritto di stravolgerli come
preferisce. E dunque questa madornale castroneria potrebbe
inaugurare un dolce stil novo critico: se Dipollina facesse
scuola, infatti, si potrebbe leggere che il critico
di calcio stronca (com'è suo diritto) il gioco della
Nazionale, aggiungendo però che la Nazionale ha perso il
campionato del mondo, vinto dalla Francia; che l'analista
politico vi farà il suo bel commentaccio sulle elezioni e
tranquillamente dichiarerà perdente il partito vincente; che
"La Repubblica" non è il quotidiano-leader in Italia ma è
battuto sonoramente da altri - come ho scritto nella mia
lettera, per tentare (inutilmente) di far intendere a
Dipollina, sulla sua pelle, di che cosa volessi lamentarmi;
o anche di quanto sia bella la primavera e invece il giorno
prima ci sono stati alluvioni e allagamenti... E così via.
Mi arrendo. Che si
può fare, se non sorridere? So' ragazzi, come dice Ezio
Greggio...Pinzillacchere, come diceva Totò. Dispettucci.
Perpetrati però su un grande giornale. Aspetto che Dipollina
vinca un premio giornalistico riservato ai critici
visionari e, oltre a stroncarlo se ne avrò voglia, non gli
darò neanche questo riconoscimento: scriverò che il premio è
stato vinto dal suo antagonista. Sì, sorridiamo... Ma la
verità è che Dipollina aveva commesso un errore, come può
succedere a chiunque, e, anzichè dolersene lealmente, è
andato a cacciarsi in un tunnel che lo porta tra le nuvole.
O Dipollina, chi ha vinto la seconda guerra mondiale, la
Germania?... E Napoleone è ancora imperatore dopo la sua
straordinaria vittoria a Waterloo?.. Perchè, caro
Antonio, non ti candidi al nuovo format "I pupi e le
secchione"? Sarei felice di recensirti, ma a modo tuo
s'intende.
13 ottobre 2006