Dalla Francia all'America all'Inghilterra
Quell'estate a seno nudo
quarant'anni di topless
di LAURA LAURENZI
Brigitte Bardot
ROMA - Sono già passati quarant'anni dai primi topless, una moda ormai di nessuna forza dirompente. Attricette e principesse, donne comuni, nonne giovanili, veline in servizio permanente effettivo. Seno nudo? Se c'è o non c'è ormai nessuno ci fa più caso. Completamente sdoganato, il topless in spiaggia al massimo è visto come un gesto di maleducazione. A rischio estinzione, un optional, forse in barca, ma vuoi mettere lo chic e il sex appeal di un costume intero?
Quarant'anni, anche di più.
Era il 1964 quando il nuovo costume sbarcò in Europa, una fiammata che fece enorme scalpore e attecchì soprattutto in Costa Azzurra. Ma il paese che ha dato i natali al topless è anche il più puritano di tutti, gli Stati Uniti, dove è ancora considerato una pratica inaccettabile. Era il 3 giugno del 1965 quando una bionda modella diciannovenne, Toni Lee Shelley, con fare di suffragetta si presentò in una spiaggia del lago Michigan vicino a Chicago indossando sotto l'accappatoio un costume nero ascellare privo del reggiseno e sostenuto da due filiformi bretelline. Quando uscì dai flutti trovò una torma di fotografi, opportunamente informati, ma anche un agente di polizia, che l'arrestò.
Era nell'aria. Già nel 1963 il sarto Emilio Pucci - al massimo del suo fulgore - aveva annunciato che, secondo le sue previsioni, entro un anno le donne sarebbero andate al mare a seno nudo. Ma lo stilista passato alla storia per avere disegnato il primo topless è un californiano, Rudi Gernreich. Non gli fu facile trovare una modella che non fosse una spogliarellista la quale accettasse di posare con quell'impudico indumento indosso. Alla fine la modella Peggy Moffett disse di sì a una condizione: che a scattare le foto fosse suo marito, William Claxton, e in privato. Ma le foto non ebbero vita facile. Life Magazine, per esempio, si rifiutò di pubblicarle: "Il nostro è un settimanale per famiglie, le uniche foto di donne a seno nudo consentite sono quelle delle aborigene", fu la spiegazione.
I topless immessi sul mercato, almeno negli Usa, non andarono certo a ruba, oltretutto scomodi per nuotare e anche per prendere il sole: se ne vendettero solo alcune centinaia. Ma lo scandalo fu enorme. A metà degli anni Sessanta il peccaminoso indumento sbarca in Europa esplodendo con la forza di una bomba. A Londra - Mary Quant sta per inventare la minigonna e Antonioni sta per girare Blow Up - lo vendono in due grandi magazzini di Oxford Street, a Parigi arriva sui banconi di Printemps. Ogni paese risponde in modo diverso, con metri di censura i più disparati. In Portogallo, per esempio, fino a qualche anno prima presentarsi in spiaggia a torso nudo era proibito anche agli uomini. La Francia è il paese più tollerante e il più trasgressivo e il topless ha in Brigitte Bardot la sua pasionaria più illustre.
È l'estate del 1967 quando BB lancia la moda dei bagni di sole a seno nudo nel fotografatissimo Hotel Byblos di Saint Tropez. L'anno successivo Jane Fonda si lascia immortalare in soli slip a bordo piscina. Il topless - dimostra - ognuna se lo può fare da sola, non occorre comprarlo: basta buttare nel secchio la parte sopra del costume.
Ma la carica rivoluzionaria del seno nudo è che a esibirlo non sono solo le ragazze copertina, le pin-up da calendario, le starlette che si spogliano a caccia di pubblicità sulla croisette di Cannes. Il seno nudo è alla portata di tutte, indipendentemente dall'avvenenza, dall'età, dalla classe sociale. È un'affermazione di indipendenza e di libertà. C'è il seno nudo hippy, quello del Festival di Woodstock del 1969, e c'è quello femminista, egualitario e libertario, a fare data dal 1968, quando le militanti Usa bruciarono in un grande rogo i loro reggiseni davanti all'hotel in cui si svolgeva il concorso di Miss America. È una tappa della lotta per la parità.
Il resto è storia recente, anzi, cronaca di un'era pre-silicone. Una cronaca costellata di topless sensazionali. Quello della marchesa Anna Casati Stampa, uccisa dal marito con il suo amante, e quello di Jacqueline Onassis rubato a Skorpios nel 1971. Quello di Annie Papa, che a seno nudo nel '76 si fa buttare fuori da Miss Italia, e quello della pornostar Ilona Staller, che in topless raggranella 19.886 voti e finisce a Montecitorio. Carolina a seno nudo e poi, molti anni dopo, Sarah Ferguson. Da Mastino, a Fregene, ricorda Stefania Sandrelli, si mangiava in topless. I benpensanti si scatenano. I pretori si esercitano nella censura virtuosa, i sindaci fanno gli straordinari. Fioccano arresti, multe, pubbliche ordinanze. Quella del sindaco di Pantelleria, luglio '82, vieta il nudismo e depreca le donne che "il più delle volte espongono al sole seni che invece sono stomachevoli escrescenze carnose flaccide e bislunghe". Gli uomini interpellati sono quasi tutti d'accordo su un'affermazione che non è politically correct: seno nudo esibito in pubblico solo per chi può permetterselo.
E la Corte di Cassazione, in un solo anno, sempre l'82, emette tre sentenze contraddittorie. Poi con il passare degli anni, il costume, è il caso di dirlo, si adegua, come il comune senso del pudore. E prevale l'indifferenza.