PENA DI MORTE NEGLI USA
Il governatore Illy si affretti ad intervenire: i tempi per la grazia a "Tockie" sono minimi
Il caso di Stanley 'Tookie' Williams, da un quarto di secolo detenuto nel braccio della morte di San Quintino e in attesa di esecuzione la settimana prossima, sembra sia divenuto in Italia il "caso Illy" e - addirittura - quello della libertà di opinione sulla pena di morte.

Dalle parole di Riccardo Illy riportate nei giorni scorsi dal Gazzettino come da altri giornali, è emerso un dato offensivo dell'identità di un'associazione come Nessuno tocchi Caino che si batte da 12 anni contro la pena di morte in tutti i casi, di tutti i colori e a tutte le latitudini. Sembra che noi abbiamo, attraverso una pressione indebita o un ricatto morale, forzato la volontà di Illy. La sua libertà di coscienza non dobbiamo essere certo noi a concederla o garantirla, come se lui non ce l'avesse già. Peraltro stiamo parlando di un governatore di regione, un grande imprenditore, un uomo potente e molto ricco, non certo di un cittadino comune oppresso dalla dittatura sovietica. Quindi, la libertà di firmare o no un appello contro la pena di morte di un condannato a morte americano è un problema del governatore e dell'imprenditore Illy ed è un problema che lui non può risolvere dicendo: non ho mai firmato appelli "neanche per il gelato alla vaniglia" (bel paragone con un condannato a morte!), perchè "non servono a nulla" e, comunque, "non mi piace Nessuno tocchi Caino" attribuendoci un atteggiamento minatorio che non ci appartiene per cultura e tradizione.

I fatti sono andati diversamente. Nei giorni scorsi, prima, la segreteria di Illy ci ha fatto intendere che il governatore avrebbe firmato l'appello, poi, ci è stato detto che non l'avrebbe firmato "perchè relativo a un solo condannato", cioè non era contro la pena di morte in ogni caso. Alla luce di questa motivazione, abbiamo fatto notare che a onor del vero il Governatore del Friuli in questi anni non aveva sostenuto neanche la campagna di Nessuno tocchi Caino per una moratoria universale delle esecuzioni capitali, relativa cioè non a questo o quel caso ma a tutti. E' la ragione espressa del rifiuto che abbiamo messo in discussione, non il diritto a opporre quel rifiuto. Abbiamo considerato intollerabile l'ipocrisia di una motivazione offensiva della verità dei fatti e della identità di Nessuno tocchi Caino.

Se un merito ci si può attribuire in questi anni è di aver fatto sapere che la pena capitale non esiste solo negli Stati Uniti, che il 98,9 per cento del problema della pena di morte nel mondo riguarda stati illiberali come la Cina, l'Iran, il Vietnam e che la battaglia di Nessuno tocchi Caino e del Partito Radicale per una moratoria universale delle esecuzioni decisa dalla Assemblea Generale dell'Onu è rivolta innanzitutto agli innominati e ai dimenticati della pena di morte: i condannati in paesi autoritari che muoiono ammazzati nel silenzio e nella indifferenza generale.Prendiamo comunque atto di quanto Illy ha annunciato al Gazzettino: una sua iniziativa personale nei prossimi giorni per la grazia a Stanley 'Tookie' Williams. Lo ringraziamo veramente per questo. Ci permettiamo solo di segnalare che i tempi stringono: oggi, 8 dicembre, il Governatore Schwarzenegger riceve per una "audizione privata" i rappresentanti della difesa e dell'accusa (è la prima volta che accade in dieci anni e non nascondiamo che questo sia un fatto che ci fa sperare), mentre il 13 dicembre è la data fissata per l'esecuzione.

Sergio D'Elia

Segretario

di Nessuno tocchi Caino

il Gazzettino 8-12-05