La clemenza è «il
rimedio storico per evitare gli errori della
giustizia una volta esaurito il processo
giudiziario». Mentre ci vengono ricordati quanti
giorni utili per gli acquisti ci restano prima di
Natale, Stanley «Tookie» Williams ha un conto alla
rovescia di gran lunga più urgente: l’orologio della
sua vita batte gli ultimi rintocchi, mentre lui
aspetta che il governatore della California Arnold
Schwarzenegger decida la sua sorte. È stabilito che
Williams (condannato per l’omicidio di quattro
persone durante una rapina nel 1979, ndr )
sarà giustiziato il 13 dicembre con un’iniezione
letale. Il 21 novembre sono entrata nella prigione
di Stato di San Quintino per incontrare Williams.
Pensavo di vederlo dietro una barriera di vetro e
divisori di filo metallico, come quando andai a
trovare Karla Fay Tucker e Gary Graham nel braccio
della morte in Texas. Invece ho visto Williams a
faccia a faccia. Mi aspettava già in una piccola
cella con Barbara Becnel, la sua coautrice e
sostenitrice di lunga data, e il reverendo Jesse
Jackson. Prima che io entrassi ha messo le mani in
un’apertura della porta metallica alle sue spalle
per porgere le manette alla guardia. Dopo che sono
entrata, hanno chiuso la porta e gliele hanno tolte.
Si è fatto avanti per salutarmi. Mi è parso
tranquillo e in pace con se stesso, ci siamo stretti
la mano e mi sono seduta accanto a lui.
Mi dava parecchio fastidio il fatto che non avesse
mai chiesto perdono per gli omicidi per i quali era
stato processato e condannato a morte, e gliel’ho
detto. Ha risposto con voce calma e misurata: «Sono
innocente, non posso esprimere rimorso per un
crimine che non ho commesso, anche se così rischio
di perdere la vita. Non posso mentire per vivere».
Mi guarda dritto negli occhi, poi prosegue: «Non
esistono prove tangibili che mi colleghino al
delitto, soltanto indizi raccolti da un informatore
screditato: un’orma insanguinata con i segni di uno
stivale militare che non corrispondevano al mio.
All’inizio il perito balistico aveva dichiarato che
il bossolo non era compatibile con la mia arma. Il
pubblico ministero Robert Martin gli ha chiesto di
riprovare, e questa volta il perito ha detto che
"era simile". Poi, all’udienza, ha affermato che
"era lo stesso" senza che venissero esaminati i
bossoli con la microfotografia».
Gli domando perché pensa di essere stato condannato
ingiustamente: «Avevo una pessima reputazione,
quella è stata processata. Sono tra i fondatori
della gang dei Crips, ho un passato di violenza e di
risse». Beve un sorso della sua bibita, poi continua
a voce più bassa: «Ho chiesto scusa per i miei
crimini in molte occasioni, e ho tentato
sinceramente di redimermi». «Come?», gli chiedo. «Ho
scritto nove libri rivolti ai giovani per strapparli
a una vita di violenza, mi sono istruito da
autodidatta: per i primi otto o nove anni ho fatto
dannare i secondini, passando il mio tempo confinato
in isolamento; la mia redenzione è arrivata grazie
all’istruzione».
«Tookie» ha trascorso quasi un quarto di secolo nel
braccio della morte. Nel 1981 è stato condannato a
morte da una giuria composta interamente di bianchi.
Dopo la sua incarcerazione, Williams ha preso le
distanze dalla violenza delle bande. I suoi libri
hanno convinto migliaia di giovani in difficoltà a
tornare sulla retta via. Ogni anno, dal 2001,
Williams viene candidato al Nobel per la Pace. Nel
2005 è stato anche insignito del premio del servizio
presidenziale per il suo eminente lavoro a beneficio
della gioventù del Paese.
Nel suo appello, Williams ha sottolineato che il
pubblico ministero Robert Martin si è impegnato in
un’«inammissibile discriminazione razziale nella
scelta della giuria», rimuovendo tutte le persone di
colore e violando la Clausola della Costituzione che
garantisce l’Equa Protezione.
Le condanne a morte in California continuano ad
affidarsi a pratiche discriminatorie e a
rappresentanze legali di livello assai inferiore a
ciò che potrebbe essere considerato lecito. Non c’è
molto da discutere sul fatto che un difensore
competente possa significare la differenza tra la
vita e la morte. Spesso gli imputati vengono
condannati alla pena capitale non per aver commesso
i crimini peggiori, ma per aver avuto gli avvocati
peggiori. L’esecuzione di persone a causa
dell’incompetenza dei loro difensori invece che
della gravità dei loro delitti non fa che
aggiungersi alla natura arbitraria e discriminatoria
della pena di morte.
Nel suo dissenso del 2 febbraio 2005 nei confronti
della decisione del Nono Circuito di negare
l’assistenza richiesta da Stanley «Tookie» Williams,
il giudice Rawlinson dichiarava: «La difesa del
processo ha perso più di un’opportunità per
presentare quella semplice mozione. Avrebbe potuto
presentarla dopo la prima istanza, la seconda
istanza, la terza istanza, o alla conclusione della
selezione della giuria, quando ha saputo che le
ricusazioni del pubblico ministero avevano portato
alla scelta esclusiva di giurati bianchi. Comunque
si consideri la questione, la mancanza di obiezioni
del difensore ha costituito una difesa inefficiente.
E ciò dovrebbe essere affermato senza esitazione».
Esorto il governatore Schwarzenegger ad accordare
clemenza a Stanley «Tookie» Williams e a commutare
la sua sentenza capitale in ergastolo. Spero che
riconoscerà la capacità di cambiamento e redenzione,
la quale costituisce per tutti il potenziale per
diventare persone migliori. Uccidere Williams non
farà che completare il ciclo della violenza e negare
la luce di redenzione che esiste in ciascuno di noi.
Il governatore Schwarzenegger deve rendersi conto
che i tribunali penali degli Stati Uniti troppo
spesso vengono meno al dovere di assicurare a tutti
il processo dovuto. E che la pena di morte nello
Stato della California viene applicata
selettivamente, a danno delle minoranze e dei
poveri.
( Traduzione di Laura Toschi )
Corriere della Sera 8-12-05