«La mia vita nelle mani di Schwarzenegger»
ANNA GUAITA

NEW YORK - E’ la decisione più difficile da quando è diventato governatore: salvare la vita di un condannato a morte, o lasciare che il boia faccia il suo lavoro. Per Arnold Schwarzenegger, ex mister Muscolo, ex Terminator, e oggi uomo politico che cerca di impersonare una filosofia politica moderata, l’appuntamento è venuto ieri, quando si è riunito a porte chiuse con gli avvocati difensori del condannato e con il procuratore distrettuale. Al centro dell’incontro, la sorte di Stanley ”Tookie” Wiliams, un uomo di colore la cui esecuzione è fissata per martedì prossimo. Tookie è uno dei fondatori della banda dei Crips, che insieme alla banda rivale dei Bloods ha contribuito negli ultimi 30 anni a portare sangue e violenza nei ghetti di mezza America. Condannato a morte 25 anni fa, per l’omicidio di quattro persone, Tookie ha trovato la fede in prigione, e attraverso la fede ha cercato a lungo la redenzione. Molti dei suoi difensori sostengono che l’ex capo dei Crip ha finalmente trovato quella redenzione nell’impegno con cui negli ultimi 12 anni ha cercato di evitare che altri giovani cadessero nelle grinfie delle bande. Ucciderlo adesso, insistono, significherebbe vanificare questi sforzi, che sono serviti a salvare vite e a diminuire la violenza.
Dunque, ecco cosa deve decidere Schwarzenegger: il bene che Tookie Williams ha fatto in prigione, e che può continuare a fare se rimane vivo, è sufficiente per perdonarlo del male compiuto quando era capo di una banda così spietata? Intorno al condannato si è creato un movimento molto vasto, guidato da un pugno di stelle di Hollywood, da predicatori, da esponenti della comunità nera, e da giovani che hanno fatto tesoro dell’esperienza e degli ammonimenti di Williams per sottrarsi a una vita di violenza. Bernard Hoyes, un artista di Los Angeles, sostiene che il figlio deve la sua vita proprio a Williams: «Migliaia di ragazzi si trovano davanti a questa stessa prova - dice Hoyes -. Cedere al richiamo della violenza, o cercare di resistere? Vedono la redenzione di Tookie, e la considerano una speranza. Ma se verrà ucciso, questi giovani si convinceranno che non c’è nessuno scopo reale per cambiare vita».
Tookie ha scritto vari libri dedicati ai bambini, in cui spiega come evitare di essere risucchiati dalle bande, e descrive quanto sia terribile la prigione. Queste descrizioni sono servite a smontare la mitologia gangsta , che vede nella prigione un motivo di orgoglio, quasi un onorevole rito di passaggio per i giovani dei ghetti. Non basta: Tookie ha regalato la sua casa a un centro per il recupero della gioventù. E ha scritto un ”protocollo della pace”, che è stato usato in varie situazioni per portare a una tregua fra bande in guerra. Per questi suoi sforzi, Tookie è stato candidato varie volte al premio Nobel per la pace e per la letteratura. E i suoi libri sono diventati materia di studio in varie scuole, perfino in Africa.
Ma non tutti sono d’accordo nel sostenere che Tookie meriti la grazia da Schwarzenegger. Il procuratore distrettuale e amici e sostenitori delle vittime pensano che «Tookie non sia un eroe, ma un omicida», e lamentano il fatto che tutti parlano di lui e nessuno ricorda più le persone che ha ucciso. Jared Lewis, un ex poliziotto che guida il gruppo dei ”contrari” protesta: «I difensori di Williams sostengono che si è redento. Ma Williams non ha mai ammesso la sua colpevolezza. Non ha fatto quell’ultimo cruciale passo verso il vero pentimento».
Effettivamente, Williams ammette di aver creato una banda che ha causato tanta violenza, ma sostiene di essere innocente degli omicidi che gli vengono attribuiti. Finora però tutti gli appelli, sia alla Corte suprema della California che a quella federale, sono stati rigettati. I giudici non hanno trovato nulla di sbagliato nelle condanne. Per questo, l’unica speranza che gli rimane è che il governatore di ferro si convinca che tenerlo in vita sia più utile e morale che lasciarlo morire.

Il Messaggero 9-12-05