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MILANO Ennesimo rinvio. Ma la speranza c'è. Anzi, la certezza scritta. La Commissione Europea ha posticipato alla settimana prossima la decisione di introdurre l'etichetta obbligatoria sui prodotti extra- Ue. Una sorta di etichetta anti- Cina. Il regolamento quindi vedrà quindi la luce la prossima settimana. In concomitanza con la riunione del Wto in programma a Hong Kong a partire da martedì. Una decisione attesa da anni dal tessile- abbigliamento italiano. Non solo, anche il mondo dei calzaturieri non vede l'ora di gioire. In particolare Rossano Soldini ( nella foto a destra), presidente dell'Anci, sta contando i giorni... Soldini, ma non è che l'Europa ci tira un brutto scherzo? « Credo che la cosa sia stata spostata al 15 dicembre, perché se andavano al Wto con quel regolamento approvato, qualcuno avrebbe potuto non gradire « . Pare che il presidente della Commissione Ue Barroso avesse in mente di bloccare tutto... « C'è stato un piccolo malinteso. Era uscita la notizia che Barroso voleva affossare il provvedimento. Allora Berlusconi ha telefonato a Bruxelles e Montezemolo ha scritto una lettera, e il caso per fortuna è rientrato. Sono convinto che la maggioranza qualificata sarà dalla nostra parte, perché la Germania, che prima era contraria, ora ha deciso di astenersi » . È fatta quindi. Però l'etichetta obbligatoria non dovrebbe valere per Romania, Bulgaria, Paesi del Nordafrica... « Se fosse così non sarebbe una vittoria di Pirro, ma certamente sarebbe una cosa abbastanza grave. Per carità, fra poco più di un anno Bucarest e Sofia entreranno nella Ue. Sarebbe comunque il trionfo di quei produttori, che ora sono diventati importatori » . Con questa deroga la Cina potrebbe esportare in Libano, dribblando tutte le regole « In effetti si corre questo rischio, ma se sarà così andremo avanti con le nostre battaglie. Chiederemo ad alta voce l'approvazione del codice di tutela del consumatore. Prima di arrabbiarmi però aspetto il 15. Ma se esce una legge arlecchino, io esplodo » Il sottosegretario Cota si batte per un'altra legge: quella che istituisce il 100% Italia « Dobbiamo restare con i piedi per terra. Questa legge penalizzerebbe ancora di più il made in Italy, perché una parte della produzione, in base alle regole Ue, viene fatta all'estero. Non solo, l'Italia rischierebbe anche una procedura d'infrazione » Ma intanto le importazioni crescono... « L'import di calzature in pelle è salito del 525% nei primi 7 mesi di quest'anno » Bruxelles conosce questi numeri? Questo dato servirebbe all'Europa per aprire una procedura anti- dumping. Le quote per capirci... Ma non lo fa « Ci stanno lavorando, però loro vorrebbero escludere dalle quote le scarpe cosiddette tecnologiche. E questo sarebbe un dramma, perché basta che una scarpa abbia un bollino rosso per farla passare per tecnologica. Abbiamo avuto forti discussioni a Bruxelles, il 21 di questo mese però dovrebbe arrivare in Italia un commissario per rivedere la questione antidumping » Com'è il bollettino licenziamenti? « Abbiamo perso 4.200 posti di lavoro nei primi sei mesi di quest'anno. E solo nel comparto calzaturifici, senza indotto. Considerano che in tutto il 2004 i licenziamenti sono stati 4.800, per quest'anno la vedo nera Con l'etichetta extra- Ue ci sarà la ripresa del settore calzaturiero? « Le nostre aziende sono piccole, tutti dicono di crescere, maintanto creiamo 4 miliardi di bilancia attiva. Siamo ancora primi al mondo nella ricerca e nell'innovazione. Se passa il made in extra- Ue rientra il 30% di ciò che è fatto fuori, perché i marchi importanti hanno bisogno del made in Italy. Non potranno vendere a certi prezzi, scarpe fatte in Cina » . Giuliano Zulin LA SITUAZIONE in Europa RINVIO Nuovo rinvio per il regolamento che impone l'etichetta obbligatoria extra- Ue. Il testo doveva andare in discussione alla Commissione europea ieri. Ma è slittato al 15 dicembre. ESENZIONI Secondo la bozza di Bruxelles, alcuni Paesi saranno esentati dall'obbligo di apporre l'etichetta extra- Ue ai propri manufatti: Norvegia, Islanda, Svizzera, Liechtensten, Romania, Bulgaria, Croazia, Turchia, Marocco, Tunisia, Algeria, Egitto, Israele, Palestina, Giordania, Libano e Siria. |