E C'E' UNA VOCE CONTRARIA, RICCARDO ILLY
 
 «Non ho mai firmato appelli in vita mia, neppure per il ...

«Non ho mai firmato appelli in vita mia, neppure per il gelato alla vaniglia. Figuriamoci se lo faccio adesso». Riccardo Illy non ha esitazioni. Non teme la solitudine, e ribadisce la sua linea anche a tarda sera: la sua firma non ci sarà sull’appello che i governatori italiani hanno inviato al governatore della California, Arnold Schwarzenegger, per la concessione della grazia a Stanley «Tookie» Williams. Un nome, questo, che da qualche giorno è particolarmente noto in Italia, grazie anche all’intervista che Paolo Bonolis gli ha fatto nella sua trasmissione «Il senso della vita». Williams è stato il fondatore, negli anni Settanta a Los Angeles, della banda di strada dei Crips. Nel 1981 è stato condannato a morte, all’età di 27 anni, per l’omicidio di quattro persone nel corso di due rapine. Nonostante si sia sempre dichiarato innocente, «Tookie» ha chiesto scusa per le azioni compiute con la sua banda. Ma in questi 25 anni è soprattutto maturato al punto da divenire un simbolo positivo per i ragazzi che vogliono uscire dalla criminalità anche attraverso i suoi libri, che gli sono valsi la candidatura al Nobel e una fiction sulla sua storia, Redemption , interpretata dal premio Oscar Jamie Foxx.
L’esecuzione di Williams è fissata per il 13 dicembre. E ieri l’associazione «Nessuno tocchi Caino» ha organizzato a Roma la cerimonia di presentazione dell’appello che tutti i presidenti di Regione, indipendentemente dallo schieramento politico, hanno controfirmato. Tutti, tranne il governatore della Regione Friuli. Ed è per questo, forse, che è suonata quasi come un monito rivolto a Illy la dichiarazione di Ottaviano Del Turco, governatore della Regione Abruzzo presente alla cerimonia assieme - tra gli altri - al collega del Lazio Piero Marrazzo: «La battaglia per Stanley Tookie Williams fa onore alle Regioni italiane».
E Illy? Lui ha tirato dritto per la sua strada: «La mia contrarietà alla pena di morte la esprimo con i mezzi che ritengo più utili. Sfido chiunque ad andarsi a rivedere le mie dichiarazioni in questi anni sul tema: sono contrario alla pena di morte, è evidente. Ma non ritengo di dover fare la pecora e aderire a un metodo proposto da un’associazione di cui non apprezzo l’attività».
Ma da «Nessuno tocchi Caino» e dal suo segretario, Sergio D’Elia, sono arrivate critiche durissime al governatore del Friuli: «Lo avremmo apprezzato per il suo anticonformismo e la sua motivazione sarebbe stata più credibile se in questi anni, da quando è stato sindaco di Trieste ad oggi, che è presidente della Regione Friuli, avesse mai aderito, firmato o sostenuto la campagna di "Nessuno tocchi Caino" per una moratoria universale delle esecuzioni capitali: cioè una sospensione della pena di morte non in questo o in quel caso, ma una moratoria tout court . La verità è che la sua scelta è legata agli interessi che ha come imprenditore negli Usa».
Secca, anche in questo caso, la replica di Illy: «Da D’Elia critiche volgari. Lui lascia intendere che avrei preferito astenermi dal firmare solo per il bene delle mie aziende. Baggianate. Non ho mai voluto firmare appelli. So che in questo caso sarò l’unico tra i governatori italiani, ma questo non mi preoccupa. Sono abituato ad affrontare situazioni scomode, perché faccio solo le cose di cui sono convinto. E so che mandare un appello a Schwarzenegger è completamente inutile. Non avrà effetto».

Angela Frenda
Corriere della Sera 4-12-05