1000 ESECUZIONI IN 30 ANNI
Pena di morte il sì di
Bush
«Salva le vite»
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Con
l’esecuzione di Kenneth Lee Boyd, avvenuta in una
prigione del Nord Carolina giovedì notte, l’America ha
toccato quota mille nella statistica delle pene
capitali, da quando il boia è tornato al lavoro negli
Usa nel 1977. Ma nonostante il 64% degli americani resti
favorevole alla pena di morte, la cifra è in netto calo
rispetto all’80% e oltre degli anni ‘80, quando ondate
criminali terrorizzavano le città americane.
Tra i sostenitori più convinti della pena di morte resta
George W. Bush, che ha messo la sua firma sul 15% di
tutte le esecuzioni degli ultimi 30 anni. Commentando
ieri l’esecuzione numero 1000, il portavoce della Casa
Bianca Scott McClellan ha detto che il presidente
ritiene la pena capitale un «deterrente che salva vite
innocenti», a condizione che «sia amministrata in modo
corretto, con rapidità e con certezza». Ma le polemiche
su alcuni clamorosi errori giudiziari hanno spinto la
Casa Bianca a chiedere l’utilizzo dei test del Dna, per
evitare di mandare al patibolo degli innocenti.
Autorizzare le esecuzioni non è più un must per i
politici. Molti governatori ora concedeono più
facilmente le grazie. Ad Arnold Schwarzenegger toccherà
nei prossimi giorni dirimere il caso di un condannato
che fa discutere l’America: per il 13 dicembre è
prevista l’esecuzione di Stanley «Tookie» Williams, il
fondatore della gang dei Crips, diventato in carcere un
attivista contro la criminalità giovanile. Può venire
graziato solo dal governatore della California. E se non
fosse per la grazia concessa pochi giorni fa da Mark
Warner, governatore della Virginia, il giustiziato
numero 1000 si sarebbe chiamato Robin Lovitt. Ma Warner,
che punta alla Casa Bianca, ha deciso di optare per la
clemenza.
La Stampa
3-12-05
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