Il presidente della Puglia: "Vanno riconosciuti i singoli contributi di chi ha fatto dell‘Italia un grande Paese"
"Troppo odio nel comunismo"
Vendola: da bruciare pezzi della mia cultura. Ed elogia la Dc

LELLO PARISE

BARI - «Ho una grande nostalgia della Prima Repubblica» confessa Nichi Vendola, il governatore della Puglia. Poi affonda la lama: «Voglio mettere in discussione e bruciare la mia tradizione culturale, quella di chi non si dichiara ex, ma comunista». Niente a che vedere, avverte subito dopo parlando con i giornalisti, con «la stupida» idea di Armando Cossutta contro la falce e il martello. No, precisa, non voglio rinnegare il passato: «Io l´ho combattuta, la Dc». Però «il tema del potere e della sua conquista, è un residuo insopportabile del leninismo».
La platea è quella della libreria Laterza, a Bari, dove si presenta il libro del professor Pietro Scoppola: La democrazia dei cristiani. Insieme con l´autore, ci sono Vendola e Marco Follini. L´ex segretario dell´Udc è tagliente: «Silvio Berlusconi non è il leader della Casa delle libertà che sogno io. Con l´aria che tira rischiamo di passare dall´illusionismo al delusionismo. In questi anni l´Udc con il sottoscritto è cresciuta, il centrodestra con Berlusconi è diminuito. Questi sono fatti, il resto è teatrino».
Ma è il presidente della Regione Puglia a lasciare a bocca aperta un po´ tutti quelli che lo ascoltano. Vendola predica la necessità di «disarmare la stagione dell´odio ideologico». Ammette: «Sono io il primo che vuole deporre le armi. Per aiutare la nascita di una generazione libera da condizionamenti di qualsiasi tipo». E´ a questo punto della chiacchierata che rivela, con un filo di voce, di essere tra i nostalgici della Prima Repubblica. E tesse l´elogio della Balena Bianca chiamata Dc. «Ha avuto il merito di avere costruito i cosiddetti ceti medi e consentito a larga parte della società italiana di metabolizzare la democrazia. Inoltre alcuni pezzi di quel partito erano filo-atlantici, ma non alla maniera di Berlusconi: scoprivano con Aldo Moro, mondi a cui regalare conoscenza e attenzione. Un Moro che esaltava il primato della vita su quello dello Stato».
Racconta, Vendola, di volersi ispirare alla classe dirigente del tempo che fu: «Una classe dirigente che seppe pensare l´Italia guardando all´Europa, tuffandosi nel Mediterraneo, e che aveva un formidabile senso dell´interesse generale. Questo significa deporre le armi: credo che sia giunto il momento di una ricostruzione storica non solo veritiera, ma capace di riconoscere la ricchezza della cultura democratica, dei singoli contributi che hanno fatto dell´Italia un grande Paese. In quei contributi c´è la storia della mia parte, dei comunisti, c´è la storia della democrazia cristiana, c´è la storia dei socialisti, c´è la storia dei partiti che hanno fatto la Resistenza insieme. Oggi il pericolo è che il teatrino della politica-spettacolo dia vita a conflitti tanto violenti quanto incomprensibili».
Con i tempi che corrono invece, siamo di fronte ad «una classe dirigente Porta a Porta, cioè affascinata dai talk show e basta. Prima non soltanto si parlava in latino e greco, ma si aveva il sentimento profondo dei processi di unificazione del continente e della nazione italiana. Oggi si bestemmia in lingua padana». Il governatore conclude con un pensiero ad Adriano Sofri, «vittima di una lunga e insopportabile vendetta consumata nei suoi confronti».

La Repubblica 29-11-05