DELLA VALLE,
MONTEZEMOLO E ABETE
VERITÀ E BUGIE SUI PRESUNTI TRIUMVIRI...

di Cesare Lanza
Il cosiddetto caso Della Valle suscita da tempo un piccolo
polverone nel mondo della politica, dell'impresa e
dell'informazione. È difficile capire se si tratti di
chiacchiere o di una novità importante a cui prestare una seria
attenzione.
Proviamo a riassumere. Diego della Valle, insieme con
il fratello Andrea, ha costruito un piccolo impero grazie alla
sua industria di scarpe - il marchio, famoso, è Tod's - e ad
alcune fortunate operazioni finanziarie. Un primo segno del
potere conquistato da lui e dalla sua famiglia si è avuto quando
ha avuto praticamente in regalo la Fiorentina, sparita dai
campionati calcistici per fallimento e, grazie all'importanza
storica, sportivamente si intende, del club, con un'insolita
decisione i vertici del mondo del football si mossero per
facilitarne il recupero in serie A. Dopodiché si registrarono
alcune frizioni tra i Della Valle da una parte e la città e il
mondo politico locale dall'altra, perchè i leader di Tod's
chiesero con insistenza alcuni corrispettivi - in sostanza,
l'autorizzazione a costruire una cittadella sportiva - in cambio
del rilancio e della buona gestione, un risultato acquisito con
evidenza, della squadra di calcio.
Ma veniamo agli ultimi mesi e agli ultimi giorni.
L'attivismo di Diego della Valle è diventato frenetico,
esplicito e rumoroso: tanto chiassoso, nel pur vociante e
strillante coro di protagonisti e comprimari della politica
italiana, da porre l'imprenditore quasi quotidianamente nei
titoli di prima pagina e delle pagine economiche, nei giornali
italiani. Ecco una successione di fatti imprevedibili e
clamorosi. Prima di tutto, l'attacco al potente banchiere Cesare
Geronzi - un'iniziativa da molti considerata arrogante ed
esagerata, oltre che ingiusta - che contribuì a un piccolo
terremoto ai vertici delle Generali. Poi, una serie di
movimenti, non sempre giunti a bersaglio, per accrescere il suo
peso in Mediobanca e, in prospettiva, l'ambizione di arrivare al
controllo del Corriere della Sera. Infine, la più irrituale
delle "sparate": una pagina di pubblicità acquistata su alcuni
giornali con una lettera di invettiva al mondo politico. Il
titolo dice tutto: politici, ora basta!
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Tutto questo avrebbe e forse avrà un limitato e
ridimensionabile interesse: non sono mancati, in passato, nel
sonnolento scenario italiano pronto tuttavia ad aprirsi talvolta
a tentativi bizzarri di blitz più o meno sconclusionati,
imprenditori, predoni, raider e avventurieri che per un certo
periodo di tempo hanno indispettito e stuzzicato l'establishment
facendo parlare di sè, e poi sono rientrati nei ranghi, con un
"the end" di varie tipologie, disastri economici, asservimento
ai poteri forti, problemi giudiziari; o anche, dopo la tempesta,
la quiete da appagamento per un buon posto - stabile -nelle
prime file riservate a padroni e padrini.
Le novità, nel caso Della Valle, sono due. La prima: la
caratura imprenditoriale di Diego e la sua fortissima,
determinata personalità. L'ultima (al momento in cui scriviamo)
sua perfida arroganza si è consumata in tivu, nel programma di
Floris "Ballarò", in cui Della Valle ha sibilato, nei confronti
dell'ex ministro Bondi, persona discussa da molti, ma comunque
di educazione esemplare, che lui è abituato a parlare con il
padrone (sottinteso Berlusconi) e non con i ragazzi di bottega.
La seconda novità è che Della Valle non è, o comunque non
appare, solo. Non solo il mondo dei poteri forti e piccoli, ma
anche il popolino che sguazza nei gossip veri o presunti che si
riferiscono al Palazzo, sostiene che Della Valle nella sua
strategia finale sia affiancato da due importanti, e molto
diversi tra di loro, personaggi, Luca di Montezemolo e Luigi
Abete.
Di Della Valle insomma, considerato singolarmente, si
potrebbe avere una fredda valutazione. Ma se in campo, davvero,
scendesse in campo il trio Della Valle Abete Montezemolo, tutta
la faccenda, pseudo folkloristica, assumerebbe un altro aspetto.
Da ex cronista sono andato a cercare quelle fonti che
in gergo sono considerate attendibili, fonti primarie, e posso
riferire quali siano, nell'ottobre 2011, le mie idee sui
presunti triumviri. Ho scritto "presunti" perchè un fatto è
certo: vero o no che ci sia una strategia comune, mezzo mondo
(italiano) è convinto che i tre, amici per la pelle o quasi,
agiscano insieme e ben affiatati; e tutto ciò che combini
ciascuno dei tre possa essere attribuito a tutti e tre, volenti
o nolenti che siano. Come stanno dunque, realmente, le cose?
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Della Valle. Né politica né
Confindustria. Ma il suo ego è alto…
Non dirò nulla di nuovo se affermo che Diego è spinto da un
"ego" fortissimo e da un irresistibile desiderio di far sentire
la propria voce. Posso aggiungere però, con certezza, che nelle
sue esternazioni pubbliche, quelle che suscitano un pandemonio
di commenti, Della Valle si muove in solitudine, senza nessun
accordo con i due amiconi. Ad esempio, dell'ultima "sparata",
quella dell'altolà ai politici attraverso una pagina di
pubblicità a pagamento, Abete e Montezemolo sono stati avvertiti
a cose fatte, alcune ore dopo. E sicuramente Abete non era
d'accordo, Montezemolo chissà. Da buoni amici, ovviamente,
nessuno dei due ha fatto trapelare un distacco o una divergenza.
Sono pesi, dice chi li conosce, sopportati in nome di
un'amicizia non incrinabile. Quanto al merito, scommetterei che
Della Valle non ha alcuna intenzione di misurarsi in politica e
non pensa neanche (al contrario di quanto attribuito a
Berlusconi e sintetizzato da vari commentatori) alla presidenza
di Confindustria. Sono mestieri - la politica e la presidenza
dell'associazione - che Della Valle non vuole e non saprebbe
fare. Crescere di rilevanza, essere un protagonista e contare
sempre di più e, oggi, anche censore spietato e popolare, del
decadente quadro italiano... questo sì, Della Valle
fortissimamente lo vuole. Non ho avuto mai la ventura di
conoscere bene il padrone delle Tod's, anche se una volta lo
avemmo ospite a "Domenica in"; nè ho avuto la ventura di essere
invitato alle sue scampagnate allegre in montagna o alle gite in
barca... Quindi non saprei rispondere al diffuso quesito: se
Montezemolo si candidasse alle prossime elezioni, Della Valle lo
sosterrebbe? Io penso di sì, anche finanziariamente. Ma un amico
stretto dell'imprenditore mi ha fatto una risata in faccia:
"Come si vede che non conosci Diego!".
MONTEZEMOLO,
INDECISO, MA SAPERE APPARIRE E' LA SUA CARTA
Un mito, quello che ha realizzato il sogno della stragrande
maggioranza degli italiani o di tutti gli umani in questa valle
di lacrime: come ottenere il massimo con il minimo sforzo. Luca
è il re dell'immagine a prescindere, della capacità di
coinvolgere e ottenere simpatie e sostegni. La punta
dell'Everest (ma non si sa mai) l'ha toccata quando ha
ricoperto, più o meno contemporaneamente, presidenze di
primissimo prestigio: la Fiat, la Confindustria, la Ferrari e
perfino la presidenza degli editori italiani. Ma è stato anche
ai vertici di "cosucce" appena minori, come Itedi ("La Stampa"),
Cinzano, Maserati, la Fiera di Bologna... Senza disporre, si
badi bene, di una specifica competenza in nessun settore. Ora
gli è rimasta solo la Ferrari, che peraltro non va neanche bene.
Inevitabile arrugginimento, oppure una meditata tregua in attesa
di un nuovo balzo in avanti, che sia Palazzo Chigi o un
ministero doc? Boh. Conosco Luca e la sua inimitabile leggerezza
dal 1976, quando si apprestava a decollare, seduto sulla
poltrona delle relazioni esterne della Fiat. So che con due
parole ti conquista e con altrettanta disinvoltura dimentica ciò
che ha detto e ciò che ha pensato. Se ti incontra per strada
dopo un decennio ti abbraccia come se fosse la carrambata della
vita, poi sparisce, etereo e indefinibile... e personalmente a
Palazzo Chigi e dintorni preferirei un bel culone di pietra,
esperto di problemi e in grado di conoscere e trovare soluzioni.
Ma chissà. Un giorno Luca dice che è pronto, il giorno seguente
fa un passo indietro. Certo non gli piacerebbe apparire come il
braccio armato di Della Valle (di cui è socio nell'azienda che
competerà con le ferrovie dello Stato nelle tratte ad alta
velocità). Conflitto di interessi in prospettiva? Ci siamo
abituati a ben altro...
Abete, il più prudente e
competente
Il presidente di Bnl è il più lucido, esperto e competente del
trio.
È il più saggio, senza dubbio. Non è impulsivo come Della Valle
(considerato "l'amico del cuore") nè desideroso di apparire ad
ogni costo, come Luca. È un vecchio democristianaccio di quelli
tosti e rispettabili, un imprenditore avveduto, un banchiere
astuto e lungimirante. È del tutto contrario all'ipotesi di una
discesa in campo di Della Valle e farebbe il possibile,
eventualmente, per fargli cambiare idea. È prudente, un
giocatore equilibrato: valuta pro e contro, poi sceglie e decide
e di solito non sbaglia. In passato ha detto no a candidarsi
sindaco di Roma e ad accettare più volte un posto di ministro,
che gli era stato proposto per vari governi. La capacità di dire
no è insolita nel nostro Paese e quindi particolarmente
apprezzabile. Ho conosciuto Abete nel 1988 quando si trattava di
stabilire non ricordo più quale impresa tra "La Notte", di cui
ero direttore, e il suo stabilimento tipografico e un'agenzia di
informazione. Non se ne fece niente, ma mi vidi di fronte (in
seguito, dal '92 al '96, sarebbe stato presidente di
Confindustria) un imprenditore abituato alla sintesi, alle
strategie, alle decisioni. Ho la convinzione che non escluda,
"lui", di poter tornare un giorno alla politica. Oggi, no,
certamente. Attenzione: per la capacità di aggregazione, la
chiarezza nel valutare amici e nemici, e alleanze, sarebbe
l'uomo giusto, se la strategia politica attribuita a Della Valle
e Montezemolo andasse avanti, per organizzare un movimento, un
partito e le decisive lobby tra poteri forti. Ma al momento
questa strategia non c'è. Di più: se pure ci fosse,
probabilmente Abete non l'appoggerebbe.
E questo è tutto. Di più non so, o di più e di meglio non ho
capito.
cesare@lamescolanza.com
6 Ottobre 2011