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I dubbi di Cesare Lanza
«Ma io l' avversario lo devo guardare»
Meglio la sfida reale o sul web? È come fare l'
amore sul serio o virtualmente

di Giacomo Melania
ROMA - «E' come far l'amore sul serio o farlo virtualmente. Fare un bel
viaggio o guardare un documentario». Cesare Lanza, scrittore e
giornalista, esperto d' azzardo e assiduo frequentatore delle case da
gioco, è scettico su poker e casinò online. E mette in guardia: «Il
gioco deve essere un momento ludico. Non puoi farlo al computer mentre
sei al lavoro».
Quindi lei non giocherà? «No. Non sono coinvolto dall'
online».
Come mai?
«Sono legato a una tradizione storica, che si va dissolvendo. Quella dei
casinò di una volta, frequentati da Humphrey Bogart e da Gianni Agnelli.
Mi piace andare a Sanremo. E cito sempre quella famosa partita di poker
di re Faruq, quando per attestare la sua giocata vincente disse "parola
di re"».
Cos'è che non la convince?
«La freddezza e la logica del computer non mi piacciono. Sono
un giocatore accanito ma non un vizioso. E così il gioco rischia di
diventare anche un fenomeno preoccupante: ne faccio una questione di
gusto, non sono un moralista. Il mio preferito è quello più spietato, il
chemin de fer: è essenziale studiare l' avversario, guardarne gli
aspetti psicologici, le debolezze».
E questo davanti al computer non è possibile.
«No. Ma poi la partita a poker si fa in un salotto con gli amici. Oppure
si va al casinò, anche se ultimamente mi disturba la volgarità
crescente, che purtroppo viene tollerata. Sto scrivendo un libro proprio
sul bon ton, sarà un' esaltazione del rispetto delle regole, e farò
anche un capitolo sull' online»
Cosa scriverà dell'online? «Il bon ton deve essere
verso se stessi. Il gioco non deve diventare un' abitudine come i
cartoni animati per i bambini. O una dipendenza come la pornografia. Non
mi piace pensare a Cesare Lanza che anziché scrivere un programma per la
tv si fa una giocata a poker. Quella è una cosa riservata al tempo
libero».
Come in questi giorni di vacanza.
«Sì, sono in Montenegro per incontrare un amico e lui mi ha stuzzicato
dicendomi che qui c' è un bel casinò».
M.D.G
CORRIERE DELLA SERA, 18-07-11
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