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Tamara aveva anticipato il supermanager di
oggi

di Riccardo Ruggeri
Ci voleva un gagliardo dossier di Google per certificare un’ovvietà.
Secondo il New York Times, il Progetto Ossigeno di Google ha elaborato
un piano di management straordinario, grazie a un algoritmo che,
incrociando diecimila osservazioni con cento variabili, ha prodotto 400
pagine, da cui otto regole auree, del tipo: «sii un allenatore », «sappi
ascoltare la squadra», «mostra interesse per il benessere dei tuoi
uomini » e così via, in un crescendo di banalità. Mi chiedo quale fosse
lo stile di management in Google prima di questi comandamenti, visto
che, dicono loro, il rendimento è migliorato del 75%.
L’algoritmo-messaggio, in sintesi, ripete quello che affermano
(mentendo) i supermanager 2.0: «A gestire sono i miei collaboratori, io
mi limito alla vision e a produrre empatia». Suggerirei di lasciar
perdere queste sofisticazioni intellettuali di Google.
Chi vuole capire la vera natura dei supermanager di oggi è opportuno che
visiti a Roma la mostra di Tamara de Lempicka. Tamara dipinge se stessa
(superba alla guida di una verde Bugatti), enfatizza la sua
bisessualità, donne nude in deliquio (bianche cosce, bocche vermiglie),
pochi uomini vestiti di tutto punto. Uno di questi, un marchese,
compositore futurista, rappresenta, già negli anni ‘20, il modello del
supermanager degli anni 2000: algido, pensoso (pur senza pensieri e
idee), profilo da ricattatore, sorriso assassino e beffardo alla Cesare
Battisti, anello nobiliare ostentato su mani da pianista, occhi sbarrati
su un punto lontano (una striscia di coca?), fasciato da un bolero pre
gothic aristocrat, con spalle aguzze, di crudele bellezza, come solo il
potere riesce a modellare.
ITALIA OGGI, 17-06-11
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