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Passano i referendum Ha trionfato la
paura, il governo non rischia
Suggestionata da pubblicità ingannevole, più della metà degli italiani
ha risposto al richiamo dei referendum. Ma chi assicura che s'è trattato
di una consultazione per dire Sì o No al Cav sbaglia sapendo di
sbagliare

di Vittorio Feltri
Suggestionata da pubblicità ingannevole, più della metà degli italiani
ha risposto al richiamo dei referendum che, pertanto, hanno ottenuto il
quorum necessario alla loro validità. Non c’è da stupirsi. Dopo il
disastro in Giappone, la gente è letteralmente terrorizzata dal nucleare
e lo rifiuta. Contro la paura, razionale o irrazionale, non c’è rimedio.
E molti cittadini di centrodestra si sono uniti a quelli di
centrosinistra nel respingere l'energia giudicata «pericolosa ». La
politica non c’entra. Chi assicura che s'è trattato di una
consultazione per dire Sì o No a Silvio Berlusconi sbaglia sapendo di
sbagliare. Ricorre cioè a un'interpretazione forzata del voto nella
speranza di realizzare un sogno: far saltare il banco, buttare giù il
governo e sostituirlo con un sarchiapone tecnico in attesa di elezioni
anticipate, magari con una nuova legge elettorale cucita su misura per
favorire le sinistre da troppo tempo a digiuno di potere.
La realtà, come abbiamo scritto nei giorni scorsi, è che si è
ulteriormente allargato il fosso che separa i partiti dagli italiani. I
primi hanno giocato sporco strumentalizzando le urne per scopi diversi
da quelli dichiarati, mentre i secondi hanno votato sul serio in
opposizione al nucleare sotto l'effetto dell'incidente di Fukushima (la
stessa cosa accadde nel 1987, dopo Cernobyl), contro la privatizzazione
dell'acqua ( mai avvenuta né prevista) e contro il legittimo
impedimento, di fatto già annullato dalla Corte costituzionale.
L'esultanza dei referendari è quindi insensata. Con questo non vogliamo
sostenere che gli elettori siano stati sciocchi; semplicemente i
furbacchioni dei palazzi romani li hanno infinocchiati, usando la
disinformazione che vari media si sono prestati a diffondere a piene
mani.
Nel nostro Paese succede spesso: si insiste a raccontare bugie che, alla
fine, passano per verità. Adesso, nell' euforia della falsa vittoria,
gli avversari della maggioranza si sono inventati uno slogan mortuario:
il berlusconismo è defunto. Spacciano un auspicio per un accadimento.
Per fortuna i programmi televisivi marcatamente di sinistra o sono
andati in ferie o stanno per andarci, altrimenti ci toccherebbe sorbire
ogni settimana un funerale pur in mancanza della salma. Qualcuno afferma
che il premier abbia commesso un grave errore annunciando che non si
sarebbe recato al seggio e dicendo che lasciava libertà di coscienza (e
di scelta) ai propri elettori. Il che avrebbe indotto parecchi di loro a
disubbidire agli orientamenti astensionistici dei vertici del Pdl. Altri
aggiungono che Umberto Bossi avrebbe fatto di peggio accodandosi
all'amico Silvio nell'impartire ordini ai suoi. Non crediamo alla
fondatezza di analisi simili.
Pensiamo piuttosto che i connazionali siano portati ad agire di testa
loro. Non si sentono (giustamente) sotto tutela e non riconoscono la
patria potestà ai partiti, i quali, d'altra parte, farebbero bene a non
considerarsi tanto importanti da essere ascoltati nelle loro indicazioni
di voto. La sconfitta attribuita al centrodestra nasce dal clima
antinucleare creatosi in tutto il mondo davanti alla prova che le
centrali possono guastarsi con conseguenze da brivido. Le parole stesse,
energia atomica, evocano immagini da incubo. Ovvio che un referendum per
allontanare la minaccia di ridurre la terra a un deserto senza vita
abbia trovato largo seguito, trascinando anche gli altri referendum,
sull'acqua e sul legittimo impedimento.
Nel momento in cui un cittadino entra in cabina e traccia la croce su
una scheda, poi la traccia anche sulle altre tre. Quelle relative alla
privatizzazione della rete idrica (non dell'acqua) sono state un invito
a nozze perché i quesiti lasciavano intuire che, votando Sì, non si
sarebbe più pagato l'aumento della bolletta. Il fatto che le condutture
(pubbliche) siano conciate male, e vadano riparate per evitare
dispersioni e rubinetti asciutti, non è stato, lì per lì, valutato.
Siamo gente strana, noi italiani: sollecitiamo l'abbassamento delle
tasse, ma pretendiamo che tutto sia gestito gratis dallo Stato: reti
idriche, Rai, ferrovie, sanità, pensioni, strade. Con quali soldi?
Questo è secondario. Non ci poniamo neanche il problema. L'unico a
porselo è proprio Berlusconi, che per rilanciarsi sta studiando una
riforma fiscale. Quale, ancora non si sa.
Di sicuro per ridimensionare il prelievo è indispensabile comprimere la
spesa, sennò i conti - già al dissesto - non torneranno mai. Non ci
resta che attendere. Cosa uscirà dal cilindro del premier? Se sarà un
bel coniglio,com’è probabile, la sinistra continuerà a sognare ribaltini
e ribaltoni, governi tecnici e altre diavolerie. E il perché è presto
detto: dal voto amministrativo, un paio di settimane fa, e dalla
consultazione referendaria non è emersa una maggioranza, o almeno un
gruppo in grado di diventarlo, ma un coacervo di illusi accomunati dalla
voglia di cambiare. Cambiare cosa con cosa? Mistero.
IL GIORNALE, 14-06-11
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