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La laurea? Italiani disincantati. Non ci
credono quattro su dieci
I giovani italiani sono quelli che in tutta Europa considerano meno
attraente l'opzione dell'istruzione universitaria. E continuano a
preoccuparli il lavoro che non si trova e la paga quasi mai non adeguata
ai costi per mantenersi. Indagine di Eurobarometro su aspirazioni e
timori di 30 mila ragazzi europei tra 15 e 35 anni.

di FEDERICO PACE
Forse perché il lavoro continua a essere una risorsa sempre più
introvabile. Forse perché non c'è una sufficiente informazione sui
vantaggi concreti, seppure meno significativi di quanto non fossero in
passato, che ancora può offrire. Forse perché la delusione per le sempre
minori opportunità che vengono offerte loro è ormai il sentimento più
radicato. Sta il fatto che i ragazzi italiani sono quelli che in Europa,
tra i loro coetanei, guardano con meno interesse all'istruzione
universitaria. Il risultato emerge dall'indagine di Eurobarometro che ha
sentito i giovani con un'età compresa tra 15 e 35 anni per capirne
preoccupazioni e aspirazioni.
In Italia quattro su dieci, di questi giovanissimi e meno giovani, pensa
che l'istruzione universitaria non sia una soluzione appetibile. E' il
dato più alto di tutta Europa. Quasi il doppio dei valori medi che, in
tutti e 27 stati membri, raggiunge il 20 per cento. Anche in Francia, a
dire il vero, le percentuali sono preoccupanti (il 35 per cento) e in
parte anche in Spagna (il 23 per cento). Molto diverse le proporzioni
invece negli altri paesi. In Danimarca quelli che non la considerano
attraente sono solo il 7 per cento e la quasi totalità guarda a essa
come a una chance concreta. Così come accade,ad esempio, in Norvegia,
Belgio, Germania, Repubblica Ceca e Olanda (vedi tabella).
Le convinzioni dei più giovani. Se si osservano i dati complessivi
europei, nella scomposizione per ambiti socio-demografici, si scopre che
sono soprattutto i giovanissimi a essere più attratti da un'opzione di
questo tipo. Nella media europea, la considerano una scelta interessante
l'81 per cento dei ragazzi con un'età compresa tra 15 e 19 anni. La
percentuale scende al 75 per cento per quelli che invece hanno un'età
compresa tra 25 e 35 anni.
Il lavoro sempre più lontano. L'occupazione è per i giovani come un
enigma privo di soluzione. Con quasi un terzo di loro alla ricerca vana
di un posto, sono comprensibili le risposte date riguardo i timori
relativi all'occupazione. Tra le principali risposte date c'è quella di
non riuscire a trovare un impiego nella città in cui si vive o nella
regione di residenza. La dà come prima risposta il 30 per cento dei
ragazzi europei a cui si aggiunge un altro 23 per cento che la indica
come seconda risposta.
C'è poi la preoccupazione di non riuscire a trovare un impiego
nell'ambito del proprio percorso formativo. La propone come prima
riposta il 22 per cento e come seconda il 19 per cento. Preoccupa pure
il livello della paga. Il venti per cento di loro segnala come primo
timore proprio la difficoltà di trovare una retribuzione adeguata ai
costi per mantenersi, mentre per un altro 22 per cento è la seconda
risposta.
La coerenza degli studi. Le apprensioni dei ragazzi italiani sono simili
a quelle dei loro coetanei europei. Semmai, c'è un ancora più acuto
timore riguardo alla possibilità di trovare un impiego coerente con il
proprio percorso di studio. Da noi infatti complessivamente, tra prima e
seconda risposta, lo indica il 50,7 per cento. La disponibilità di un
posto nella città o nelle regione di residenza arriva al 50, 3 per cento
(ciascuno poteva indicare più risposte). Quanto allo stipendio è tra i
principali timori per il 37,1 per cento dei ragazzi. Ma un altro 26,2
per cento (tra prima e seconda risposta) dice di non conoscere il tipo
di offerte di lavoro che ci sono davvero sul mercato dell'occupazione.
Il mancato orientamento. Gli studenti italiani sono quelli che giudicano
con maggiore severità le attività di orientamento e counselling ricevuti
durante il percorso scolastico sulle opportunità formative successive e
sugli sbocchi occupazionali. Meno di un quarto dà infatti un giudizio
positivo ai servizi e alle strutture che li hanno supportati mentre la
media europea è il doppio. Più insoddisfatti di loro sono solo i turchi.
Desiderio e necessità. Quando alla volontà di lavorare in un altro paese
europeo le cose si fanno più complesse. Il 31,3 per cento dei ragazzi
europei dice di volere lavorare in un'altra nazione, ma per un limitato
periodo di tempo. Sono invece il 26,2 per cento quelli che desiderano
farlo per una più ampia fase della propria vita. In Italia i numeri sono
inferiori. Il 55,4 per cento dice di non desiderare una soluzione di
questo tipo. Solo il 14,1 per cento guarda a questa opzione maniera
favorevole anche se si trattasse di una scelta per una significativa
porzione di tempo della propria vita. Un altro 23,9 per cento, invece,
sarebbe intenzionato a farlo ma solo per un breve periodo.
Gli studi all'estero e i costi. Quanto agli studi, chi va fuori dai
confini nazionali per percorsi scolastici e formazione, lo fa per lo più
con fondi privati. In tutta Europa ricorre ai propri capitali il 65 per
cento. Gli altri ricorrono a fondi o borse di studio offerte da
istituzioni europee, nazionali e regionali o da imprese. In Italia chi
si paga da la propria permanenza è il 69 per cento. All'opposto, c'è
invece la Norvegia dove solo il 40 per cento è costretto a pagarsi da sé
percorsi di studio all'estero.
LA REPUBBLICA, 16-05-11
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