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L'ex igienista dentale precisa: «Non intendo accusare nessuno dei due»
Ruby, le carte difensive della Minetti.
Non fu lei a portare la ragazza ad Arcore
Memoria di 12 pagine della consigliera Pdl ai pm. Fede: «Stronzate. La
ragazza? L'ha portata Mora...». La replica dell'agente: «Emilio ha
abboccato all'amo»

MILANO - Non è stata Nicole Minetti a portare Ruby, allora minorenne,
nella residenza di Silvio Berlusconi ad Arcore la sera del 14 febbraio
2010. Lo sostiene la stessa consigliera regionale della Lombardia in una
memoria difensiva di 12 pagine che il suo avvocato, Daria Pesce, ha
presentato ai pm milanesi che indagano sulla vicenda. Il legale, secondo
quanto ricostruito dalle agenzie di stampa, sostiene anche che la
consigliera del Pdl non era presente al concorso di bellezza a Taormina
dove, secondo l'accusa, iniziò l'induzione alla prostituzione di Ruby da
parte di Emilio Fede. La memoria difensiva della Minetti è stata vista
come una presa di distanze dallo stesso Fede e da Lele Mora che sono
indagati assieme a lei.
FEDE: «E' UNA STRONZATA» - Emilio Fede ha replicato con
sarcasmo alla notizia della consegna del documento ai magistrati: «La
memoria depositata da Nicole Minetti è una stronzata fatta per
giornalisti in baby-doll. La smentisco». Parlando con Affaritaliani.it,
il direttore del Tg4 ha aggiunto: «Sono anche accusato di aver
assassinato una delle ragazze lungo la strada e averne nascosto il
corpo». Più tardi, in una nota, il giornalista ha detto di avere letto
una sintesi della memoria difensiva della Minetti «assistita dall'avv.
Daria Pesce». E che «L'unico elemento mancante è che entrambe avrebbero
bisogno dell'assistenza di uno psichiatra».
«È ARRIVATA ATTRAVERSO MORA» - Ancora più tardi, però,
Emilio Fede ha aggiunto alcuni particolari alle sue dichiarazioni,
accusando in diretta dagli studi di Iceberg, trasmissione di
Telelombardia, l'altro co-imputato nel caso di induzione e sfruttamento
della prostituzione, anche minorile: «Karima el Mahroug, detta Ruby, è
arrivata ad Arcore attraverso Lele Mora», ha detto il direttore del Tg4.
MORA: «FEDE HA ABBOCCATO» - Non si è fatta attendere la
replica di Lele Mora, in quello che sembra diventare un caso giudiziario
a cielo aperto, affrontato a mezzo stampa: «Il pesce, anzi la Pesce
(Daria, ovvero l'avvocato della Minetti, ndr) in questo caso, di solito
butta l'amo. Ed Emilio Fede ha abboccato», ha dichiarato l'«agente delle
star» a La Zanzara, a Radio 24. «Ambra e Chiara (le ultime due ragazze
che avrebbero parlato ai pm degli incontri a Villa San Martino, ndr)
Arcore l'hanno visto solo in tv - ha aggiunto Mora - Loro non sono mai
state nella residenza del Presidente del Consiglio. La stessa Minetti
l'ho vista solo qualche volta e non ho neanche il suo numero di
telefono», ha concluso.
«NIENTE ACCUSE A FEDE E MORA» - In serata, comunque, si
era fatta sentire anche la stessa Minetti, ex igienista dentale e
valletta di «Colorado Cafè», con una precisazione sul contenuto del
documento: «Il mio legale Daria Pesce - ha detto all'Ansa - ha
presentato una memoria difensiva da cui si evince che non ho portato
Ruby ad Arcore. In questa memoria, ci tengo a sottolinearlo, non accuso
né Emilio Fede né Lele Mora».
LA VICENDA - Nella vicenda, l'impresario dei vip, il
direttore del Tg4 e l'ex igienista dentale sono chiamati a rispondere di
induzione e sfruttamento della prostituzione, anche minorile per 32
ragazze - con l'aggiunta di Karima el Mahroug detta Ruby, allora
minorenne - reclutate per le cosiddette feste di Arcore. L'indagine
ruota attorno alla giovane marocchina, che venne fermata per furto la
notte tra il 27 e il 28 maggio scorsi, poi rilasciata dopo una
telefonata alla questura da parte del premier Silvio Berlusconi e
affidata alla consigliera regionale del Pdl. Un affidamento durato in
realtà solo pochi minuti, perchè poi Ruby fu poi «consegnata» alla
brasiliana Michele Conceicao. Da questo procedimento è stata stralciata
la posizione del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il cui
processo con rito immediato con l'imputazione di prostituzione minorile
è iniziato il 6 aprile davanti al Tribunale di Milano.
CORRIERE DELLA SERA, 19-04-11
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