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Processo breve, Napolitano: valuterò.
Berlusconi: con il Quirinale chiariremo
Il Colle: nessun intervento preventivo. Il premier: ora avanti con le
intercettazioni. Il Pd attacca: indegno, lasci

ROMA - Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, valuterà il
provvedimento sul processo breve approvato ieri dalla Camera e che ora
passa al vaglio del Senato.
Lo ha detto lo stesso capo dello Stato, sottolineando che ha intenzione
di verificare gli effetti della prescrizione. A chi gli chiedeva cosa
pensasse delle molte preoccupazioni espresse dall'Associazione nazionale
magistrati e dalle famiglie delle vittime di Viareggio sul fatto che la
legge possa fare saltare molti processi, Napolitano ha detto: «Valuterò
i termini di questa questione quando saremo vicini al momento
dell'approvazione definitiva in Parlamento».
Il Quirinale: nessun intervento preventivo. Successivamente, rispondendo
a una specifica domanda, ambienti del Quirinale hanno preciato che
l'espressione «vicini al momento» significa che il capo dello Stato
comincerà ad esaminare il testo alla vigilia della decisione che gli
toccherà prendere a proposito della promulgazione. Le stesse fonti
aggiungono che interpretare le parole del presidente Napolitano come
annuncio di un intervento preventivo è del tutto arbitrario.
Intanto, incassato il sì della Camera al disegno di legge sulla
prescrizione breve con 314 si e 296 no, il premier Silvio Berlusconi
esulta: noi compatti, l'opposizione è a pezzi.
Davanti a Montecitorio popolo viola e vittime di alcuni grandi processi
a rischio prescrizione ieri hanno contestato il governo. Protesta anche
l'Anm, che parla la di una sconfitta per lo Stato e dice che si «affossa
definitivamente il processo». Nel frattempo Berlusconi annuncia alla
stampa estera l'intenzione di non ricandidarsi alla elezioni del 2013,
lanciando la candidatura di Angelino Alfano. Ipotesi sulla quale ha però
frenato il portavoce del premier: solo ipotesi.
Dobbiamo «chiarire» con il Colle è spiegare bene gli effetti di questo
provvedimento, ha detto Berlusconi, nel corso del vertice di oggi a
palazzo Grazioli con i capigruppo della maggioranza. Il premier è
tornato sulla necessita di avviare un «dialogo» con il capo dello Stato,
secondo quanto riferito da alcuni partecipanti, dicendosi convinto che
anche il Colle comprenderà le ragioni del provvedimento.
C'è molta disinformazione su questo provvedimento, dobbiamo spiegarlo
meglio alle persone, ha detto Berlusconi. Bisogna andare in giro e dire
alle persone - ha aggiunto il Cavaliere - che non è assolutamente vero
che la strage di Viareggio e quella dell'Aquila resteranno impunite.
Dopo il bel risultato che abbiamo ottenuto ieri andiamo avanti con la
legge sulle intercettazioni perchè intorno a questo provvedimento c'è un
grande consenso popolare, la gente non vuole sentirsi spiata, ha
aggiunto il premier.
Dovunque vada c'è una standing ovation ogni volta che parlo della
necessità di tutelare la privacy, ha poi sostenuto Berlusconi sempre
durante il vertice di oggi a palazzo Grazioli, dove avrebbe espresso la
volontà di andare avanti anche con la legge sulle intercettazioni. Il
Cavaliere, raccontano, avrebbe ribadito la necessità di evitare la
pubblicazione sui giornali di cose irrilevanti penalmente. La gente è
stanca, non vuole sentirsi spiata al telefono, sarebbe stato il
ragionamento de premier.
la precisazione di Bonaiuti. «Leggiamo con stupore su alcune agenzie di
stampa che al presidente Berlusconi viene attribuita una ipotetica
intenzione di "convincere" il Quirinale in merito al cosiddetto processo
breve. Questa intenzione, per il rispetto che si deve al Capo dello
Stato, non è stata mai espressa ed è assolutamente inventata», ha poi
precisato Paolo Bonaiuti, portavoce del presidente del Consiglio.
Bersani: vulnus di incostituzionalità. Per il Pd il processo breve ha
«un vulnus di incostituzionalità»: lo ha detto il segretario del Pd,
Pier Luigi Bersani, ospite della trasmissione «Otto e mezzo» su La7. «Le
leggi - ha detto Bersani - hanno un loro percorso; c'è il vaglio del
presidente della Repubblica e della Corte costituzionale. A nostro
giudizio questa legge non garantisce la parità dei cittadini, quindi ha
un vulnus costituzionale».
«Berlusconi non è più degno e nemmeno in grado di governare. L'Italia
non può continuare così», ha detto in una intervista al Financial Times,
il vicesegretario del Pd Enrico Letta che auspica un passaggio di mano
nell'ambito dello stesso centrodestra o elezioni anticipate. «L'ideale
per il Paese - ha spiegato Letta - sarebbero immediate elezioni
generali. Credo che le vinceremmo largamente con una coalizione larga, a
patto di guardare più all'unità di intenti che alle differenze. Meglio
della situazione attuale sarebbe comunque un nuovo primo ministro
cambiato in corsa dentro la stessa coalizione di governo, come
accadrebbe in qualunque altra normale democrazia europea».
«Non chiamamolo processo breve», attacca il quotidiano della Cei
Avvenire, bocciando la legge approvata dalla Camera. «Al di là delle
partigianerie - scrive Danilo Paolini nell'editoriale - i nodi della
giustizia non saranno sciolti». Perchè come tali «non vanno intese le
urgenze del Presidente del Consiglio di risolvere i propri guai con
taluni magistrati di Milano». Secondo il quotidiano dei vescovi,
«sarebbe meglio chiedersi a che cosa non servirà questa legge definita
solo per convenzione sul processo breve perchè la risposta, purtroppo, è
che non servirà affatto ad accorciare i tempi dei processi. Come tutti i
testi analoghi già presentati in passato, si limiterà alla fotografia e
non alla cura del male. Perchè di volta in volta si potrà soltanto
prendere atto del fallimento di uno Stato che non garantisce in tempi
ragionevoli ai processi di arrivare a sentenza».
IL MESSAGGERO, 15-04-11
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