ASOR ROSA, AMICI E NEMICI SENZA BORRACCIA
(CON BARTALI E COPPI C'ERA ANCHE CULTURA)




di Riccardo Ruggeri

Strano paese l'Italia, torni dall'estero, disfi le valigie, entri subito in crisi. Alla sera, in televisione ti chiedi: "Un celebre intellettuale golpista?" Il mattino dopo apri il giornale, leggi le parole di Alberto Asor Rosa "...ci vuole una prova di forza dall'alto che congeli le Camere e imponga una nuova legge elettorale, con l'intervento dei carabinieri...". Le rileggi, sembrano golpiste, ti viene alla mente l'81, Madrid, il maggiore Tejero che occupa le Cortès, e proprio nell' 81 Asor Rosa aveva scritto "...la democrazia è quel tale gioco che accetta di rimettere in discussione le proprie regole, se non lo fa è già un'altra cosa...". Asor Rosa viene abbandonato dai suoi, fanno capire che il suo è il pensiero di un vecchio solo e stanco. Gli avversari fanno i nomi (prestigiosi) di altri che la pensano come lui. Le due lobby culturali che si fronteggiano sanno che come golpista è uno swarovski ma lo usano per accusarsi a vicenda di "rozzi attacchi proditorii". Come cultore di neologismi sintattici, questo duello ha arricchito la mia preziosa collezione: "leninista alla vaccinara"; "silenzio della guida suprema del diritto mite" (chi sarà?); "autrice del progetto inconsapevolmente golpista" (chi sarà?); "...per questi scombinati piagnoni e virtuisti della cricca S..." (chi saranno?). Mi sono stufato di questi duelli a base di sintagma finto colti; prima di partire mi guardo in tv il duello galactico Real Barşa, ripensando al mitico duello fra Coppi e Bartali sui tornanti del Galibier, col dilemma della borraccia. Riconosciamolo, in quella borraccia c'era cultura.


ITALIA OGGI, 20-04-11