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Domenica In... onda: Lorella Cuccarini
balla il valzer della liturgia tv (fuori tempo)

di Lord
Lucas
Ci sono artiste pluristimate che restano professioniste, anche se fuori
posto. E ci sono conduttrici con una bruttissima nomea, ma vincenti nel
loro campo (di cui in questa sede vi risparmiamo i nomi). Il paradosso
di una veterana di lungo corso, come Lorella Cuccarini, è che il suo
approdo a Domenica In resta (ancora) un’incognita, più che una conferma.
Dopo anni di carriera, Lorella ha ‘debuttato’ solo oggi nelle inedite
vesti di padrona di casa e conduttrice in solitaria di lunga serialità.
Di professione nasce showgirl, ma nella tv di oggi serve a ben poco.
Perciò, tolta la sigla che è l’ennesimo sfizio anni Ottanta - e fuori
contesto - di Luca Tommassini, la Cuccarini prova ad adattarsi al genere
più abusato della programmazione odierna (dopo la reality-mania): il
talk show.
Ci aveva promesso di farlo a modo suo, regalandoci una Domenica di festa
e al contempo specchio di un’Italia diversa, vista la prossima
ricorrenza dei 150 anni dall’Unità. Ma con la Cuccarini si crea sempre
un grosso equivoco, ovvero che l’alternativa ai toni forti e alle
provocazioni più deteriori sia un’overdose di catechismo farcito da uno
stile passatista. Se ci aggiungi uno studio cupo e un’atmosfera da
funerale del divertimento, la tv di qualità diventa un’espiazione più
insopportabile del trash stesso.
La scaletta di oggi era, non a caso, un perfetto compitino, di una che
ha fatto talmente tanta (buona) televisione da essersi persa per strada
il fattore più importante: il rapporto diretto col pubblico, che ancora
non la inquadra a tutto schermo.
La Cuccarini non sa fare le interviste, e si vede, perché è troppo
emotiva. Lei vede il bicchiere mezzo pieno sempre, è umana, è
sinceramente buona in un’Italia che va a fondo. L’italiano medio non ne
può più delle iniezioni di ottimismo, delle fatine dal sorriso
spalancato misto a lacrimuccia facile: ha bisogno di verità, persino di
ipocrisia ben recitata, ma non di lezioni di solidarietà.
Basta, insomma, rimpiangere La Buona Domenica di una volta che non ha
più ragione di esistere: la realtà là fuori fa troppo schifo per essere
censurata e svoltata in salsa caramellata. Allora Lorella dovrebbe
incattivirsi per non sembrare fuori tempo?
No, ma quantomeno sporcarsi un po’ più le mani, imparare a lottare
anziché a emozionarsi per tutto, perché l’incantesimo della
professionalità lavata con Perlana non funziona più. Dallo spettacolo
oggi non si pretende più l’impeccabilità della performance, ma la sua
onestà intellettuale, specie se svesti i panni di artista e indossi
quelli di conduttrice vera.
Lorella stessa ha capito che sarebbe ridicola a giocare e scherzare,
come faceva con Columbro e Sbirulino. Allora le avranno (mal)
consigliato di darsi pure lei alle storie strappalacrime o all’angolo
dei santi, un po’ a sua immagine della Bianchetti che l’ha preceduta. Il
risultato? Una sensazione stucchevol-luttuosa che ha pervaso un blocco
del contenitore, tra mali incurabili e candore a buon mercato.
Poi c’è il pacchetto della prima puntata che era tutto un programma. Con
ospiti da prima serata - senza lo spauracchio del flop Auditel - e tempi
teatrali di matrice baudesca, siamo bravi tutti a fare la tv di qualità.
Lorella ha avuto Gigi D’Alessio, Bisio e il cast del suo ultimo film di
successo, ma soprattutto la sua cara amica e collega di agenzia
Antonella Clerici (le due hanno aperto l’anteprima in chiave
gay-friendly, cantando Dancing Queen degli Abba attorniate da piume di
struzzo).
In due non fanno Mara Venier, quando si tratta di spontaneità nelle
interviste, perciò si son date man forte l’una con l’altra. E la
freschezza della Clerici, pur sprovvista di dialettica e personalità
salottiera, fa sempre la differenza quando si tratta di arrivare dritta
alle signore a casa.
A un certo punto le mettono di fianco il povero Massimiliano Rosolino,
co-conduttore, in versione “uomo oggetto in accappatoio”. Ecco cosa
succede, per un bel professionista sportivo, a firmare con la tv:
ridursi alla mercè di primedonne sulla via della menopausa. Il suo
omonimo Ossini, da casa, starà gongolando per aver preferito RaiTre a
RaiUno: dopo anni in cui zappi la terra a Linea Verde, meglio continuare
a farlo altrove che farsi spogliare con gli occhi da chi conduce al
posto tuo.
La Clerici è stata inizialmente “usata” da Lorella per vivacizzare una
banale marketta spacciata per grande esclusiva. Insieme hanno commentato
in tempo reale una sua intervista preregistrata a Julia Roberts e Javier
Bardem. Come ignorare il cartonato sullo sfondo, da conferenza stampa
dell’ultimo film a portata di qualunque stagista, e l’ennesimo imbarazzo
reverenziale provato da un personaggio italiano verso la star
internazionale?
Lorella si è trovata invischiata in una marea di luoghi comuni, dalla
pasta alla carbonara all’accento romanesco, ammiccando a Hugh Grant in
Notting Hill, quando si improvvisava intervistatore di Julia per la
rivista Cavalli e Segugi. E - in una tv che vive di eventi per farsi
notare - la puzza di naftalina stantia fa gridare alla crisi degli
autori televisivi.
D’altronde, la conduttrice è talmente old-fashioned da far le interviste
con carta, penna e cartelletta, senza neanche uno straccio di supporto
tecnologico (come se non bastasse la zero novità nei contenuti).
Poi c’è la casa di Lorella a centro studio, con il frigo che sputa
veleno a tavolino e un’invenzione scenografica delle più kitsch. Quanto
più ti fanno credere che sono tutte buone e brave e ti invitano a casa
loro (tra l’altro, la casa di Lorella è nello stesso studio di “quella
di Paola Perego” e già questo la dice tutta), tanto più non ci vai per
dispetto. Basta.
E’ l’ora di destrutturare il valzer della liturgia tv, che la Cuccarini
balla fiera pur avendo appeso le scarpette al chiodo. Lorella meritava
di tornare in Rai, ma con un format moderno sulle sue corde come Vuoi
ballare con me?, in cui riusciva a coniugare agilmente le sue due anime:
l’amore per la famiglia e quello per lo spettacolo. A Domenica In… Onda
è solo una che ama talmente tanto la tv, da non essersi accorta di
quanto è cambiata. Specie se gli autori viziati dai suoi occhioni dolci
la assecondano troppo
TVBLOG, 04-10-10
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