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Habemus Dandini e i
suoi 14 autori di "Parla con me"! E che ce ne facciamo?

di Mariano Sabatini
Ho capito come è nata la polemica
intorno a Parla con me di Serena Dandini. Dopo tutto il rumore, le
chiacchiere, gli articoli che gridavano alla censura, ieri sera mi sono
sintonizzato su Raitre: all’apparire della paladina della libertà di
satira in Italia, ho tirato un sospiro di sollievo… evvai, la democrazia
è ancora salva! L’entusiasmo si è spento alla vista dei titoli di
testa. Per assemblare quarantacinque minuti di programma, la gloriosa
ideatrice della Tv delle ragazze, si avvale di quattordici autori. Per
esser certo di quello che scrivo, ho rivisto e snocciolato più volte –
grazie alla provvida registrazione – la lista, capeggiata dalla stessa
Dandini e da Andrea Salerno, dirigente Rai, e sulla quale spicca la firma
del tenebrosissimo della narrativa italiana, Antonio Scurati. Ecco
spiegato l’arcano, il ritardo del varo e le conseguenti polemiche vanno
attribuite all’età media del CdA della tv pubblica. Che volete, sono
anziani, artritici, gli ci vuole tempo per firmare quattordici
(quattordici?!?!?!?!?) contratti; ai quali vanno aggiunti quelli di
programmisti, assistenti, tecnici, registi, produttori esterni (il
programma è realizzato in collaborazione con la Fandango), artisti vari.
Poi non ce n’è più per nessuno. Si capisce che la presentatrice ieri
abbia dovuto chiedere a due del pubblico in studio di spostare il divano
rosso per far sedere il primo ospite, Massimo Cacciari, già avvisato a
Otto e mezzo della Gruber, su La7. E questa è stata la trovata dei
quattordici autori per sottolineare la pessima sortita di Masi
sull’opportunità di avere un pubblico passivo nelle trasmissioni.
Persino Mentana, da cui Dandini è andata a proclamare il suo diritto a
vita all’uso delle telecamere, ha ironizzato: ti lamenti ti lamenti poi
vai sempre in onda, le ha detto in sostanza. Serena ha provato a metterla
in burletta e Chicco le ha fatto notare che lui però da Mediaset se n’era
andato. La Dandini rimane sempre, invece, incollata al divano rosso come
un mitilo allo scoglio. Per lei la censura è solo evocata, paventata,
arriva provvidenziale, più efficace di una campagna promozionale ideata
ad hoc da Oliviero Toscani. Che sia lei la “papessa straniera” del Pd!?
Questo non capiscono, al settimo piano di viale Mazzini: i bastoni tra le
ruote alla station wagon della Dandini (chissà perché me la immagino alla
guida di una costosissima e lunga auto) vengono usati dalla astutissima
presentatrice – faina della tv – come pilastri del suo ego spropositato.
Si muove, parla, esterna come se a mettere in serio pericolo la
democrazia in questa malandata Italia fosse il ritardo alla messa in onda
di Parla con me. Dopo aver portato in tv, Avanzi, Tunnel e soprattutto
Il Pippo Kennedy Show, dove però la vera star era Corrado Guzzanti, Parla
con me determina una depressione nella produzione satirica della
sacerdotessa dello sghignazzo politicamente corretto. Prima c’era Sabina
Guzzanti che spernacchiava Berlusconi, oggi la censura cade sullo spot
con il finto Minzolini. Lo scadimento culturale è palese, le ambizioni
modeste. I momenti migliori di Parla con me non sono certo le interviste
ai compagnucci del partitino che fa la Dandini. Allora togliamo la
Dandini e lasciamo gli altri (Celestini, Vergassola, Rivera), visto che a
fare le interviste concilianti su Raitre c’è già Fabio Fazio, con ascolti
ben superiori. Oltretutto Fazio riesce ogni tanto anche a invitare
qualcuno di idee diverse dalle sue e fargli una o due domande di qualche
malizia. Parla con me appare come la solita (dopo varie stagioni) comoda
riserva dandiniana. Un po’ poco per chi si propone come baluardo della
italica libertà di espressione.
TISCALIRUBRICHE, 30-09-10
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