DOSSIER - LA RIPRESA
I piccoli e l'euro debole fanno ripartire l'export
Esportazioni + 17% in maggio, ma resta l'ombra del deficit commerciale



di SANDRA RICCIO


TORINO - Il made in Italy ha riacceso i motori. A dirlo sono i dati sull’export diffusi ieri dall’Istat. I numeri raccolti dall’Istituto di ricerche dicono che a maggio le esportazioni italiane sono salite di un buon 17% rispetto allo stesso mese del 2009. La ripresa è cominciata fuori dall’Europa, in Paesi come la Cina, il Brasile e in nuove aree come il Nord Africa. Ora si sta diffondendo anche nei Paesi dell’Europa.

Nel periodo gennaio-maggio 2010, rispetto al corrispondente periodo del 2009, le esportazioni, ha spiegato ancora l’Istat, sono aumentate del 10,5%, con dinamiche pressoché identiche per i paesi Ue e per quelli non comunitari.

Si tratta del miglior risultato messo a segno negli ultimi due anni e riporta un pò di buon umore in tutto il mondo dell’industria. Anche perchè l’inversione di tendenza ha riguardato la gran parte dei settori della produzione con il manufatturiero in testa. All’estero sono ripartite soprattutto le richieste di articoli di abbigliamento, di prodotti del tessile e dell’agroalimentare. Hanno ripreso forza un pò tutte le produzioni che rappresentano i prodotti con il marchio Italia all’estero e che negli anni erano riuscite a penetrare i mercati.

«I dati testimoniano una risalita che sembrava tardare», ha commentato Sebastiano Lentini, della Presidenza Confapi, l’associazione che rappresenta 120 mila imprese italiane, per un totale di 2,3 milioni di addetti. In questi giorni tra i membri dell’organizzazione si respira un’aria diversa anche se i punti critici non mancano.

«L’export traina la ripresa dell’Italia, ma riemerge il problema dell’import energetico, che pesa sulla bilancia commerciale, allargando il deficit», ha detto ieri il vice ministro allo Sviluppo Economico, Adolfo Urso, commentando il dato diffuso dall’Istat. Per Urso il risultato raggiunto dall’export tricolore testimonia «che le imprese italiane hanno agganciato meglio e prima del previsto la ripresa economica internazionale». Tuttavia c’è anche qualche ombra: «ritorna in superficie - ha fatto notare il vice ministro - il problema irrisolto dell’import energetico che manda in tilt la nostra bilancia commerciale».

E infatti i settori fanalino di coda di questa nuova corsa sono proprio quelli più legati all’approvvigionamento di energia che li ha resi meno competitivi sui mercati internazionali.
Il buon andamento degli ultimi mesi è stato incoraggiato dall’euro debole. La crescita dell’export «si è andata consolidando negli ultimi mesi - ha detto ieri Urso - avvantaggiata dal valore dell’euro che, però, comporta anche un aumento della bolletta energetica. Un campanello d’allarme che mette a nudo il principale problema strutturale del paese, vale a dire l’alto costo dell’energia». Non è un caso che la nostra bilancia commerciale, al netto dell’energia, ha chiuso i primi cinque mesi dell’anno con un saldo attivo con l’estero di 9,7 miliardi di euro.

«Il cambio favorevole non può essere la strada da battere per rimettere in piedi la nostra economia - dice Lentini - bisogna piuttosto creare condizioni di mercato che rendano appetibile il made in Italy nel lungo periodo».

Non mancano, poi, i dubbi sulla solidità di questa nuova tendenza. La ripresa sembra essere piuttosto cagionevole di salute, perchè continua a essere esposta a numerosi rischi. «La conferma dipenderà dalle manovre di risanamento dei governi a livello globale - sostiene Lentini - se non ci sono misure che riguardano lo sviluppo ma solo contenimento della spesa avremo solo l’illusione di una ripresa e presto torneremo a confrontarci con le difficoltà che abbiamo vissuto in questi ultimi due anni».

In più il trend positivo è offuscato dai dati sulla produzione per il mercato interno. Dalle anticipazioni di un indagine Confapi-Unicredit emerge che, nel primo semestre, la produzione delle aziende per il mercato interno si è fermata all’1,5%. Le proiezioni sull’intero anno indicano addirittura un dato negativo sul mercato domestico con un calo del 5,4% a fronte di una crescita degli ordini del 2,2% in Europa e del 6% oltre i confini europei. Un’aiuto, ora, dovrà arrivare anche dal mondo del credito. Per questo nei giorni scorsi il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, si è appellato alle banche perchè diano più sostegno alle piccole e medie imprese.

LA STAMPA, 17-07-10