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L'ATTIMO FUGGENTE. Pupi
Avati, la vita parallela del
cinema e la gratitudine per Laura Betti e Ugo Tognazzi
Nell’ultimo numero dell’Attimo fuggente
il grande regista confida a Cesare Lanza frammenti della
sua vita, come il vivere a fianco della realtà un’altra
esistenza con la macchina da presa sempre in mano
 
“Indubbiamente, ho incontrato all'inizio grandi
difficoltà. Arrivai a Roma, da Bologna, con il peso di
forti pregiudizi su di me. Parliamo della fine degli
anni sessanta… una stagione particolare del cinema
italiano, c'era una sorta di frattura con il pubblico, i
registi proponevano linguaggi nuovi, difficili”.
Parte da questo amaro ricordo l’intervista a Pupi Avati
realizzata dal direttore Cesare Lanza. La svolta nella
carriera del regista bolognese arriverà qualche tempo
dopo, grazie all’incontro fortunato con Laura Betti.
“Laura mi prese per mano e mi condusse attraverso
l'inferno romano. Il suo salotto era frequentato da
tutti quelli che contavano nell’ambiente del cinema…
Pasolini, i fratelli Bertolucci, Ugo Tognazzi, una star
assoluta”. E la fortuna nell’incontro con Tognazzi fu
determinante: “Ugo lesse per sbaglio un mio copione. Mi
chiamò da Parigi per dirmi che avremmo fatto il film,
non credevo alle mie orecchie!”.
Da quel momento la regia di Pupi Avati diventerà
sinonimo di garanzia e di fiducia per produttori e
distributori, anche per la sua peculiare capacità di
reinventare personaggi che con il cinema non hanno
niente a che fare. L’esempio più fulgido è sicuramente
quello di Katia Ricciarelli, una vera scommessa, vinta.
Del rapporto con i critici sottolinea: “Non hanno mai
contato nulla, o comunque granché, per il destino di un
film o di un regista. Progressivamente, con gli anni,
sempre meno”. Il regista di riferimento? “Naturalmente
Federico Fellini. Un genio”. “Il cinema per me – confida
infine Avati a Lanza – è come vivere una vita parallela,
con la macchina da presa sempre in mano”.
22-07-10
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