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I verbali
Anche il Sismi nell’operazione
Finmeccanica
Un teste: al primo incontro il capocentro di Milano
Anche il Sismi era informato della acquisizione da parte
di Finmeccanica della società «Digint», poi ceduta
all’organizzazione criminale che farebbe capo a Gennaro
Mokbel. A rivelarlo è stato uno dei soci di «Ernst &
Young», ritenuto testimone chiave nell’inchiesta che
mira a dimostrare come l’affare servisse in realtà a
costituire «fondi neri» all’estero.

di Fiorenza Sarzanini
ROMA — Il Sismi, il servizio segreto militare, era
informato dell’acquisizione da parte di Finmeccanica
della società «Digint», poi ceduta all’organizzazione
criminale che farebbe capo a Gennaro Mokbel. Un alto
funzionario dell’intelligence avrebbe addirittura
partecipato a una delle riunioni preparatorie e poi
sarebbe diventato responsabile del settore sicurezza di
Alenia in America. A rivelarlo è stato uno dei soci di
«Ernst & Young», che gestì l’operazione finanziaria,
adesso ritenuto testimone chiave nell’inchiesta che mira
a dimostrare come l’affare servisse in realtà a
costituire «fondi neri» all’estero. Dopo l’arresto di
Lorenzo Cola, il consulente di Finmeccanica accusato di
riciclaggio proprio perché avrebbe trasferito sui propri
conti correnti i proventi pari a 8 milioni e 300 mila
euro, il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo
e i pubblici ministeri delegati alle indagini hanno
interrogato numerosi manager dell’azienda specializzata
nei sistemi di difesa—compreso il presidente
Pierfrancersco Guarguaglini — e anche quelli che ebbero
un ruolo esterno. I loro verbali mostrano le
contraddizioni nella ricostruzione dei fatti, ma
soprattutto rivelano l’esistenza di altre operazioni
riconducibili a Cola per il trasferimento di denaro su
depositi stranieri.
L’incontro a Milano con il capo degli 007
Il 9 luglio scorso viene convocato al palazzo di
giustizia della capitale Giuseppe Mongiello,
responsabile del settore fiscale dello «Studio Legale
Tributario » partnership di «Ernst & Young». Cola è
stato bloccato da poche ore mentre si accingeva a
partire per gli Stati Uniti. Il testimone non si sottrae
alle domande dei magistrati. «I miei rapporti con
Finmeccanica per quanto riguarda la Holding sono con il
presidente Guarguaglini, con il responsabile delle
comunicazioni Borgogni e con il responsabile del settore
fiscale Correale. Ho conosciuto Lorenzo Cola in quanto
mi è stato presentato circa a metà del 2006, circa sei o
sette mesi prima che avesse inizio l’operazione «Digint»,
da Guarguaglini o da persona di Finmeccanica vicina a
Guarguaglini, come consulente esterno di Finmeccanica.
Posso dire però con tranquillità che successivamente ho
incontrato Cola in Finmeccanica e ho avuto la conferma
dei rapporti molto stretti tra i due: posso qualificare
Cola, se non come il braccio destro di Guarguaglini,
sicuramente come suo uomo di fiducia. Dopo qualche mese
Cola mi disse che Finmeccanica era intenzionata a
rilevare una tecnologia di avanguardia di cui era in
possesso la società Ikon, ma con modalità riservate.
Ricordo anche che la prima volta Cola mi parlò di questa
cosa a casa sua a Milano alla presenza di un militare,
tale Maurizio Pozzi, che si presentò come capocentro
Sismi di Milano e che ora so essere capo sicurezza
Alenia in nord America (società che fa parte del Gruppo
Finmeccanica, ndr). Pur non avendo modo di dubitare che
Cola parlasse a nome di Finmeccanica per i suoi rapporti
con la dirigenza, ne parlai con Luca Manuelli che era
l’amministratore di «Finmeccanica Group Services» e
anche perché era uso dello studio avere documentazione
che attestasse gli incarichi ricevuti e ci fu uno
scambio di note scritte. I miei interlocutori per questa
operazione erano Cola, Manuelli e Borgogni, però ho
assistito a telefonate fatte da Manuelli a Guarguaglini
per ragguagliarlo direttamente su questa operazione».
Dopo poco Mongiello aggiunge: «Avevo saputo da Cola che
la tecnologia Ikon, che doveva essere trasferita a
Finmeccanica tramite "Digint", gli era stata segnalata
proprio da Pozzi, il capocentro Sismi. Per questo
ragione io ho sempre ritenuto che Cola fosse vicino o
comunque collegato ai Servizi. Questa circostanza, unita
al fatto che essere molto vicino ai vertici di
Finmeccanica mi induceva a non fare molte domande sulle
indicazioni che mi forniva di volta in volta per
effettuare le operazioni che mi venivano richieste.
Voglio precisare, a conferma dei rapporti di cui godeva
Cola all’interno di Finmeccanica, che lo stesso dava del
"tu" a tutti i massimi vertici del Gruppo, cioè a
Guarguaglini, Manuelli, Zappa, Borgogni, Giordo, alla
moglie di Guarguaglini che è amministratore della "Selex
Sistemi Integrati", e ad altri».
Riunioni e affari con gli uomini di Mokbel
È ancora Mongiello a confermare come l’operazione sia
stata gestita sin dall’inizio con i personaggi—in
particolare il senatore Nicola Di Girolamo e la «mente
finanziaria » Marco Toseroni — poi arrestati con
l’accusa di aver fatto parte dell’associazione criminale
che farebbe capo a Mokbel. Circostanza che Guarguaglini
e gli altri vertici della holding hanno sempre negato.
L’indagine condotta dai carabinieri del Ros ha
consentito di verificare che attraverso la
lussemburghese «Financial Lincoln » è stata costituita
la società «Digint» che ha acquisito appunto il ramo
d’azienda dalla Ikon che riguardava il tracciamento dei
dati. Così il fiscalista ne ricostruisce i passaggi
salienti: «Al momento della proposizione
dell’operazione, Cola mi disse che le quote della
società che venne individuata in una società
lussemburghese — ottimo strumento per garantire la
riservatezza della titolarità delle quote — dovevano
essere divise in modo che il 51 per cento venisse
riservato a lui o società che avrebbe indicato per conto
di Finmeccanica e il restante 49 per cento diviso in
parti uguali tra Albini e Mugnato (soci della Ikon ndr).
Il 51 per cento riservato a cola fu in via provvisoria
intestato a mia moglie in attesa di indicazione di Cola
e preciso che lo sollecitai più volte a fornirmi
indicazioni sull’intestazione definitiva. Posso dire che
tutta l’operazione finalizzata al rilievo della
"Financial Lincoln" e alla costituzione di "Digint" con
tecnologia "Ikon" è stata effettuata su richiesta e per
conto di Finmeccanica. Tutte le cariche interne a "Digint",
amministratori e collegio sindacale, sono avvenute
sempre su indicazione di Finmeccanica, in particolare di
Manuelli su indicazione del vertice, ritengo
Guarguaglini e Borgogni che si occupa delle cariche del
Gruppo. Effettivamente ricordo che Cola ci presentò
all’interno dello studio di via Romagnosi l’avvocato Di
Girolamo e Toseroni come soggetti interessati, io
ritenevo per suo conto, all’intestazione del 51 per
cento delle quote che all’epoca erano, provvisoriamente,
ancora in capo a mia moglie. Non ricordo se ci sono
stati altri incontri con Di Girolamo e Toseroni.
Sicuramente è venuto spesso Marco Iannilli (anche lui
arrestato per concorso in riciclaggio con
l’organizzazione di Mokbel, ndr) che seguiva
l’operazione per Cola».
Il Fondo «schermo» voluto dal presidente
Secondo il testimone i vertici erano informati passo
dopo passo dell’operazione. E per dimostrarlo cita
un’altra circostanza: «Cola ci disse che Guarguaglini
non gradiva che risultasse che Finmeccanica partecipasse
in minoranza a una società controllata da una piccola
società con minimo capitale sociale e peraltro di
diritto lussemburghese, per cui Cola stesso ci disse che
occorreva "schermare" questa titolarità riferendo la
titolarità delle quote della "Financial Lincoln" al
Fondo Allianz. Di questo si occupò Corrado Prandi, ex
dipendente di "Ernst & Young" che io stesso ho
presentato a Cola. Economicamente ho sempre ritenuto che
si trattasse di un’operazione "neutra" nel senso che
avveniva tutta all’interno di Finmeccanica, senza quindi
pagamenti per le intestazioni di quote. Sono rimasto
pertanto sbalordito quando ho letto su internet che Cola
avrebbe ricevuto in pagamento per questa società "Digint"
la somma di 8 milioni e 300 mila euro ». Proprio per
conoscere il grado di conoscenza dell’operazione da
parte dei vertici di Finmeccanica il 12 luglio scorso
viene convocato come testimone il presidente
Guarguaglini. Nel suo verbale ci sono diverse parti «omissate»,
ma nella sostanza ribadisce la regolarità
dell’operazione «che mi fu proposta nella primavera del
2007 dallo studio "Ernst & Young" e per esso da Cola e
Mongiello che mi parlarono di un software molto avanzato
adatto alla difesa dei sistemi informatici di
Finmeccanica che avrebbe potuto avere successo sia
all’interno del Gruppo che in un momento successivo,
attraverso la sua commercializzazione ». Guarguaglini
sembra voler prendere le distanze da Cola e infatti
afferma: «L’ho conosciuto tra la fine del 2006 e
l’inizio del 2007, ma l’ho frequentato poco». In realtà
a smentire questa circostanza, oltre a Mongiello, è il
direttore generale di Finmeccanica Giorgio Zappa, che
viene interrogato il giorno successivo e subito nega di
essersi occupato dell’affare "Digint". «Ho conosciuto
Cola dopo circa un anno e mezzo dal mio arrivo nel 2004
a Finmeccanica dalla Alenia di cui ero amministratore
delegato. Cola, che frequentava il 7˚ piano di piazza
Montegrappa, si era presentato nel mio ufficio ma io già
sapevo che era ben conosciuto dal presidente
Guarguaglini con cui peraltro successivamente l’ho visto
più volte. Cola mi disse di provenire da Ms, ora
diventata "Selex Sistemi Integrati", settore radar, e
quindi già in precedenza dal mondo Finmeccanica. Ricordo
che quando lo conobbi lui mi disse che conosceva
Guarguaglini e la mogli Grossi da circa sette, otto
anni. Con Cola ho avuto frequentazioni che si sono
concretizzate in sette, otto incontri formali e quattro,
cinque pranzi o cene ad alcune delle quali ha
partecipato anche l’attuale presidente della Fondazione
Ansaldo di genova, Luigi Giraldi. Cola vantava
frequentazioni e conoscenze di rilievo in America, anche
al Congresso, tanto che io ricordo di averlo segnalato
al presidente di Alenia Nordamerica qualche mese prima
del giugno 2007, epoca di aggiudicazione della gara in
America per l’aereo C27J per la quale potevano essergli
utili le conoscenze in America di Cola». Il 9 luglio,
poco dopo l’arresto di Cola, viene interrogato Corrado
Prandi, l’uomo che ne avrebbe gestito almeno in parte le
disponibilità finanziarie. Anche nel suo verbale ci sono
svariati «omissisi».
Operazioni all’estero ordinate da Cola
«La prima volta che ho fatto ingresso in Finmeccanica -
racconta - è stato nel 2006, 2007 emi ha portato
Mongiello. Non avevomai saputo che Cola fosse
interessato a "Digint" e quando è venuta fuori la
notizia sulla stampa, Cola mi disse che era stata creata
da lui per fare una cortesia ai suoi due amici Mugnato e
Albini. Nel 2008 ho conosciuto Iannilli e ho saputo che
era il commercialista di Cola. Io avevo due conti
utilizzati per Cola: il primo si chiamava Pinefold,
aperto e chiuso perché confluito in Yorkel nel 2008, e
Yorkel stesso. Cola mi ha chiesto il numero di conto
Yorkel per far fare dei trasferimenti a Iannilli in suo
favore. Iannilli ha trasferito sul conto di Cola
complessivamente due o tre milioni di euro circa: ciò è
avvenuto sul conto Yorkel nel 2008». Prandi inizialmente
esclude «di aver ricevuto per conto di Cola
trasferimenti di denaro dalla Smi di San Marino da parte
di Iannilli nel 2007 e lo escludo quasi certamente anche
per il 2008. Ho invece ricevuto nel 2009 somme di
denaro, complessivamente inferiori a un milione di euro
da Marco Iannilli dal conto Smi per conto di Cola». Ma
di fronte alle contestazioni dei magistrati ammette di
«aver conosciuto Iannilli nel 2007» e a questo punto
rivela anche «l’esistenza di un conto in Svizzera che
Cola aveva presso il Credito Agricole di Lugano».
Quattro giorni dopo torna in Procura e «sciogliendo la
riserva rispetto ad alcune dichiarazioni precedenti»
aggiunge dettagli ritenuti molto importanti dagli
inquirenti per la ricostruzione di altre operazioni
finanziarie all’estero. Racconta Prandi: «Presso la
Duddley, Cola riceve la somma di 780 mila dollari nel
periodo agosto-ottobre 2007. Dallo stesso conto di
Lugano, nei mesi successivi, vengono trasferite somme
per l’importo complessivo di quattro milioni di dollari
presso il conto Pamgard di Londra, da dove poi
confluiscono presso lo studio legale Pavia di New York.
Il motivo di trasferimento di questa somma è il
seguente: in quel momento Cola aveva pensato di
acquistare un immobile in un condominio cooperativa di
New York che però non andò a buon fine per cui le somme
pervenute allo studio Pavia per metà sono ritornate in
Svizzera presso il conto Riolite e in parte sono
confluite in un Trust poi utilizzato per l’acquisto di
un appartamento a New York nella (5˚. Sul conto Riolite
sono pervenute al Cola altre somme. In particolare è
pervenuta a Cola dal 19 luglio al 14 agosto 2007 la
somma di quattro milioni e 400 mila euro e poi nel
settembre 2007 la somma di 200 mila euro. La provenienza
delle somme sono da "Gartime" e "Emerald" società
riferibili a Iannilli».
LA REPUBBLICA, 17-07-10
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