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Cesare Lanza rinnega Paolo
Bonolis:
"E' un bamboccio infelice che si
crede onnipotente"

di Lord Lucas
Rivelazioni shock, quelle dell’autore e giornalista
Cesare Lanza, in un’intervista esclusiva a Giancarlo
Dotto su Corriere della Sera - Sette. Definito con
l’appellativo “morituro” - in quanto reduce da un
infarto - l’intervistato fa un bilancio della sua vita
professionale, sicuro di non avere più nulla da perdere.
E opta per una resa dei conti, non risparmiando giudizi
pesantissimi sul guru della televisione italiana, Paolo
Bonolis, di cui è stato braccio destro autorale negli
ultimi anni.
Da Il Senso della Vita al Festival di Sanremo, Lanza ha
conosciuto tutto del presentatore più desiderato degli
ultimi anni. Anche i lati più spiacevoli e inaspettati.
Una recente delusione ha visto Lanza rompere con il
“clan” di Lucio Presta, per cui è stato a servizio in
qualità di “eminenza grigia”, così lo definisce Dotto,
della stessa Paola Perego. La ragione del contendere?
All’ultimo minuto non sarebbe risultato adatto a un
programma come Ciao Darwin e per questo il contratto che
avrebbe dovuto tenerli insieme ancora due anni è stato
scisso. Sette anni di sodalizio andati in fumo:
“Lui mi può anche considerare rincoglionito, ma una
persona per bene rispetterebbe un contratto, si
renderebbe conto del danno che fa a una persona. Vivevo
felicemente alla Rai e sono stati loro a cercarmi, Paolo
Bonolis e Lucio Presta… C’erano state in precedenza
altre situazioni strane, ma ho sempre anteposto
l’amicizia a tutto. A Sanremo Bonolis era convinto che
il Festival dovesse andare avanti, anche qualora Wojtyla
fosse morto. Gli dissi: ‘Non dipende da te. Se il Papa
muore, entrano i notiziari e ci staranno per un mese,
indipendentemente dalla tua volontà’. Bonolis è un
bambino che si percepisce onnipotente. Un’altra volta,
quando ci fu il rientro della bara di Nicola Calipari da
Bagdad, lui non voleva interrompere il Festival. ‘Non
esponiamoci al ridicolo’, lo scongiurai. Lui niente.
‘Andiamo da Cattaneo, allora, ma glielo dici tu’. Usciti
dall’ascensore, ci troviamo di fronte Cattaneo. “Eravamo
venuti a salutarla”, fa lui. Una macchietta, come i suoi
Totò e Alberto Sordi”.
Aggiunge, andandoci pesantissimo:
“Non ci verrà lui al mio funerale, dopo questa
intervista. Poco male. Io resto un tontolone romantico.
Vedo, capisco, so, ma mi lascio fottere dai sentimenti.
Da Bonolis ho avuto una delusione terribile. Mi sento
ferito, ma lo assolvo per non aver compreso il fatto. È
un bamboccio che non si rende conto di quello che fa.
Cosa vuol dire tradire un amico, non rispettare i
contratti, la parola data. Lui in scena è un genio, ma
nella vita è un infelice. Un anaffettivo attorniato da
grandi donne che non merita. La madre e la moglie, Sonia
Bruganelli. Intelligente, complessa, degna di ispirare
un grande romanzo. Senza di lei, Bonolis sarebbe franato
da tempo. Senza di lui, Sonia arriverebbe assai più in
alto. Paolo è un bambino immaturo, viziato, senza valori
di riferimento. Quante volte mi ha baciato, dicendomi
che gli ricordavo suo padre. Cose che per un calabrese
come me ti entrano nel sangue. È infelice anche perché
vorrebbe dedicarsi a cose serie e non al divertissement
puro per cui lo strapagano. Non ha la spina dorsale per
fare certe scelte”.
La delusione di Lanza riguarda anche Lucio Presta:
“Ha scelto la gallina dalle uova d’oro e ha buttato a
mare l’amico. Lucio è dottor Jekyll e mister Hyde.
Straordinario nel lavoro, con qualche ingenuità
politica. Abbiamo avuto litigate formidabili. Non sembra
un vero calabrese, non conosce il rispetto. Lo amo come
un fratello minore, ma lo prenderei volentieri a calci
nel didietro”.
Dietro le quinte, insomma, la verità è sempre un’altra e
non è mai quello che appare…
TVBLOG, 09-07-10
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