Crescono le angosce dei parlamentari Pdl


Di Marco Bertoncini



Il clima, fra i parlamentari del Pdl, è pessimo. Nessuno si sbilancia su come o dove si vada a finire. Troppi accidenti si sono precipitati sulla scena politica. Inoltre non si capiscono le direzioni verso le quali i maggiori esponenti intendono muoversi: Fini, e lo stesso Berlusconi. Le espressioni usate ieri dal presidente del Consiglio, segnatamente sul voler «restare fuori dalle artificiose burrasche scatenate dalla vecchia politica politicante», non hanno persuaso. Il fatto è che deputati e senatori del Pdl le «burrasche» le avvertono, eccome, e nella «politica politicante» si sentono immersi, anzi, temono di venirne travolti. Cominciano a chiedersi se non siano stati troppi, nel partito, a mescolare affari privati con faccende politiche.

Se i berlusconiani, vedendo a qual livello di lotta interna sia condotta la polemica dai seguaci del presidente della Camera, provano avversione e sovente odio più ancora verso i finiani che non lo stesso Fini, le tensioni territoriali rivelano che non si è scherzato nemmeno dalla parte del Cav, come insegna il caso campano. La domanda diffusa è: reggerà il Pdl? Quanto al «clima giacobino e giustizialista» evocato da Berlusconi, pare difficile negarlo; ma si estende, soprattutto fra i peones delle due Camere, la sensazione che non tutti i torti siano addossabili alla magistratura. C'è chi teme che altro fango venga fuori.

Molti ritengono insostenibile la situazione personale di Verdini e di Cosentino, indipendentemente dalle minacce provenienti dalle sponde del numero uno di Montecitorio. Dubbi, incertezze, paure rischiano di mutarsi in angoscia. A questo punto, non soltanto si fa spazio la prospettiva di una crisi, alimentata dagli inviti alle larghe intese, ma si estende un sentimento, ben noto agli addetti ai lavori, che mai si era avvertito in questa legislatura: il timore per la propria rielezione. © Riproduzione riservata

 

ITALIA OGGI, 14-07-10