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Sulla dichiarazione si è scatenato un putiferio
Canalis e la gaffe via twitter
sulla Aniston: "E tutta una bugia"

Los Angeles - “Ho appena letto su Google che io avrei
twittato qualcosa di male su Jennifer Aniston. Mettiamo
le cose in chiaro. È una completa bugia! Non farei mai
una cosa del genere!”. Dopo la notizia della presunta
gaffe su Aniston Elisabetta Canalis ha spiegato di non
aver mani offeso su Twitter l'ex protagonista di
Friends. L'ex velina avrebbe postato al suo amico
Cattelan frase poco carina: “Sto sfogliando il nuovo
Rolling Stone. Iggy Pop in copertina è il sosia di
Jennifer Aniston”. L'opinione è stata subito ripresa da
vari siti d'Oltreoceano: le accuse sono quelle di
volersi immischiare in faccende di coppie
(Aniston/Pitt/Jolie) che non la riguardano, di essere
invidiosa della bellezza e della fama della Aniston e
chi più ne ha più ne metta.
A ben guardare, però, è evidente che la Canalis abbia
rilanciato un tweet del vj Alessandro Cattelan, che
infatti ha precisato: “Era mio il tweet su Iggy che
assomiglia a Jennifer Aniston sulla copertina di Rolling
Stone Italia. Lasciate in pace la mia amica Ely. È tutta
colpa mia!”. Questa la dichiarazione ufficiale di
Alessandro Cattelan al riguardo (rilasciata al direttore
di Rolling Stone, Carlo Antonelli): "Ero su Twitter da
pochi giorni. Mi ero iscritto in un impeto di narcisismo
perché mi avevano segnalato un commento lusinghiero di
Elisabetta a proposito del mio nuovo libro. L'altro ieri
poi stavo leggendo Rolling Stone, e sono rimasto colpito
dalla pettinatura di Iggy, sempre più simile a quella di
Rachel di “Friends”, e l'ho scritto come battuta. Lei
l'ha re twittato per sbaglio e si è scatenato il
putiferio. Mai ricevuti così tanti insulti in inglese!
P.S. Jennifer Aniston è nella mia top 5 delle donne più
sexy di sempre, tra l'altro!".
E Carlo Antonelli conclude con un’analisi: “E’ un
episodio buffo, un granello di sabbia che genera un
effetto-farfalla, trasformando una comunicazione privata
in un pettegolezzo planetario. Ci insegna qualcosa
sull’attuale convergenza dei mezzi e della loro
ambiguità: Twitter e Facebook possono ancora essere
pensati come media personali con tutti i dubbi sulla
loro privacy che stanno fioccando in questi mesi? Ma
soprattutto ci rafforza in una convinzione fondamentale:
è ancora la carta (il quotidiano, la copertina di una
rivista) a generare contenuti, a raccontare storie
(anche di gossip, perchè no?) utili per i mezzi
digitali. E’ ancora l’iconicità di una copertina reale a
provocare commento, raffronto, presa in giro, narrazione
insomma. Del resto sta in giro per il mondo per un mese,
un twitt no. Il mondo numerico ha molto bisogno del
mondo materiale, i social network dei giornali reali,
non il contrario”.
ADNKRONOS, 09-06-10
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