PER ONORARE CRAXI

Cesare Lanza, in occasione del decennale della morte di Bettino Craxi, decide di regalare ai lettori de “L’attimo fuggente”, un aneddoto esclusivo dello statista socialista.

“Ho conosciuto Bettino Craxi nel 1976, in un pranzo a tre, a casa della mia amica del cuore di quei tempi. Avevo trentaquattro anni, ero direttore del “Corriere d'Informazione”, l'edizione del pomeriggio del “Corriere della Sera”.

Bettino, all'epoca ma a mio parere anche dopo, era un uomo sostanzialmente timido. Intelligente, acuto, malinconico, capace di sintesi e di battute fulminanti. Era da poco diventato segretario di un partito socialista sfasciato, derelitto, ridotto ai minimi termini dopo una gestione depressiva del partito, com'era pigramente guidata da Francesco De Martino su una linea di totale soggezione rispetto al dilagante partito comunista di Enrico Berlinguer”.

Inizia così l’editoriale del direttore Cesare Lanza, che, in occasione del decennale della morte di Bettino Craxi, decide di regalare ai lettori de “L’attimo fuggente” un ricordo esclusivo dello statista socialista.

“La colazione fu breve – confida Lanza -, ma ci fu tempo sufficiente perché Craxi mi esponesse, sinteticamente e con straordinaria chiarezza, le sue previsioni politiche per gli anni successivi:

  1. -         la crescita e l'importanza - nel ruolo di arbitro - di un partito socialista autonomo rispetto agli schiaccianti compromessi, patti e accordi, stretti visibilmente dai due partiti dilaganti, democristiano e comunista;
  2. -         la caduta del partito comunista sovietico e del muro di Berlino;
  3. -         l'inevitabilità della designazione di un personaggio di radice socialista alla presidenza della Repubblica e, successivamente, la designazione del segretario del Psi (lui? - non lo disse esplicitamente, però...) alla guida del governo.

Tutto questo avvenne via via, puntualmente, negli anni successivi. Ma all'epoca della colazione eravamo nel '76: il Psi contava come il due di picche e di tutto ciò che Craxi profetizzava con timidezza apparente, e sicurezza di fondo, non c'era la pur minima avvisaglia”.

Nel decimo anniversario della sua morte, i giornali e le televisioni ci hanno proposto in modo alluvionale ogni tipo di commento - odiosi i peana firmati da giornalisti e politici che lo avversarono, accanendosi contro Bettino negli anni del dramma - e di ricostruzioni, quasi tutte, maliziosamente o forse inevitabilmente, faziose e strumentali.

Ma qui, sul nostro "Attimo fuggente", luogo d'incontro, un rifugio minimalista- senza ambizioni né interessi - di persone libere di mente, non posso negare a me stesso e ai nostri lettori una breve riflessione.

 Craxi era, innanzitutto, un uomo libero e coraggioso, un idealista: solo una persona libera e orgogliosa della sua libertà avrebbe potuto opporsi alla prepotenza americana, quella notte a Sigonella… ingaggiò - da uomo libero - una battaglia che non avrebbe potuto vincere: pestando i piedi agli americani, al Vaticano, ai due partiti dominanti - democristiani e comunisti - e a tutto il potere che essi rappresentavano”.

 



l'attimo fuggente, febbraio 2010