Ortoressia: di cibo sano si può morire
Esplode la nevrosi del mangiare sano. Un'organizzazione britannica lancia
l'allarme

di Emanuela Di Pasqua
MILANO - Tra i disturbi dell'alimentazione è in
forte crescita la cosiddetta ortoressia nervosa, ovvero l'ossessione del
cibo salutare. Colpisce soprattutto gli over 30, tende a essere più diffusa
tra gli uomini e tra le persone di buon livello culturale ed è considerato
un disturbo dell'alimentazione, anche se nasce da un buon intento. Fino
a diventare un serio problema psicologico. La British
Dietetic Association lancia l'allarme su questa nuova patologia
e si inizia a parlare di un problema ormai comune a tante persone, eppure
spesso taciuto.
RITRATTO DELL'ORTORESSICO - È difficile fare
un censimento della popolazione ortoressica, anche perché contrariamente
agli anoressici o ai bulimici le persone che soffrono di questo disturbo
possono essere assolutamente normali fisicamente. Ma il fenomeno a un
certo punto diventa preoccupante e all'attenzione esagerata alla qualità del
cibo inizia gradatamente ad affiancarsi un disordine ossessivo-compulsivo
della personalità. La prima descrizione dettagliata della patologia
comparve in una rivista di yoga, nel 1997. Fu Steven Bratman, medico e
ortoressico, a definire questo disturbo dell'alimentazione dei giorni
nostri. L'ortoressico instaura chiaramente un rapporto distorto con il
cibo, iniziando mano a mano a scartare ogni cibo «cattivo».
I vegani e i crudisti sono seri candidati a questa malattia che si annuncia
diventando talmente ossessiva da portare il soggetto a un senso di superiorità nei
confronti del mondo.
DIAGNOSI DIFFICILE - Si inizia con l'escludere dalla
propria alimentazione i cibi trattati con pesticidi o con qualsiasi additivo
artificiale e, piano piano, i criteri di ammissibilità di un alimento
diventano sempre più restrittivi. Alla fine l'ortoressico consuma
il proprio pasto in solitudine (caratteristica comune anche all'anoressia
e alla bulimia), si isola socialmente e arriva ad avere una dieta talmente
povera da poter riportare gravi danni sul piano nutrizionale. Qualcuno è già morto
di questa ossessione, tanto più pericolosa quanto più è difficile
da identificare e diagnosticare. Come afferma Deanne Jade, fondatrice
del National Centre for Eating Disorders, la linea di confine tra un atteggiamento
sano e un atteggiamento patologico è sottile, inizialmente impercettibile.
E ciò che rende il disturbo così insidioso è proprio
la sua apparenza buona: tutto nasce come un amore verso sé stessi
e verso gli alimenti sani. Ma in realtà nasconde una psicosi e
una negazione del cibo come piacere.
il corriere della sera, 17-08-09