IN LIBRERIA. IN UN ROMANZO L'ULTIMA PROVOCAZIONE DI MASSIMO FINI.

IL MONDO FUTURO SCONVOLTO E DOMINATO DALL'INFORMAZIONE




 

di Alessandro Pallaro

 

"La notizia è il fatto/il fatto è la notizia": con uno slogan, che fa da fil rouge a tutto il romanzo, Massimo Fini ci offre una visione post-moderna di un Mondo governato in tutto e per tutto dall'Informazione. Un Mondo dove la Grande Mousse, il direttore di Telenews, è al contempo Governatore di quella parte del pianeta chiamata "Occidente", eternamente in guerra con l'"Oriente". In un percorso post-visionario che può apparire facilmente accostabile al grande racconto di Orwell, Massimo Fini "si permette", senza alcun timore di riguardo per lo scrittore britannico, di rappresentare l'idea di una realtà eventuale, di un'epoca che "potrà accadere", senza considerare come sia tristemente vicina quella condizione agli occhi di chi vive oggi i c.d. "tempi moderni". In fondo l'eclettico scrittore lombardo ci ha abituato da tempo ad un'analisi ipercritica del modello di società contemporanea, in questo caso lo fa attraverso le vicissitudini di Matteo.

Matteo è un giornalista che non si vuole omologare, un "buono a nulla, incapace, un mezzo uomo", per usare le parole dell'ex moglie. Un piccolo cronista di false notizie che suo malgrado si ritrova testimone di morti accadute realmente. Fatti che dal grande cervellone elettronico di Telenews non sono minimamente riportati, e proprio questo farà scattare in lui quel senso di ribellione che lo porterà alla consapevolezza di una dimensione parallela, alternativa, per sé ma non per gli altri. La Grande Mousse è una figura paterna, non incute timore, educa, ma non plasma, lenisce le tensioni, tende all'informazione omogenea, organica, completa, obbiettiva, equilibrata e, per dirla con una parola in voga, totale. Con questo romanzo Massimo Fini prospetta un Mondo dove anche le emozioni sono artefatte, dove non esiste crimine perché gli istinti sono stati debellati in questa civiltà che, a Occidente, chiamano tutti "...dell'Informazione". Un Mondo reale, tuttavia, tanto virtuale però da considerare gli alberi, le news e i risultati delle corse dei cavalli l'effetto di ciò che possono creare le macchine, i maledetti computers.

Un Mondo totale, quindi, dove il protagonista si mostrerà con gli occhi di chi sa perfettamente che tutto questo potrà portare solo alla distruzione finale. Quasi che paradossalmente il suo destino sia legato a filo doppio a quello dell'intera società; un destino certamente più nobile di quanto gli altri non scelgano come propria idea di morte. "Il Dio Thoth" rappresenta la metafora di chi percorre una strada verso il futuro, una strada sbarrata però. In un calembour d'oggetti meccanici, metallo e carni disordinate, l'autore non concepisce un solo finale, ne pensa di ulteriori, come se la storia s'interrompesse e riprendesse vita ad ogni pagina che segue. Proprio per questo non è possibile considerare "Il Dio Thoth" un'opera completa, il che non è sempre un danno. Spesso un'opera incompleta crea quella tensione che è decisamente lo scopo dello scrittore, che qui non "scandalizza" più di tanto.

Massimo Fini guida il lettore su una strada buia piena di curve, ed è come se questo non appaia troppo reale. Come, in fondo, ritrovarsi sulla cima di una montagna, un posto dove si può guardare dall'alto sia verso una direzione che verso quella opposta: come fa Matteo all'ombra della sua quercia. Reale e virtuale, virtuale e reale: lo stile di Fini è piacevole quanto asciutto, tanto rassegnato quanto serrato nella sua esposizione. Anche perché è proprio lo scrittore a dare la sensazione che questa storia abbia già un suo percorso naturale, e come giusto che sia lui il solo a giocare il ruolo del testimone; un ruolo che in questo caso gli deriva proprio dalla grandezza di chi è in grado di creare nuovi percorsi di narrazione. Come tutte le storie che si rispettano non è importante la direzione che questa prenderà, si deve solo seguire la via e le cose che succedono, così come succedono. In questo probabile best-seller l'esperimento risulta riuscito, perchè l'autore induce a non pensare al finale, ma a guardare alle cose che potrebbero accadere durante tutto il tragitto narrativo.

 

 

* Massimo Fini, "Il Dio Thoth", editore Marsilio,pagine 188, 15 euro.





13-07-09