provocazione/Giocavo d’azzardo, fatemi avere la pensione

di Mauro della Porta Raffo
Caro direttore,
compiuti da poco i sessantacinque anni, cedendo alle
insistenze dei familiari e grazie ai buoni uffici di un’affine a
suo tempo dipendente dell’Istituto, ho chiesto e ottenuto dall’INPS
un quadro che rappresenti la mia situazione relativamente alla pensione.
Lo sapevo e ne ho avuto conferma: i contributi da me,
negli anni, versati non mi garantiscono nulla o quasi.
Preso atto della circostanza, l’animo in pace,
non avrei piu’ ragionato in merito non mi fosse occorso di incontrare
un coetaneo che ben mi conosce, il quale, vantato il proprio, cospicuo
assegno mensile, ha chiesto del mio, e, sentiti i pur lievi lamenti che
mi uscivano dalle labbra, ha cominciato a sbeffeggiarmi dicendo: “Ma
come, non mi dire che non hai versato nulla negli anni in cui giocavi?
E, comunque, possibile che non esista una particolare prebenda per quanti
hanno praticato l’azzardo?”
Scherzava, mi prendeva, ovviamente, in giro, ma su quelle
parole ho riflettuto e sono giunto alla conclusione che non siano del
tutto campate in aria.
Per il vero – e solo chi ha vissuto nei casino’,
nelle sale da gioco, negli ippodromi, nelle bische, sa di cosa parlo – non
v’è di certo ‘lavoro’ maggiormente usurante massima
essendo in ogni momento la tensione e fortissimo lo stress.
Ecco, quindi, la ragione di queste righe: chiedo, direttore,
il suo sostegno, in prima battuta attraverso la pubblicazione della presente.
In seconda, dando il via ad un’opera di convincimento
nei confronti dei suoi colleghi perché, con una bene orchestrata
campagna di stampa, convincano le Camere a legiferare come sopra detto
inserendo, quindi, tra i lavori che meritano un diverso e assai piu’ favorevole
trattamento appunto pensionistico quello del giocatore d’azzardo.
Non dubito della sua comprensione e del pronto ed entusiastico
aiuto.
19-05-09