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L’Italia dei “poveri, ma belli”

Assillati dal risparmio, in questi tempi di crisi, non si è però disposti a rinunciare ai prodotti di bellezza. Questo settore, infatti, non conosce crisi


Simona Pugliesi


Belli anche in tempi di crisi. E non solo per la durata di un'iniezione di botulino o acido ialuronico: oggi inaspettatamente si punta a interventi chirurgici, che sono più costosi, ma risolutivi e duraturi. Le chiavi di lettura di questo fenomeno, apparentemente in controtendenza rispetto alla generale situazione economica, possono essere molteplici. Gli interventi di chirurgia estetica sono definitivi: quindi basta a continui ritocchi che, pur avendo un prezzo singolo decisamente inferiore rispetto all'affrontare una sala chirurgica, costringono a mettere mano continuamente al portafoglio. Superiori alle motivazioni economiche, sono quelle di tipo psicologico: In tempi di crisi c'è la tendenza a ripiegarsi su stessi per cercare delle auto-gratificazioni. Vedersi meglio aiuta a sentirsi meglio. L'estetica e la cura di sé non conoscono crisi: le pazienti vogliono essere belle comunque. Anzi, si approfitta di un momento in cui i prezzi sono in alcuni casi ritoccati al ribasso e i pagamenti possono essere rateizzati. Conservare la bellezza della giovinezza più a lungo, correggendo quegli inestetismi tanto molesti, sembrano uno dei possibili spiragli di fiducia, nonostante una crisi economica incombente. Poveri ma belli. In un mondo frastornato dalla crisi c’è un settore che non crolla: la bellezza. Uomini e donne depressi dal presente e dalle prospettive per il futuro, tagliano le spese, ma fanno alcune eccezioni. Beni di prima necessità? Assolutamente no. Si sta parlando di creme, olii, trucchi e tutto quello che serve per migliorare la nostra estetica, e per dedicarsi alla cura di sé coltivata negli anni sfrenati dell’edonismo e della finanza allegra. Un trend di aumentato narcisismo che vede il rilancio anche delle Beauty Farm, altro luogo estetico beneficiato dai tempi magri, una sorta di autoconsolazione ai sacrifici, ai viaggi non fatti, al futuro incerto. Anche perché il concetto di spa è cambiato e non riguarda più solo i faraonici centri a cinque stelle dove rinchiudersi una settimana, ma anche le pensioni con meno galloni e listini abbordabili, e soprattutto si affermano le day-spa, dove passare solo poche ore, magari alla pausa pranzo. La gente sente il bisogno di dedicarsi del tempo per rilassarsi, soprattutto i tempi come questi di ansia diffusa. Insomma, la bellezza come bene di rifugio. Creme al caviale, esfollianti-illuminanti alla polvere di diamante e tutte le creme “di lusso” non hanno subito nessun calo. Si è assistito ad una polarizzazione dei consumi: resistono i prodotti di alto livello e quelli a buon mercato. A patire è tutto ciò che sta nel mezzo. Anche le chiome si organizzano in tempi di crisi. Secondo un sondaggio, non proprio formale, effettuato nel salone del parrucchiere più famoso del Regno Unito, Andrew Barton, le donne inglesi tendono a farsi bionde per superare questo periodo di crisi economica. L’esperto del settore ha evidenziato che le vendite dei prodotti per colorare i capelli biondi sono aumentate del 67%. Questo è dovuto al fatto che, in questo periodo di incertezza, il tipo di tintura ai capelli può influire positivamente sulla psicologia femminile. In particolare il biondo rende una donna più sicura di sé stessa, la fa sentire più giovane e più attraente. Il colore dei capelli diviene, così, un antidoto alla tristezza. Probabilmente il motivo di tale successo è dovuto al fatto che le bionde molto spesso sono delle icone di successo a cui molte si ispirano come Marlene Dietrich, Marilyn Monroe o Madonna, ma sembra che in speciale modo molte donne vorrebbero essere come Paris Hilton, e magari avere anche il suo conto in banca.

 

06-04-09