Casinò, riaprono i giochi "Subito negli hotel a 5 stelle"

L'ok del governo. "Al Sud un'attrattiva turistica". I bilanci attuali sono in rosso. Il presidente del Senato Schifani: "In tempi di crisi è uno stimolo per l'economia"

 

di VLADIMIRO POLCHI  


ROMA - Via libera alle case da gioco. In piena crisi economica, il governo tira fuori dal cilindro l'invenzione che rilancerà il turismo: roulette, black jack e slot machine in tutto il Centro e Sud Italia, a partire dagli hotel a cinque stelle. Sebbene i quattro casinò italiani vedano nero (-4% di incassi nel 2008), il presidente del Senato, Renato Schifani, non ha dubbi: "Le case da gioco sono una nuova risorsa turistica da promuovere nei territori, che ne sono ancora sprovvisti". Entusiasta Michela Brambilla, sottosegretario al Turismo: "Apriamoli ovunque, a cominciare dagli alberghi a cinque stelle".

A rilanciare il gioco d'azzardo è dunque il presidente del Senato: "I tempi sono maturi per creare nuovi casinò nel Centro e Sud Italia - afferma Renato Schifani - in questo modo aumenteremo la risposta italiana alla concorrenza degli altri Paesi del Mediterraneo". "Essere contrari, oggi, non si giustifica più - aggiunge - i casinò sono una nuova risorsa turistica da promuovere nei territori che ne sono sprovvisti. Costituiranno ulteriore attrattiva per i tradizionali flussi turistici e ne susciteranno di nuovi e interessanti per l'economia di settore". "E' vero - ammette - che taluni degli attuali casinò italiani mostrano qualche segno di crisi, ma è altrettanto vero che le ragioni vanno ricercate al di fuori del venir meno di uno specifico interesse degli utenti".

La proposta entusiasma il sottosegretario al Turismo Michela Brambilla, che rilancia e chiede casinò "ovunque in Italia, a cominciare dagli alberghi a cinque stelle, solo per gli ospiti. E' una formula per garantire alle nostre strutture ricettive di poter competere con quelle degli altri Paesi europei, a cominciare da Francia e Spagna".

Ma qual è la situazione italiana? Nel 2008 le quattro case da gioco ufficiali (Campione, Saint Vincent, Sanremo e Venezia) hanno realizzato 562 milioni di introiti, registrando un calo del 4%. I visitatori sono stati però 3,5 milioni, in aumento del 15%. I dati dell'European Casinò Association collocano l'Italia al settimo posto nel mercato europeo, che vale complessivamente 9,3 miliardi di euro. In testa saldamente è la Francia, con 2,5 miliardi di incassi. Il nostro infatti è tra i Paesi con meno case da gioco sul proprio territorio. I casinò italiani sono quattro contro i 188 della Francia, i 150 della Repubblica Ceca, i 131 della Gran Bretagna, i 125 dell'Estonia, i 70 della Germania, i 35 della Spagna, i 20 della Croazia, i 17 della Svizzera, i 12 dell'Austria, gli 11 dell'Olanda, i 10 della Slovenia, i 9 della Grecia e gli 8 di Portogallo e Belgio.

Nove sono le proposte di legge ferme in Parlamento per l'apertura di nuove case da gioco. Tante le località prescelte: Stresa, Gardone Riviera, San Pellegrino Terme, Viareggio, Fiuggi, Ostuni e Taormina. Un ordine del giorno, accolto dal governo il 25 agosto 2008, prevede che in Italia possano essere aperti al massimo dieci casinò collocati nelle quattro aree geografiche in cui è stata suddivisa la penisola: Piemonte, Valle d'Aosta, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria (zona 1); Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Umbria e Marche (2); Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria (3); Sardegna e Sicilia (4).

Ma se le forze politiche tornano alla carica, uno stop arriva dalla Federgioco: "La situazione tra domanda e offerta è equilibrata e dunque un aumento di numero ci sembra davvero inutile".



 

la repubblica, 02-03-09