Libri
CESARE LANZA. SESSO, SANGUE E SALOTTI
In
“Caldo argento” il giornalista e autore tv
racconta i salotti meneghini degli anni 70:
“L’ho scritto a quel tempo ma non lo pubblicai, perché
si sarebbe capito a chi mi
ispiravo”. “Ora voglio fare un film: sogno Stefania
Sandrelli come protagonista”

di
Marco Ronchetto
Milano –
Scandalosa Milano. Sono i salotti della metropoli degli
Anni 70 quella che Cesare Lanza porta in scena nel suo
nuovo romanzo,
Caldo argento (Armando Curcio Editore). Quella
dell’alta borghesia che pensava solamente a divertirsi e
a seguire vacuamente le mode senza preoccuparsi di
quello che succedeva all’esterno, dove imperava il
terrorismo: “Come a Versailles prima della Rivoluzione
Francese, quando non ci si rendeva conto della gente che
fuori moriva di fame”, è la similitudine usata dallo
stesso scrittore. Una critica, quella del noto autore
televisivo (Domenica
In, Buona Domenica, Il senso della vita, Sanremo 2005),
che diventa anche autocritica: “Allora ero direttore del
Corriere
d’Informazione e, sebbene facessi un bel giornale
con grandi giornalisti, riconosco in primis di avere
avuto formidabili limiti nel capire e nell’approfondire
quello che succedeva: facevo il cronista, non l’inchiestista”.
Come nasce Caldo
argento?
“L’ho scritto trent’anni fa, quando ero appunto
direttore del
Corriere d’Informazione, ma non lo pubblicai per due
pudori: allora era una storia un po’ osè per il ruolo
che io avevo e poi molti personaggi ed episodi, come
quello dell’amore consumato dalla protagonista nel palco
della Scala, erano riconoscibili da parte dei personaggi
dell’epoca. La cornice della storia è, infatti, la
società dei salotti più snob di una Milano decadente che
considerava i gravi avvenimenti del tempo, rapimenti e
attentati quasi quotidiani tuttora misteriosi, con
superficialità e divertimento, come fossero spettatori
allo stadio”.
Ma
chi è Silvia, la disinibita protagonista dai capelli
d’argento? Si ispira a un personaggio reale?
“A
più personaggi. Ma, anche se oggi alcuni sono morti,
altri sono vecchi e altri ancora hanno dimenticato gli
episodi in questione, per correttezza lascio la risposta
alla fantasia di chi voglia cimentarsi a trovare i
nomi”.
Qualcuno, quindi, si riconoscerà?
“Sì, può darsi, anche se dal 1975-1976 sono passati
32-33 anni. All’epoca sarebbe stato come raccontare in
codice le storie che dominano le cronache e i
pettegolezzi odierni: il riferimento sarebbe stato
immediato e, secondo me, volgare. Ora è diventato un
semplice romanzo”.
Silvia può essere considerata il ritratto della donna
dell’alta borghesia milanese della fine degli anni 70?
“Sì. Ho cercato di concentrarne le qualità migliori,
cioè la libertà di pensiero e comportamenti, la
curiosità per il quotidiano e il futuro e la voglia di
vivere che me la rendono simpatica. La protagonista, per
me, è in fondo positiva. Invece dei personaggi di quei
salotti, a cui avevo qualche accesso sia per motivi
personali sia come direttore di giornale, ho maturato
negli anni un giudizio
molto severo: c’era una superficialità totale,
nessuno cercava di capire cosa stesse accadendo nella
società italiana. Si andava dietro alle mode: c’era il
Compromesso Storico e allora tutti pazzi per Enrico
Berlinguer, c’era un ritorno del movimento studentesco e
allora tutti pazzi per i filosofi francesi, con la corsa
per portarseli a letto o averli almeno ospiti d’onore
nel salotto…”.
A
ottobre uscirà al cinema e poi andrà in tv il suo primo
film da regista,
La Perfezionista. Sta
pensando a una trasposizione cinematografica anche di
Caldo argento?
“Ci
stiamo già lavorando. So che a Tinto Brass il soggetto è
piaciuto molto: ne sono onorato, ma è una forma di
interpretazione su cui riflettere. Come interpreti
femminili mi piacerebbero Stefania Sandrelli o Francesca
Neri nel ruolo
di Silvia, mentre come protagonista
principale maschile (Fabrizio) farei carte false per
avere Sergio Castellitto”.
DIVA E DONNA, 04-07-08