di CESARE LANZA
Sono disgustato, in questo Paese (non solo) calcisticamente pieno di ruffiani e opportunisti, dai tanti voltagabbana che sono accorsi frettolosamente sul carro degli ammiratori di Roberto Donadoni. Ho molta stima per quanti (pochissimi) hanno sostenuto Donadoni fin dal giorno della sconcertante, immeritata nomina. Per lo meno, sono convinti e coerenti. Non meno coerente sono io, con due stabili convinzioni.
1 - E' molto improbabile che la nostra Nazionale possa arrivare a veri successi con questo cittì.
2 - Se la Nazionale avrà successo, il merito sarà dei nostri giocatori, non certo del cittì. Il quale ha dimostrato i suoi limiti alla prima uscita, catastrofica, contro l'Olanda: con un approccio alla gara imprudente e superficiale e soprattutto con l'esclusione, tuttora incredibile e immotivabile, di De Rossi, considerato pressoché all'unanimità il miglior centrocampista italiano, tra i più forti del mondo.
Premesso questo, cosa succederà contro la Spagna? Le mie aspettative, assai dubbiose verso Donadoni e assai più ottimistiche verso il "gruppo", sono le seguenti.
Prima aspettativa: chi conosce bene i nostri limiti in fatto di carattere e di tenuta nervosa, ci provocherà certamente. Temo le reazioni di Cassano, che gli spagnoli considerano una specie di macchietta, e (per fortuna) non dovrebbe esserci, almeno dall'inizio, Materazzi. Guai a perdere il controllo dei nervi, da una rissa la Spagna ha tutto da guadagnare.
Seconda aspettativa: gli azzurri prendono come esempio i tedeschi, che hanno liquidato il Portogallo con un comportamento semplice, umile, determinato, aggressivo. Niente di più, ma niente di meno.
Terza aspettativa: spero (ma non sono ottimista) che Donadoni abbia maggior lucidità per i cambi, in corso d'opera. Ad esempio: se vedremo un Tony ancora imbranato e ingoffito, Donadoni abbia il coraggio di lanciare Borriello, abituato nel Genoa a far gol di rapina, in condizioni difficili. E mi chiedo ancora, senza darmi risposte plausibili, perché il cittì abbia lasciato a casa Inzaghi!
Quarta aspettativa: sarà una gara tattica, che si vincerà a centrocampo. Fondamentale la diga di fronte alla difesa, fondamentali scambi veloci con le punte, fondamentale la cerniera affidata a Perrotta (o Camoranesi).
Tiferò per Donadoni, assurto alla Nazionale, senza meriti: per le buone relazioni con Albertini, consulente di Guido Rossi, commissario federale; non certo per i risultati nel Lecco, nel Genoa, nel Liverno! Tiferò Italia e spero che il bravo figlio Donadoni non faccia altre cappellate... in fondo abbiamo una buona verticale, una dignitosa spina dorsale. Importa un santo miracoloso, Buffon; a centrocampo un vero leader De Rossi, pieno di energia; davanti, forse, le genialate di Cassano. Genialate, non compitini come contro la Francia. Se no, perché Donadoni, sfidando tutti, lo avrebbe convocato?
Libero, 22-06-08