Che noia sarebbe, almeno per noi, questo campionato europeo di calcio, senza l’italica capacità di trasformare in un evento epocale, addirittura nella partita della vita, una banale, e mortificante, resa dei conti della Nazionale, mandata finora al massacro da Roberto Donadoni, certo un bravo figlio nella vita, ex grande calciatore, poi allenatore di seconda e terza fila (Lecco, Genoa, Livorno), infine, inopinatamente, designato cittì, privo di esperienza e di idee. Sullo sfondo del drammone, le tenebre suggestive di tormentoni ricorrenti nel giornalismo (non solo) sportivo. Prima tenebra, il complotto: anche stavolta molti sono convinti che gli arbitri puntualmente ci perseguitino, per impedire alla nostra Nazionale di brillare con uno splendore, che peraltro nessuno finora ha visto.
Seconda tenebra, la pastetta: l’Olanda si lascerà battere dalla Romania, si insinua, allo scopo di lasciar fuori le più temute Francia e Italia. Ahinoi, la realtà – sempre dura da affrontare – non sta proprio così. Gli arbitri non ci hanno certo aiutato, ma attribuire a qualche errore le nostre disfatte, piagnucolare per il presunto complotto, addirittura presumere che la Romania possa battere l’Olanda solo grazie a un inciucio, significa – semplicemente - nascondersi l’aspra verità. Questa: un allenatore più esperto di Donadoni, un Capello o un Lippi, un Ancelotti o uno Spalletti, ma anche un Gasperini o un Mazzarri, e venti altri ancora, avrebbe evitato, con una formazione più intelligente e un approccio più cauto, la lezione inflittaci dagli olandesi. Così, oggi, non saremmo qui a far meschini conti, imbevuti nelle solite lagne.
Seconda fastidiosa verità: la Romania (come ha fatto nel girone eliminatorio!) è perfettamente in grado di battere l’Olanda, a prescindere. Altro che biscottone! Anzi la Romania per l’Olanda, fino a prova contraria, è sulla carta un avversario assai più insidioso di Francia e Italia, tutte e due prese a calci dai simpatici orange. Perciò non si capisce perché si debba sospettare preventivamente di intrighi e subdoli disegni gli onesti campioni olandesi, e in particolare il signor Van Basten, sportivo e gentiluomo, in campo e fuori. Infine: ma chi ha detto che battere la Francia, stasera, sia un presupposto facile facile della nostra scalata ai quarti di finale, ammesso che gli olandesi non si comportino da carognoni sleali? A parte la vittoria grazie ai rigori di Berlino, finalissima mondiale 2006, la dura verità è che non riusciamo a battere i francesi dalla bellezza di trent’anni, precisamente dal 1978! Ma mica è finita qui….
La nostra sapienza drammaturgica ha fatto sì che il salvatore della patria azzurra, il calciatore stasera annunciato come decisivo per il nostro destino sia all’unanimità considerato Antonio Cassano. Quello che nessuno, salvo Donadoni, avrebbe voluto convocare in Nazionale. Sì, perché il bravo figlio Donadoni, l’inesperto cittì un’idea l’ha avuta finora, una sola, ed è stata proprio questa: tenersi a disposizione il geniale e sregolato fantasista. Così, per la gioia di tutti i teatranti, potrebbe anche verificarsi l’inattesa sorpresa, con un Cassano capace di cogliere la preziosa occasione per dimostrarsi, nella partita più difficile, un campione vero, equilibrato, e ricominciare una carriera che pareva distrutta; e un Donadoni, finora pestato a sangue (senza attenuanti) dai critici, potrebbe, grazie a lui, farsi beffe di tutti, e sostenere di aver avuto ragione proprio lui, lui solo, contro tutti.
A questo punto, data l’imprevedibilità di un gioco fondato su un pallone che rotola, mi arrendo e mi fermo. Non senza aver aggiunto che mai avrei chiamato Cassano in Nazionale, pur stimando le sue qualità eccezionali. Per due motivi: la maglia azzurra dovrebbe essere riservata ai campioni di buon un esempio, oltre che per la bravura, di buoni comportamenti – non a un tipetto impulsivo e incapace di controllarsi, reduce da cinque giornate di squalifica (poche!) per aver insultato e minacciato un arbitro, dopo avergli buttato la maglia addosso. Insomma. di Cassano ammiro, come tutti credo, le qualità – se è in vena. Ma conosco anche il suo carattere, che è poco definire inaffidabile. E’ uno che divide: fa gaffe imprevedibili, litigi sciocchi, battute mal sopportate: con alcuni compagni, hanno scritto, si saluta a malapena. Chi? Forse il grande, equilibrato De Rossi, che lo ha ben conosciuto nella Roma? E Panucci, fidanzato - felice - con la sua ex bellissima ragazza, Rosaria Cannavò?
A proposito di Rosaria… Seguì Cannavaro a Madrid, ma non fu un’esperienza felice. Il geloso Totò mal sopportava, dicono, che uscisse perfino per acquistare le sigarette. E l’amore sconfinato per la mamma (Cassano ha molto sofferto da ragazzo, la mamma da sempre è il suo unico, fondamentale riferimento) era, nella quotidianità, assai soffocante, non resistibile, per una normale vita da coppia. Insomma, siamo appesi a un filo: non escludo che Cassano, ispirato, possa regalarci la giocata vincente. Ma escludo che il suo futuro possa delinearsi esemplare ed equilibrato, come fu di un Riva o di Rivera, di un Mazzola o di un Baggio, o di un Totti (che gli era amico. E mai si si è saputo perché l’amicizia si ruppe). Grandi giocate o assurde, sciocche bravate? Sempre, e anche stasera, il quiz Cassano è in fondo solo questo.
Libero, 17-6-08
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