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Cesare Lanza parla della sua
rivista L'attimo fuggente
TANTI FATTI, FORTI IDEALI
Così Bossi ha rivoluzionato la
politica

di Roberto Brusadelli
«L'anno scorso mi hanno strattonato, esercitando
una pressione psicologica fortissima e bollandomi
come "re del trash",
definizione in cui non mi riconosco affatto». E per
tutta risposta Cesare Lanza, com'è nel carattere di
tutti gli uomini di carattere, in qualche mese ha
reagito avviando due iniziative importanti e innovative.
«La prima è una rivista bimestrale, l'Attimo fuggente,
di cui sono usciti, fino al dicembre 2007, quattro
numeri. Per il primo anno - che scade a maggio - la
diffondo spedendola a un pubblico selezionato di tremila
tra uomini della politica, della cultura,
dell'informazione. Nello stesso tempo scrivo una serie
di articoli sul sito www.lamescolanza.com. Poi vedrò se
commercializzarla secondo i consueti canali e curando la
pubblicità e gli abbonamenti». Ma Lanza, che ama
stupire, ha affrontato anche un terreno lontano dai
sentieri battuti fino a oggi: «Ho curato sceneggiatura e
regia di un film, La perfezionista, un'opera dura,
disperata, che è certamente di nicchia ma che spero
possa vedere la luce arrivando a una platea più ampia».
Insomma: attivo più che mai, ma in un senso particolare,
che Lanza ci spiega tornando a parlare della rivista:
«Un impegno del genere corrisponde a due precise visioni
della vita: un pessimismo assoluto, che non
trova spiegazioni sul senso dell'esistere ma che
affronta la sfida del giorno per giorno con animo ludico
e vitalistico. E poi una concezione di assoluto
liberalismo, che si apre a chiunque sia portato a
ragionare senza schemi né autocensure, nel rispetto dei
diritti di tutti. Per questo, sulla copertina del numero
4 abbiamo scelto di dedicare la foto e il titolo di
apertura a Leonardo Sciascia, un po' il simbolo di
questa avventura: la straordinaria capacità di
previsione che gli consentì di antivedere realtà oggi
sulla bocca di tutti, come la collusione tra mafia e
politica; il suo modo di polemizzare lucido e spesso
scomodo, ma che non lo faceva mai apparire parte di un
gregge».
Nell'introduzione a L’attimo fuggente Cesare
Lanza parla con profondo scoramento della classe
politica e delle nuove generazioni. «La politica qui da
noi corrisponde alla spoliazione delle risorse del
potere. L'unico "uomo nuovo", già prima degli Anni 90, è
stato Umberto Bossi. La sua è una vera rivoluzione,
anche se io dubito che le regioni della Padania potranno
mai dar vita a un contesto unitario nelle condizioni
geopolitiche esistenti, superabili solo con il taglio
netto di una secessione che non so quanto Bossi stesso
giudichi realistica. Come del resto solo un evento
epocale potrebbe capovolgere le prospettive dell'Italia:
ma io, con tutto il mio pessimismo, sono il primo a non
auspicarlo». E i giovani? «Io ho cinque figli, di età
compresa tra 40 e 14 anni. Ai più giovani lascio
un'eredità di cui mi vergogno, per gli altri vedo la
mancata strutturazione di un sistema di valori, con
soddisfazioni materiali assicurate loro in modo
gratuito. Certo: se si può scommettere su qualcuno, chi
scegliere se non i giovani?».
La
Padania, 15-01-08
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