Per alcuni è l'uomo più odiato della tv, per altri e giornalista tra i più autorevoli. A tu per tu con Cesare Lanza nel mondo della comunicazione
"LA TELEVISIONE SPAZZATURA NON ESISTE, ESISTE LA VITA"



di BIAGIO PICARDI


L'hanno definito in tanti modi. Antipatico, "tuttologo", "uomo più odiato della televisione", "responsabile della tv spazzatura" e, anche, maggior esperto di gioco d'azzardo italiano. Insomma: non mancano i nemici ma, allo stesso tempo, non difetta neppure la voglia di affrontarli e, se possibile, stupirli. Certo è che lo scorso anno la sua "Buona Domenica" ha fatto discutere, e non poco. Cesare Lanza, cosentino classe '42, già direttore de "II Secolo XIX" e firma prestigiosa per alcuni dei più autorevoli giornali italiani, esordisce ora anche al cinema dirigendo "La perfezionista", dramma dal retrogusto grottesco che nasconde, e neanche troppo velatamente, un obiettivo: dimostrare che la vita è più trash, assurda e fantasiosa di quanto, invece, possa diventare la più decadente delle televisioni contemporanee.

Esordisce alla regia con il film "La perfezionista", nelle sale a ottobre.
Che film sarà? Aspro, doloroso: lo specchio della mia idea sulla vita, e cioè che la vita sia priva di senso.

È vero che l'ha definito "un film drammatico e quindi una possibilità di riscatto personale dopo le critiche di tv trash"?
Le accuse di essere un autore trash mi fanno ridere, ma mi hanno anche ferito: non escludo che, inconsciamente, ho voluto rappresentare ciò che penso, al di là del divertimento e dell'intrattenimento

Ha detto che la vita è più grottesca, amara e trash di quanto non sia invece la tv. Mi spiega questa affermazione?
Non basta aprire un qualsiasi giornale? Cito a caso: che ne dice della mammina che mette nel congelatore i figli abortiti o dell'energumeno che spara perché non lo lasciano entrare gratis allo show di Benigni?

I santoni della comunicazione insegnavano che la televisione, per essere credibile, doveva imitare la vita reale. Non crede che oggi si sia capovolta la situazione?
Assolutamente no. La vita va avanti senza senso, infischiandosene della tivù e di quant'altro.

Cos'è trash per lei?
Ad esempio, in senso spregiativo, quelli che (strumentalmente) mi accusano di fare trash. Ma, seriamente, il trash non esiste: esiste la vita.

Che differenza c'è tra fare un programma trash e farne uno popolare?
Nessuna.

E tra fare buona tv e farne una che piace al pubblico?
Quale sarebbe la "buona" tivù? Quella che piace al pubblico è buonissima tivù: io ho rispetto dell'intelligenza dei telespettatori! Se il pubblico ti premia, vuoi dire che fai bene. Se non ti premia, ci sono poche probabilità che tu, incompreso, abbia fatto bene.

Se dovesse descrivere la prossima "Buona domenica", la definirebbe un po' meno... e un po' più... Ho letto che non ci sarà il "Ring".
L'editore chiede un programma che susciti meno chiasso e meno polemiche. Ci proverò: mi considero un aziendalista.

Ha detto che quando pensa un programma tiene a mente quattro pilastri: il pubblico, la legge, l'editore, la sua coscienza. In che ordine?
Per me pari sono. L'editore mi ha affidato un incarico: con lealtà, se accetto, debbo rispettare il mandato. Il pubblico perché mi premierà o mi boccerà. La legge perché, anche se non fossi d'accordo, per una convivenza civile va rispettata. La mia coscienza perché altrimenti non sarei in pace con me stesso. Posso andare oltre? Detesto quelli che salgono sul pulpito, sentendosi investiti da chissà chi o da chissà cosa, e pensano di poter insegnarmi che cosa debba o non debba fare. Come Gad Lerner. E tuttavia rispetto la loro scelta, la loro sciocca vocazione alla predica, la loro libertà di farsi fondamentalisti. Libertà! Per me e per loro di fare ciò che vogliamo, e di detestarci a vicenda.

Tre aggettivi per descrivere la tv italiana di oggi?
Quattro. Opportunista, legata al potere, poco coraggiosa. E tuttavia divertente e grottesca, spesso in linea con la commedia all'italiana che sintetizza la nostra storia.

Cosa manca oggi in televisione e cosa, invece, non dovrebbe esserci?
Manca un pizzico, decisivo per fare la differenza, di libertà. Troppi si autocensurano. Se non ci fossero, a dare il cattivo esempio...

Qual è la differenza tra il pubblico televisivo e quello dei giornali?
Chi legge un giornale guarda anche la tivù. Chi è cresciuto con la tivù legge sempre meno i giornali.

È un grande esperto di gioco d'azzardo: qual è il rischio più grande che si è preso nel suo lavoro?
Non ho mai avuto paura di essere licenziato e più di una volta mi sono dimesso, per rispetto di chi mi aveva affidato un mandato, per rispetto dei ruoli. Non sputo dove mangio, ma non mangio dove non mi piace. La vittoria che le ha dato più soddisfazione e la sconfitta che le brucia maggiormente. A trent'anni il "Secolo XIX" di Genova e il "Corriere d'informazione" di Milano mi diedero soddisfazione. Poi, come autore tivù, mi considerano uno specialista dei pomeriggi domenicali, ma mi sono divertito di più con Paolo Bonolis nel suo memorabile Festival di Sanremo.

Nel suo libro "II Lanzachenecco" parla di incontri con persone, personcine, personaggi. Mi fa un esempio per ognuna di queste categorie?
Mah. La persona è quella che è tale, con equilibrio e serietà, senza velleitarismi. La personcina è quella che vorrebbe, scioccamente, essere personaggio. Personaggi veri si diventa solo se c'è qualche caratteristica in più, buona o cattiva che sia.

Come sta andando la raccolta firme contro l'esame di maturità nata dopo la bocciatura di sua figlia?
Ci organizzeremo con la ripresa autunnale.

Che idea si è fatto di "Vallettopoli"?
Fa notizia perché sono coinvolti nomi popolari. Ma è un finto scandalo. Ogni settore italiano può essere o è stato preso di mira: "Tangentopoli", "Calciopoli", "Bancopoli", ma anche "Universitopoli", "Ospedalopoli", "Culturopoli"... C'è da sbizzarrirsi.

Privacy e gossip: in che rapporto devono essere, secondo lei?
Ci sono leggi da rispettare, basterebbe rispettarle.

I tre migliori personaggi della scorsa stagione tv.
Cinque. Paola Perego, Piero Chiambretti, Fabio Fazio, Paolo Bonolis, Maria De Filippi.

I tre peggiori.
Non mi piace criticare chi fa altri lavori. È un vizietto che hanno molti, da Giletti a Lerner, che mi tese un agguato nel suo programma per processarmi a modo suo. Rispondo solo, e non sempre, se sono attaccato.

La definiscono un "tuttologo". Preferisce informare o divertire?
Preferirei informare, ma mi affidano programmi di intrattenimento.

Non crede che il giornalismo sia in qualche modo in debito con la televisione?
Sì, penso che sui giornali si parli molto di tivù. Forse troppo. Ma se interessa... Manca la controprova.

VERO 11
-09-07