Giulio Andreotti
Della volpe intramontabile
ricordo un episodio straordinario. Una volta, per il
mensile Capital, mi proposi di raccogliere alcune risposte
a questa domanda lieve e (spero) divertente, studiata
per curiosare sugli aspetti meno conosciuti della personalità
dei miei intervistati: “Che cosa proprio non le si può
chiedere di fare, che cosa non è assolutamente capace
di fare?”. Avevo ben specificato che intendevo riferirmi
a incapacità di ordine materiale, non spirituale. Ad
Andreotti avevo inviato la domanda via fax il mattino
di una fatale domenica in cui, poi, si sarebbe appreso
della condanna a 24 anni inflittagli dal tribunale di
Perugia per il delitto Pecorelli (la vicenda processuale
successivamente si concluse felicemente). Avevo spedito
la domanda senza immaginare la tempesta che entro poche
ore gli sarebbe piombata addosso, con l'inevitabile
assalto di giornali e televisioni. Ma ecco che il mattino
dopo, lunedì alle 7 e mezzo, puntuale e precisa ricevevo
la risposta di Andreotti, insieme con i suoi gentili
saluti: “Quasi tutto - o forse tutto - quel che è tecnica
applicata”. Con tutto ciò che era successo, aveva trovato
non solo il tempo, ma anche e soprattutto la serenità
di mente per rispondere alla mia utilità... Incredibile,
vero? Ma è vero anche che ci sono mille modi, anche
minimi, per dimostrare di possedere un fortissimo temperamento.
Monica Bellucci
Mi ha detto di sé
che si considera “selvaggia, passionale, fatalmente
attratta dall'umanità di uomini e donne”. È stata giudicata,
in un sondaggio, la donna più bella del mondo. Segno
astrologico Bilancia, nativa di Città di Castello, laureata
mancata in legge, da molti anni, almeno dal 1989, è
famosa: prima come top model, poi come attrice. Una
volta le chiesi di provare a fare un bilancio della
sua carriera, ma si negò: “Una cosa sola è certa, nel
mio lavoro, proprio questa: l'impossibilità di fare
un bilancio vero. Perché un film va bene, un altro male”.
(...) La invitammo per una intervista al Senso della
vita, il programma di Paolo Bonolis su Canale 5: l'accolsi
come una dea e fui lusingato e conquistato dalla sua
affettuosità. Prima che cominciasse la registrazione,
mi chiamò vicino a lei con un gesto di semplice complicità,
mi chiese non ricordo quale consiglio. Be’, non potrò
dimenticare la morbidezza con cui mi sussurrava all'orecchio
parole prive di importanza. Pensai: se dovessi scegliere
un simbolo femminile della seduzione, la donna che riesce
a incantarti con un'occhiata, non avrei molti dubbi.
È Monica: più di tutte, Monica.
Franco Califano
Un mito per molti, anche per me. Un peccatore non pentito,
un seduttore che mai ha fatto mistero del proprio libertinaggio,
un uomo coraggioso che ha pagato di persona. (...) Ci
siamo incontrati poche volte, in occasione di sue interviste
ai programmi tv di cui mi sono occupato: c'è simpatia
istintiva, ci riconosciamo a pelle, non fosse altro
che per l'amore e per il rispetto che portiamo alle
donne.
Ezio Mauro
Quando Ezio Mauro, direttore di Repubblica, mi ricevette
nel suo ufficio di Roma allora in piazza Indipendenza,
mi mostrò subito il bel supplemento preparato per il
venticinquesimo compleanno (14 gennaio 2001) del suo
giornale. Piemontese, schivo, Mauro appare raramente,
e forse malvolentieri, in pubblico. Era al quinto anno
di direzione del prestigioso quotidiano legato, forse
indelebilmente, all'immagine del fondatore, Eugenio
Scalfari (Dalla teocrazia alla democrazia disse scherzando,
ma non troppo: “Con Eugenio abbiamo un bellissimo rapporto
e certo non era previsto per contratto”). Prima, Mauro
aveva diretto La Stampa, arrivando a vendere 426 mila
copie, un record per il giornale degli Agnelli. In una
città seduttiva e tentatrice come Roma, sei considerato
anche un personaggio atipico, originale, perché non
frequenti i salotti. Mai. È così? “Vero. Al massimo
sono andato qualche volta in casa Scalari”. Scelta di
vita? “Era così anche a Torino. Quando andai via, Agnelli
mi chiese quante volte in tanti anni avessi partecipato
a un ricevimento. Quattro, risposi. Anzi, no: tre”.
Scusa l'insistenza: perché? “Uno dev'essere giudicato
per il lavoro che fa. Quello che sei lo vedi dal giornale
che fai. E gli amici diventano quelli con cui lavori,
con cui godi e patisci per una notizia in più, una notizia
in meno...”. E dunque per te il lavoro è tutto? “È l'identità.
E il giornale è il tuo mondo. Anche un'avventura culturale,
un modo di giocare: con i colleghi si scherza, ci si
diverte. Misurando di continuo la bella scrittura e
la buona lettura. Leggi un articolo e capisci subito
dall'odore, dalle prime righe, se è buono o no. Altro
che salotti!”. Visto il curriculum, cosa scriviamo sul
biglietto da visita? Ezio Mauro, direttore? “Preferirei
Ezio Mauro, giornalista. Mi piace dirigere un giornale.
Ma mi sono divertito molto anche nei primi anni alla
Gazzetta del popolo e in quelli da corrispondente a
Mosca e da inviato, quando il mondo cambiava sotto i
nostri occhi. Andare, guardare, raccontare...”.
Raimondo Vianello
Ricordo una partita di calcio, quando ero giovanissimo,
tra giornalisti e personaggi dello spettacolo... Raimondo
picchiava come un martello, appassionandosi al risultato,
insignificante, della sfida. Vent'anni dopo glielo ricordai,
durante la pubblicità, e lui, compiaciuto, mi sollecitò
a parlarne, quando tornammo in diretta. (...) Adoro
il suo stile lieve e ironico con cui riesce, garbatamente,
a divertire: come nella serata del Telegatto 2002, quando
fu premiato per il suo compleanno. Un momento emozionante,
una standing ovation. “Sono un po’ frastornato”, commentò
“è la prima volta che compio ottant'anni”.
PANORAMA
13-07-07