NUOVE PROSPETTIVE
Mi regalo un'altra vita
Via da tutto. Per ricominciare una nuova esistenza. Magari in paesi lontani e sconosciuti. Una scelta da nomadi incalliti? No: di un esercito di over 50

di Sabina Minardi
Il lato B della vita
è incorniciato da palme, sole, sabbia. È l'alba dalla piscina di
una villa nel verde. È un hotel di charme. Un ristorantino
affacciato su una piccola baia. Un campo da golf in cui scoprire
il relax. La libertà di assecondare le stagioni.
La 'second life' può esistere davvero: ultima chiamata intorno
ai 50, 60 anni. La fetta più grossa di lavoro già svolto. I
figli cresciuti. L'età giusta per dire, senza rimpianti e sensi
di colpa: "Mollo tutto e me ne vado".
Gli esperti di trend l'hanno battezzata 'floridizzazione': come
la tradizionale calata verso il sole della Florida di
generazioni di senior americani. Ma il nomadismo dei baby
boomers è ormai diventato un fenomento evidente e planetario:
inglesi, francesi, olandesi e tedeschi che comprano casa in
Spagna, in Italia e in Croazia. Norvegesi stanchi di vivere nel
paese più caro del mondo che investono con entusiasmo in
Portogallo, dove il mercato immobiliare dà ancora soddisfazione.
Statunitensi che si spostano in Messico, Belize, Costa Rica.
Giapponesi che fanno un pensierino su Taiwan. E gli italiani, da
sempre tentati dai Caraibi, che cominciano a spostarsi verso
l'Oriente.
"È la riedizione della sindrome del buen retiro", conferma
Duccio Canestrini, docente di Antropologia del turismo alla
Trento School of Management e al Campus di Lucca: "Nei primi
anni Novanta si era manifestato un grande desiderio di fuga.
Gente anticonformista, stravagante e suo modo geniale, come il
protagonista di 'Mosquito Coast' di Peter Weir, partiva per
esplorare posti nuovi. A Milano erano nate addirittura
organizzazioni, come l'Agenzia per l'espatrio felice, che,
chiavi in mano, predisponevano tutto l'occorrente per cambiare
vita. Il fenomeno di oggi è diverso. Non è più legato
all'intraprendenza personale, ma è una nuova forma di
colonizzazione. Un fatto collettivo, insomma: la calata verso il
Mediterraneo, o comunque verso luoghi caldi, di grandi gruppi di
persone. Una moderna versione degli inglesi che andavano a
svernare a Nizza a fine Settecento. Tutti, ancora oggi, col mito
di una vita di astrazione. Col sogno di trovare un posto
scampato ai disastri. Un'idea che nasconde un'amarezza di
fondo".
I numeri, però, parlano chiaro: secondo l'Institute for Public
Policy Research, sono 200 mila gli inglesi che ogni anno
lasciano la Gran Bretagna per andare a vivere altrove. Con la
prospettiva di una seconda casa in un paese meno caro, si stima
che siano già più di 5 milioni e mezzo gli inglesi che vivono
all'estero, in una condizione di semi-vacanza permanente: quasi
il 10 per cento della popolazione. Destinazione tradizionale:
l'Australia. Ma è un vero e proprio boom anche per la Spagna,
percepita come un mix irresistibile di buon clima, cultura, cibo
e lifestyle. Oltre agli inglesi, la scelgono moltissimi danesi e
tedeschi, che stanno trasformando il Paese in un patchwork
d'Europa in miniatura. Le mete scelte non sono solo Madrid e a
Barcellona. I collegamenti aerei low cost stanno tracciando
traiettorie nuove. EasyJet, per esempio, ha reso popolarissima
Malaga con i suoi dintorni. "Sembra di essere tornati al
Medioevo, quando l'Andalusia era un enorme crocevia di culture",
nota Leslie Crawford sul 'Financial Times Magazine'.
Qui, nella Costa del Sol, nel giro di qualche anno sono nati
addirittura cinque giornali in lingua inglese. Spainsbury's, un
supermercato locale, importa dall'Inghilterra tutto ciò di cui
si può avere improvvisa nostalgia. Halifax offre 'start-up
packages' per inglesi trapiantati in Spagna, con tutto il
necessario per integrarsi prima possibile nel nuovo contesto. Ed
è in arrivo una televisione satellitare, 'Living in Spain',
rivolta agli expat inglesi. Perché queste, il più delle volte,
restano comunità chiuse: Little Britain o Little Germany che
fioriscono nei posti più inattesi.
"Alle soglie della pensione io e mia moglie ci siamo messi alla
ricerca di un posto in cui cambiare vita", racconta Mick Winter
su Boomers Abroad, un sito che è diventato un punto di
riferimento per chi, invece, vuole espatriare verso l'America
del Sud: "Vivevamo in California, non potevamo perciò rinunciare
a giornate soleggiate. Ma volevamo un posto meno caro, dove
vivere meglio con le nostre pensioni. Le soluzioni che abbiamo
trovato, dopo lunghe ricerche e periodi passati all'estero, sono
state: Cape Town in Africa, Santiago o Valparaiso in Cile,
Adelaide o Perth in Australia, oppure una località qualunque in
Spagna o in Italia. Si sta bene anche altrove, certo, ma in
molti casi altri fattori, che vanno dall'instabilità politica ai
pericoli ambientali, sconsigliano il trasferimento".
I coniugi Winter, alla fine, non hanno osato troppo: e sono
andati a vivere in Messico. Ma sono tantissimi gli americani,
che prima compravano al massimo una seconda casa in Colorado o
in Arizona, a inoltrarsi ora verso sud: in Belize, per esempio,
dove grazie a un sistema di incentivi statali lo straniero non
paga le tasse sul reddito prodotto. O in Costa Rica, che sta
sempre più diventando una meta privilegiata grazie al fatto di
essere a poche ore di volo dagli Stati Uniti e di avere un costo
della vita inferiore del 70 per cento. Qui vive già una numerosa
comunità di espatriati. È inoltre considerato un paese
abbastanza sicuro. Dove è facile prendere la residenza. E dove
il servizio sanitario nazionale copre l'80 per cento delle spese
mediche, fattore non trascurabile per una persona che si
avvicina alla vecchiaia.
Già nuove traiettorie si delineano per i 78 milioni di baby
boomers americani, gente che continua a spendere e che smania
per reinventarsi, come se avesse un futuro interminabile davanti
(non a caso gli attuali livelli di risparmio hanno raggiunto una
soglia minima, toccata prima solo ai tempi della Grande
Depressione).
In generale avanzano Panama, dove per ottenere il visto è
richiesta solo la titolarità di una pensione di almeno 500
dollari al mese, e il Nicaragua, dove il turismo cresce del 10
per cento all'anno. "Qui il governo incoraggia i trasferimenti
con benefit per i pensionati, e il costo della vita è pari a
quello della Costa Rica di 15 anni fa o della California di 60
anni fa", informa Robin Sparks, che su Internet ha un sito con
storie di gente che vive per il mondo. Uomini e donne in grado
di vivere bene, e di godersi il relax, con una pensione anche al
di sotto di mille euro al mese. Gente in 'semipensione', come si
definiscono molti espatriati in 'Expat lives', rubrica fissa del
'Financial Times'. O che migra dalle città per cominciare in un
altro contesto una nuova attività: nell'import-export. O nel
mercato immobiliare: dalla Bulgaria (appartamenti da 20 mila
euro) alla Thailandia, dalla Tunisia al Marocco (dove una casa
di 100 metri quadrati costa sui 50 mila euro, e gli affitti
mensili non vanno oltre i 500 euro), i posti nei quali una bella
casa si acquista con 50 mila euro sono più di quanti si possa
immaginare:
"Se vivessi in Italia e fossi prossimo alla pensione, o se fossi
un vedovo o un single, anche con una rendita minima di un
migliaio di euro, farei esattamente quello che ho fatto 34 anni
fa: mi trasferirei in Asia", dice Ugo Salamone, proprietario,
col fratello, dell'hotel Dropp Inn a Bangkok e del tour operator
Orientours (www.orientours.com): "In Thailandia basta depositare
l'equivalente di 15 mila euro in banca per ottenere il visto per
un anno. A partire da 40-50 mila euro si comprano appartamenti
molto graziosi. Con 45 mila bhat, circa mille euro, si vive
benissimo. In un posto splendido. E con gente davvero ancora
molto ospitale". Anche i sogni sono a buon mercato: bellissime
ville sulla spiaggia, circondate dal verde, su più piani, già
arredate e comprensive di piscine e campi da tennis, a Hua Hin,
una bella località sulla costa thailandese, costano tra gli 80 e
i 200 mila euro.
Pioniere degli italiani emigrati in Thailandia ("Quando sono
arrivato forse erano 20 in tutto gli italiani residenti da
queste parti"), Salamone ha visto crescere moltissimo il flusso
di connazionali che scelgono di trasferirsi in Oriente: "Più che
a Bangkok, però, città preferita da chi ha obiettivi di
business, gli italiani in pensione vanno nei posti di mare.
Magari aprono un ristorante italiano". A Ko Samui, a Pattaya, a
Pukhet, dove gli italiani sono ormai quasi un migliaio. E il
costo della vita pari a un terzo che in Italia.
"A parte queste località, che sono legate al turismo balneare,
una seconda vita in Oriente non è una scelta da tutti",
interviene Canestrini: "L'Oriente richiede cultura, una certa
predisposizione mistica e filosofica. È la destinazione dei
buoni vecchi viaggiatori. Gli italiani, invece, stanno andando
in massa a Capo Verde, dove sono in corso enormi speculazioni
edilizie. Continuano ad andare in Kenya, dove si coltiva ancora
il sogno post-coloniale di una vita privilegiata a basso costo.
Molte isole potrebbero diventare il buen retiro di certi
intellettuali, per esempio quelle della Dalmazia, anche per la
loro vicinanza geografica. Però al momento sono lasciate a pochi
intraprendenti in avanscoperta. Il sogno restano i Caraibi".
Paradisi dove trasformarsi istantaneamente se non in neoricchi
almeno in benestanti: non poco per larga fetta dei 14 milioni di
baby boomers italiani che sogna un nuovo inizio, una ripartenza
esistenziale.
"C'è chi vende un negozio e decide di trasferirsi. Chi va in
pensione ma ha ancora voglia di mettersi in gioco. Nessuno è mai
tornato indietro", racconta Micos Bertani che con Marco
Ronchetti è titolare dell'agenzia Case nel mondo
(www.casenelmondo.net), specializzata nelle destinazioni più
classiche degli italiani: "In Brasile un appartamento sul mare,
bello, arredato costa sui 50 mila euro. Con quella stessa cifra
in Kenya si prende una villetta indipendente. Santo Domingo è un
po' più cara, ma si arriva al massimo a 70-80 mila euro. Il
costo della vita è poi decisamente conveniente: mediamente una
coppia vive abbastanza bene con 1.200-1.500 euro. E trasferirsi
è facile: a Santo Domingo, con le sue località più belle come
Samanà e Punta Cana, sono necessarie soltanto delle visite
mediche. In Brasile, invece, sono richiesti accrediti mensili
sul conto corrente sui 1.200 dollari".
E in Italia chi viene? I 'vecchi' per eccellenza, i giapponesi.
Con i quali dividiamo il primato mondiale di popolazione più
anziana. Il Giappone è il paese in cui la quota delle persone
con più di 65 anni è, in questo momento, la più alta al mondo:
3,2 milioni di persone entrano quest'anno nell'età pensionabile.
L'Italia è la prima destinazione di viaggio per le donne
giapponesi over 60 anni (i maschi, invece, preferiscono
l'Australia). Vengono nelle capitali dello shopping, si spingono
nel sud d'Italia. Tornano con amiche e parenti. Gli inglesi
continuano ad arrivare, e negli ultimi anni vanno alla scoperta
della zona di Lucca, anche grazie ai collegamenti di Ryanair da
Londra a Pisa. Apprezzano lo stile di vita. Godono della nostra
cucina. Restare per sempre in Italia? Una tentazione, forse,
chissà. n
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