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Cesare Lanza è “Mister No”
di Geneviève Makaping Liberale assoluto ed è pure ben felice di esserlo. Un uomo dalla morbida presenza che ti mette subito a tuo agio. Ama la mediazione ma solo dopo aver ascoltato, merce oggi molto rara in un mondo dove tutti vanno di fretta, in un mondo come il suo, dove tutto viene macinato, “sparato in video”, sui quotidiani più o meno patinati. Cesare Lanza è questo ed altro ancora. Si prende anche il lusso di trovare il momento della sintesi e scrive libri e saggi che creano dibattito. E cosa meritevole, non è un ipocrita, come la pensa la dice con il garbo di non offendere l’interlocutore neanche se bestemmiasse. Senza pregiudizi né moralismi. Un amico leale, sempre. Della sua lealtà, Paolo Bonolis, Lucio Presta e Paola Perego saprebbero dirla meglio. Ha al suo attivo due matrimoni e cinque figli. E nulla lascia presagire che non possa contrarre altri matrimoni e tanti altri figli. Cesare Lanza è quell’uomo che ha capovolto le regole della comunicazione in questo paese. L’Italia s’intende.Diciamocelo pure, quel signore nato sessantaquattro anni fa a Cosenza, calabrese dunque ma genovese di adozione,ha sempre fatto l’esatto opposto di quello che da lui ci si aspettava. E il colmo è che di tutte le scommesse, ne è uscito vincente, puntualmente. Si, Lanza è un uomo potente seppur non legato ai politici,anzi, è una classe che non ha nessun tipo di ascendente su di lui. Si può misurare la sua potenza anche dal numero delle donne, ma solo quelle belle che gli girano attorno e lo coccolano, le vip, le sue collaboratrici e le casalinghe di Voghera. Le sue trasmissioni, pensate al Festival di Sanremo, Il senso della Vita,Domenica In Rai Uno, contenitore per famiglie con ascolti stratosferici, Buona Domenica, ascolti altissimi con una scia infinita di polemica perché lì, la gente litiga sempre. Occhiali stampati sulla fronte, non si scompone, neanche quando il tre febbraio scorso, lo fecero accomodare su una sedia sulla terza Rete Rai per additarlo come “Re del trash” e se ne uscì tra gli applausi del pubblico presente, alla faccia del conduttore. E cosa dire delle sue pubblicazioni che tanto hanno creato dibattiti e altre polemiche e al contempo hanno sbancato nelle librerie. Peccati e Seduzioni (in questo libro alcune donne note gli raccontano “il fascino indiscreto dell’arte della conquista”),per citare solo due titoli. Consultate il suo sito:www.lamescolanza.com e capirete che punto di riferimento sia quest’uomo che non vuole essere chiamato “maestro”.“Mister No”, popolare eroe dei fumetti sul quotidiano Libero del Direttore Feltri, diventa una rubrica. Uno Spazio affidato a Cesare Lanza che ora è diventato un libro dal titolo Mister No. La verità è che, Cesare Lanza è un intellettuale generoso. E l’operazione che fa in questa sua ultima pubblicazione, edita dalla Luigi Pellegrino Editore, è quella della restituzione di quanto ricevuto da altri. Dai suoi lettori. Uno spazio ideato dal direttore Feltri per raccogliere la denuncia dei cittadini delusi, infuriati, è diventato un “luogo religioso”, una specie di confessionale, dove uomini e donne,giovani e anziani scrivono, parlano, si confidano, si raccontano con una sola convinzione: quella di avere la certezza di essere ascoltati. E così è perchè c’è lui, il maestro che non vuole essere chiamato tale. La novità socio-antropologica da cogliere in questa opera, è proprio quella di aver denunciato, senza volerlo, il bisogno che la gente dell’Occidente ricca e opulenta ha di parlare, di essere ascoltata. Il bisogno che le persone di un mondo a tutti gli effetti mediatizzato ha di comunicare,punto. Gente abituata ad essere bombardata dall’informazione a senso unico. E in Cesare Lanza trovano una spalla. Una specie di ambulatorio dei pensieri e delle parole. Una cosa va ricordata allo stesso Lanza e cioè che, non si decide di essere maestri, lo si diventa a furor del popolo. È il discente che “nomina” il maestro. E per esserlo, servono dei presupposti: al primo posto, l’onestà intellettuale e chi conosce minimamente Lanza sa bene che è una sua “credenza”, a costo di farsi dei nemici, che tra l’altro non lo preoccupano affatto. Al secondo punto, la sua generosità: Non ha mai negato un “primo piano” a nessuno ove il “maestro” ritenesse vi fosse del talento. Terzo e ultima motivazione, a mio modesto avviso, il suo sorriso. O è sempre contento o ha capito che della vita bisogna coglierne solo il lato divertente. L’ironia insomma. Mister No è un libro che si legge con il sorriso sulle labbra, ma attenti vi farà riflettere su molti aspetti della nostra società. Persino una cara,vecchia “cinquecento”scrive a Lanza per confidarsi e per dirgli che: «dopo 41 ininterrotti anni di onorato servizio...accumulando una percorrenza di 509.890 km» è stata messa a “riposo” perché non catalizzata e il suo titolare s’è presa «una confortevole Mercedes». Poi “la cara vecchia cinquecento” si chiede che fine abbia fatto «la proposta di legge bipartisan per esonerare la storica (corsivo mio) 500 dai vincoli limitativi della circolazione. Morale della favola? Non si può “parcheggiare” la propria storia nel nome del post-modernismo. Cesare Lanza non utilizza i media perché egli è un media. E perciò, la gentile professoressa Susanna C. trascrive una lettera di Robert Schumann a Clara Schumann dove le parla d’amore: «... Tu sei una sorta di ballata, dolce, semplice, gaia...». Ebbene, la signora Susanna C. ha offerto questa bella lettera ad un uomo di cui è «garbatamente innamorata» ma lui «preferisce parlare di sport, automobili e dell’andamento in borsa». E Cesare Lanza raccoglie. Il suo uomo non legge le sue parole d’amore e lei le manda via posta elettronica ad un club di sole donne. Le manderebbe pure a degli uomini ma ha paura di «essere fraintesa». Questo libro nasce da un rapporto intessuto per tre lunghi anni con i suoi lettori, o meglio quelli del direttore Feltri in uno spazio che un po’ è diventato il “divano” e il giornalista, scrittore e autore televisivo si limita a registrare, ogni tanto dicendo la sua, ma lui non è nè vuole essere lo psicanalista. Ma spesso, non c’è bisogno di risposta, perché il quel luogo, c’è veramente lo spaccato della nostra società, quel luogo, Mister No, che senza volerlo è diventato l’italico Speakers’ Corner. L’Angolo degli Oratori, come quello che si trova al Hide Park della City. Il Parco londinese che ha ospitato personalità famose come George Orwell, Lenin e Karl Marx ma anche i signori e signore “Nessuno”. Mister No ha fatto uguale, avendo la bontà, tra i nomi famosi, di ospitare anche mastro Micuzzo e comare Giuseppina. Mister No doveva essere una specie di sfogatoio invece è diventato il terreno dell’ascolto e dell’osservazione sociale, politica e in ultima analisi antropologico, senza volerlo essere.Infatti, scrive a Lanza, Andrea Del Ponte, da Genova e s’interroga sul concetto di identità degli abitanti dell’Unione europea che è «un pachiderma lento e ottuso...».Un grande esempio del concetto di libertà di opinione quella offerta dal “maestro”.E non poteva essere diversamente con uno che, come lui, si autodefinisce un “liberale assoluto” e che, nella sua rubrica si è rifiutato di pubblicare solo le lettere «pochissime - precisa - una o due al mese» che lo insultano «senza argomentazioni,e dei seccatori che gli chiedono come raggiungere gli attori e le attrici dei loro sogni». E con nonchalance consiglia ai fans di Sofia Loren o di Maria Monsè, di Massimo Giletti o di Sean Penn: «Se veramente nutrite un autentico interesse per i vostri idoli, rimboccatevi le maniche e un modo per arrivare al traguardo lo trovate, un po’ di impegno suvvia!». Ma questo vale in qualsiasi ambito della vita. Parola di Mister No. La Provincia Cosentina 16-3-07 |