CI SON FELTRI E MONCALVO

DAGLI UNTORI NON MI SALVO
 
Gigi Moncalvo

 

Caro Cesare Lanza

desidero affidarti alcune riflessioni intercettate venerdì 9 febbraio in tv.

 La prima: “Ma ricordate quando si votò sul divorzio? C’era un monocolore DC: la Chiesa digerì senza una piega, e la Dc, quella di Fanfani, non batté ciglio”.

La seconda: “I provvedimenti di oggi sulle unioni di fatto? Ve lo ricordate il vecchio Tambroni? Nel 1958 il suo governo varò provvedimenti molto più avanzati di questi varati oggi”.

 Terza riflessione: “Questo governo mi fa anche senso: ma nel caso specifico approvo il suo intervento per regolamentare le unioni di fatto. La Bindi può anche essere antipatica, ma in questo caso ha fatto bene”.

Quarta riflessione:”Sì, le vendite del mio giornale sono cresciute del 50% mi pare: ma il mio è un giornale strano, dove ciascuno, con un minimo di argomentazione, scrive quello che gli pare”.

Ed ecco: secondo te, e secondo il lettore, chi può aver espresso questi pensieri e dove?

Le prime due frasi, quelle nelle quali spunta una nostalgia per la DC dei già vituperati Tambroni e Fanfani sono del signor Sansonetti, direttore di “Liberazione”, il quotidiano di “Rifondazione Comunista”, il partito del signor Fausto Bertinotti, attuale Presidente della Camera dei Deputati.

 La terza e la quarta riflessione sono di un signore che si definisce “anarchico di destra”, di Vittorio Feltri, fondatore e Direttore di “Libero”.

E quale mai può essere il pulpito dal quale queste riflessioni si sono sentite libere di raggiungere un po’ di pubblico? Rai Due, dai “Confronti” di Gigi Moncalvo.

E allora? Altra citazione: “il conduttore mi frenava ogni volta che poteva..”: ti riguarda, l’hai fatta nel tuo “Mister No” su “Libero” rispondendo a un tuo lettore che ti interpellava sulla tua partecipazione al “Grande talk”, trasmissione di Giovanni Minoli affidata a Massimo Bernardini.

Altra citazione: “L’articolo 21 della Costituzione, caro Lanza, è un “pericoloso portatore di peste” e tu sei uno dei suoi rari sopravvissuti untori..”, è la conclusione del mio commento su quell’episodio.

L’articolo 21 della Costituzione, il più ignorato, precisa, lo ricordo, “Tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.

Ed ecco: gli untori ormai evidenti di questo “pericoloso portatore di peste” che è l’articolo 21 aumentano. Gigi Moncalvo come untore dell’articolo 21 è un collaudato e spudorato impenitente, e prima di “Confronti” ha attraversato le Tv  (“Silenzio stampa” etc) e i giornali (ultimo La Padania) sostenendo a proprie spese quel “Tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero”.

Ci fosse stato al posto di Gigi Moncalvo con Feltri e Sansonetti il signor Bernardini o altri di tendenze simili che cosa sarebbe accaduto? Che il conduttore avrebbe cercato di frenarli: un Sansonetti, direttore del quotidiano di Rifondazione comunista” che esprime apprezzamenti sulla vecchia Dc, e poi su Fanfani e perfino su Tambroni? È impazzito, non è autorizzato a dire queste cose qui! E il Feltri poi che fa coppia con la Bindi? Ma dove siamo arrivati!

Ma se Feltri da “anarchico di destra” (anarchico: significato letterale: senza superiori; significato politico: sono stati loro!) incrementa del 50% le vendite di un giornale nel quale “chiunque, con un minimo di argomentazione, può scrivere quello che vuole” praticare da untori quel “pericoloso portatore di peste” che è l’articolo 21 non dà cattivi risultati.

Eppure questo 21 lorsignori hanno sempre tentato o di evitarlo, o di mascherarlo o di calunniarlo. Gianfranco Funari è uno dei pochi che l’articolo 21 almeno lo sbandiera: ma sai come ci è arrivato? Nella sua prima trasmissione tv, per Tele Montecarlo di Madame Chauvigny, anni settanta, Funari si trovò davanti un cittadino che esponeva tratti positivi del periodo fascista: gli balzò quasi addosso e gli impedì di proseguire. Commentai l’episodio sostenendo che era stato commesso un abuso e che l’articolo 21 della Costituzione garantiva che “Tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero” anche coloro che trovavano qualcosa di positivo nel periodo fascista.

Funari mi telefonò, mi disse che non conosceva quell’articolo della Costituzione e che da quel giorno lo avrebbe eletto a propria bandiera. E così, fra alti e bassi, ha fatto.

Nella Rai appena riformata Aldo Falivena si presentò con “Ring”, uno dei primi “talk show” trasmessi in diretta dalla Rai, su Rai Due. In diretta sì, ma con una pletora di invitati: il che permetteva di impedire a chiunque di esprimere un pensiero compiuto frenandolo con la scusa che non c’era tempo e che dovevano parlare tutti.

È una formula, quella di “Ring” che ha poi trovato varie applicazioni. Moncalvo invece di invitati ne ha due: proprio per non dover fare, ciò che del resto non farebbe mai, cioè il frenatore o il dirottatore, con frasi del tipo “No, scusi, adesso basta, facciamo parlare chi non ha parlato”. Così parlano tutti o molti, ma nessuno riesce a dire qualcosa.

Moncalvo sceglie condizioni che gli permettono di non frenare i suoi invitati, ma di agevolarli, stimolarli, senza forzarli, senza invadenze. Sono stimoli che possono sembrare niente: “Che cosa prevede Vittorio lo Stato per la famiglia dell’agente morto a Catania?” e Feltri “La pensione di reversibilità, il 90% dello stipendio del marito mi sembra…”.

Ci sono battute, apparentemente innocenti come questa, che riscattano i silenzi colpevoli di molti altri. Quanti fra coloro che hanno ascoltato questo scambio di battute fra Moncalvo e Feltri sono andati però oltre pensando ai milioni di euro o miliardi di lire che lo Stato ha speso in viaggi, soggiorni e connessi  funebri di suoi rappresentanti per onoranze all’ispettore Filippo Raciti? E viene addosso la sensazione che hotel, ristoranti, pompe funebri, fiorai, tassisti abbiano avuto un incremento di incassi dalla morte di Filippo Raciti e che a sua figlia e a sua moglie, alla sua famiglia, sia rimasto il dolore per la sua morte e, quando la burocrazia lo permetterà, una pensione di reversibilità?

Ciao.

Enzo de Mitri

demitri.televisti@libero.it


10-2-07