Sono i fatti di Palermo Catania che hanno dominato la serata tv
a cavallo fra venerdì 2 e sabato 3 febbraio 2007: per i luttuosi
eventi che li hanno caratterizzati, e per la ricomparsa
improvvisa dell’informazione tv a botta calda. E questo in una
serata nel complesso di livello decente, e ricca di spunti al
contrario di molte altre. Ecco.
ANDREA VIANELLO = Questo gradevole giovane è giunto a “Mi manda
Rai Tre” dopo un’ottima attività radiofonica, una decente
esperienza tv (“Enigma”). E la corrente serie della nipote
dell’antica “Di Tasca Nostra” con Tito Cortese e Roberto Costa
nei primi anni settanta. Da “Di tasca nostra” si passà a
“Diogene” e a “Mi manda Lubrano” poi a “Mi manda Rai Tre” con
con Giuseppe Marrazzo. Le edizioni di “Di tasca nostra” prima e
di “Diogene” e “Mi manda Rai Tre” poi le ho viste e commentate
tutte: Andrea Vianello non solo è il pilota più grintoso ed
efficace, e perfino ironico con misura, che la serie abbia avuto
in plancia: è anche uno dei migliori giornalisti che si possano
vedere attualmente in tv.
ANTONIO LUBRANO a furia di denunciare, e perfino alla presenza
di personaggi come Ciriaco De Mita che gli promettevano
soluzioni, si lasciò andare vedendo che nulla cambiava. Non che
questa sia una colpa: se parli e parli senza che nessuno ti
ascolti e vieni da tempi nei quali ti dicevano di tacere proprio
per timore che qualcuno, il nemico, ti ascoltasse, ti rompi di
parlare, perdi ogni speranza, ti adegui diventanti uno di quei
saggi che sembrano rispettare l’autorità non perché meriti
rispetto, ma perché è sorda e così è: meglio starne lontani.
SU GIUSEPPE MARRAZZO ha sempre pesato l’ombra del padre,
campione di un giornalismo di tempi duri. Giuseppe Marrazzo si è
adeguato ed ha cominciato a ringraziare gli arroganti, privati e
di regime , che affollavano i casi della sua edizione. Si
profondeva in ringraziamenti verso i responsabili degli
inconvenienti denunciati e frenava Anna Bartolini che a
ringraziare quella gente non ci stava e voleva sbranarla.
ANDREA VIANELLO lascia la rossa Bartolini, già atleta della
velocità o del salto in alto, libera di azzannare chi le pare;
lascia il professor Ugo Ruffolo, che ha ormai rinunciato ai
riporti sui capelli, libero di dire come dovrebbero andare le
cose se le leggi fossero rispettate; e si mette al timone della
sua giunca attraversando senza paura ogni mare. Venerdì 2
febbraio ha attraversato i flutti di rappresentanti dello Stato
capaci di dire ai genitori di bambini nati nel 2006 e con
diritto al bonus baby da un milione di lire “non assume alcun
rilievo che l’assegno a lei dovuto sia stato incassato da
ignoti”. Io l’assegno te l’ho mandato, se lo sono fregato altri
per conto del tuo bambino? Peggio per voi! E se facessimo
all’atto del pagamento Irpef un ragionamento simile ai signori
dell’Agenzia delle Entrate? Ma Andrea Vianello è tosto, si
direbbe uno che abbia razzolato nel giornalismo anglosassone di
altri tempi. Lorsignori dicono: abbiamo spedito 750mila lettere
di bonus e abbiamo avuto solo 20 proteste? Andrea Vianello è
tosto perch’ non dice “ah, bè, se è così” come altri pronti a
reggere il moccolo all’Autorità comunque si manifesti: Vianello
dà la sola risposta giusta”Ma anche fosse uno solo ad aver
subito il torto?”. E infatti ammesso che i torti siano in numero
ridotto, proprio perché sono pochi DOVETE sanarli subito, se no
che razza di autorità siete!
GIGI MONCALVO con i suoi “Confronti” e Marco Travaglio e Flippo
Facci, ha animato altro interessante evento della serata. Non
dico mai male delle persone, ma esprimo riserve, motivandole,
sui loro comportamenti. Di Moncalvo, come di Lanza o Gigi
Vesigna o Funari e altri dai quali ho avuto attenzione senza che
me la dovessero, non direi mai male neppure sotto tortura. Con
Moncalvo ho trascorso nella “Padania” del signor Umberto Bossi,
una delle piò stimolanti esperienze della mia attività di
giornalista, che è stata del resto tutta o libera e autonoma, o
silente: tacevo e basta. Pensavo che in un giornale di partito
avrei resistito pochi giorni e poi mi avrebbero cacciato?
Scrissi ogni giorno, dal novembre 2002 all’aprile 2003 la mia
bella mezza bella pagina senza mai avere condizionamenti ma,
anzi, solo complimenti. I “Confronti” di Moncalvo sono come
questi “televisti” e come il “Blob” di Ghezzi: brani di eventi
passsati in tv nei giorni precedenti e che Moncalvo commenta con
i suoi invitati come si fosse al caffè e si vedesse passare
questo e quella e ciascuno dicesse la propria. Un Blob
settimanale da tavoli d’osteria per la schiettezza dei commenti,
e insieme da caffè letterario non scemo ma raffinato per qualche
brillantezza di riflessioni.
ENRICO MENTANA ancora venerdì 2 febbraio è con il suo “Matrix” e
parla con Teo Mammuccari, Gabriella Germani, Max Giusti e
Giovanni Benincasa di scherzi. È un evento divertente,
soprattutto perché gli scherzi di Mammuccari sono quelli di
altri tempi, quelli delle Iene e di Libero, e nulla hanno a che
fare con il Mammuccari di questa “Cultura moderna” basata su
avanzi della Corrida del grandissimo Corrado, unico e solo
Signore della Tv che fu ed è. Matrix sugli scherzi ha avuto un
solo difetto: Mentana, uno che è come quei bambini che si devono
mettere ad ogni costo in mezzo, anche quando non c’entrano
niente. Se Mentana vuole mi faccia sapere, ci vediamo insieme
Matrix e gli dico dove e quando esonda e sarebbe stato meglio
tacesse.
EMILIO FEDE ha improvvisato uno “speciale” sui fatti di governo
in merito alla base Usa di Vicenza, una improvvisazione alla
quale la tv per argomenti seri non sembra più disponibile. La tv
di oggi si attiva in grandi forze solo quando Lady Veronica
Lario scrive a Sir Silvio Berlusconi ricorrendo non alle poste
ma alla Repubblica, per il resto tace.
Invece ieri Emilio Fede il suo specialino lo ha fatto, e
sembrava risorto. Risorto? Sì: su Emilio Fede aleggiava lo
spirito, vivente ma spirito, di Bush. Non Bushetto, ma Bush
padre. Erano le 0,39 del 17 gennaio 1991 quando Bush padre
attaccò Saddam, la Cnn lo seppe e lo disse, e Silvia Kramar lì
in Usa davanti alla tv se ne accorse, chiamò Emilio Fede che
dette il primo buon esempio di giornalismo tempestivo che la
Fininvest avesse mai dato,
Me ne accorsi anche io che ero alla Notte, solo. Ma solo per
poco: mi raggiunse prima di chiunque altro l’allora Direttore
del giornale, Cesare Lamza. Ai tempi le tv di Berlusconi di
telegiornali non ne volevano quasi sapere: ma Fede mostrò che
cosa potesse essere il giornalismo televisivo fatto bene, gliene
detti atto, mi scrisse e mi giurò riconoscenza eterna che
espresse per qualche giorno, forse qualche settimana con
telefonate e salamelecchi vari, poi sparì.
Forse era un po’ imbarazzato: era stato lui a dare battesimo e
cresima ai Tg di Canale 5 e sorelle, ma sarebbe stato Mentana a
coglierne e goderne i frutti per poi, e non da molto, anche lui
passare la mano ad altri. Fede comunque di sortite come questo
“Speciale” una volta ne faceva più spesso, ora non più: fa il
suo Tg4 da sostenitore onesto perché dichiarato e non, come
altri occulto: auguri quindi al Fede sedicenne dei tg di
Berlusconi.
GIANNI RIOTTA dopo aver ottenuto la direzione del Tg1 è apparso
in incursioni qui e là: ieri eccolo in studio, per la prima
volta mi sembra, agganciato ai fatti di Palermo-Catania. Negli
anni settanta, quando le radio e le tv private cominciavano a
farsi le ossa, non c’era fatto che non giungesse quasi
all’istante in tv attraverso la Telelombardia di Biagio Longo,
ex Radio Popolare; o attraverso Antenna Tre e tutte le altre tv.
I ragazzi e le ragazze di oggi può smuoverli il pallone,
Ronaldo, Lady Veronica Lario: ma il resto, anche un terremoto,
li lascia indifferenti. Gianni Riotta sui fatti delittuosi di
Palermo Catania è intervenuto rapido: non fosse intervenuto lui
sarebbe intervenuto Bruno Vespa? Non lo so: ma Riotta è
intervenuto. “In guerra può morire qualcuno che ti è caro, che
conosci, in pace no” diceva l’altra sera un ragazzino mi sembra
di Stromboli nel “Futuro, Futuro” di Rai Tre.
Forse si è ufficialmente in pace, ma la guerra è sempre e
comunque in agguato. Quando io, classe 1936, ero un bambino,
c’era il fascismo e si veniva educati alla lealtà. A chi è al
potere la lealtà degli altri fa sempre comodo: uno va e dice
quello che pensa e prima che la vita gli faccia capire che è
meglio sempre e comunque tacere, ce ne vuole. Comunque se sei
stato educato alla lealtà te la tieni; è come sentirsi atei in
questo Paese. Sarai comunque ateo cattolico.
La lealtà ti imponeva di non dare pugnalate alle spalle: e se
uno le dava tentava di nascondersi per non venire svergognato.
Se si faceva a botte e si tentava di colpire l’avversario con
altro che non fossero le mani, si veniva squalificati per prima
dai propri amici. Si urlava all’arbitro, ma per un suo presunto
o reale errore. Ma soprattutto non si incoraggiava i propri a
spezzare le gambe altrui come accade ora, Se un avversario ti
superava e tu lo contrastavi prendendolo per la maglia o
falciandolo eri squalificato orima di tutto moralmente,
Ora la tv mostra atleti della testata all’avversario, della
trattenuta di maglietta, dell’abbraccio: come se la violenza, la
violenza non la decisione, fosse lecita in campo. E se la
violenza è lecita in campo, è lecita anche fuori. Se i direttori
di gara non prenderanno a espellere senza pietà chiunque fermi
l’avversario trattenendolo per la maglia, sgambettandolo,
falciandolo, il calcio e il resto ammorberà di lutti altre
famiglie innocenti.
Si dica agli atleti e agli spettatori in campo che qualsiasi
violenza, scorrettezza avvenga del corso della gara, anche se
sfuggita all’arbitro, sarà sanzionata attraverso l’esame delle
registrazioni tv; si cominci a squalificare senza pietà
qualsiasi miliardario faccia il prepotente sul campo di gioco: e
forse ci si ritrova con uno Stato non persecutore dei deboli, ma
giusto e quindi forte al punto da scoraggiare qualsiasi
prepotenza. Il pallone d’oro lo darei al più in gamba degli
atleti più leali, non a un fuoriclasse anche se delinquente.
Allo stato attuale se un fuoriclasse è persona leale, ma non si
sente tutelato da un arbitro che fa passare ogni scorrettezza
che deve fare? Si adegua. E si vede come.