CONTRORDINE COMPAGNI C'E' UN ALTRO UNTORE

GIORGIO NAPOLITANO PRESIDENTE E PROFESSORE

 

 

Caro Cesare Lanza,

contrordine compagni c'è un altro untore, Giorgio Napolitano, Presidente e Professore.

Ieri, sabato 11 febbraio 2007, attraverso telegiornali e i giornali radio il signor Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica Italiana, ha, sono parole sue, “messo fine a un non giustificabile silenzio”.

Fine al silenzio su che cosa? Sulla tragedia delle foibe, su, sono ancora parole sue, “un moto di odio e furia sanguinaria e un disegno annessionistico slavo che prevalse innanzitutto nel trattato di pace del 1947, e che assunse i sinistri contorni di una pulizia etnica..    Non dobbiamo tacere, assumendoci la responsabilità di aver negato o teso ad ignorare la verità per pregiudiziali ideologiche e cecità politica» il dramma del popolo giuliano-dalmata, dramma rimossa per calcoli diplomatici e convenienze internazionali».

Messi lì dove sono nella convinzione che siccome gli si è data qualche cosa, se ne stanno  buoni e non rompono, guarda un po’ caro Cesare Lanza che cosa ti combinano questi vecchietti: aprono la bocca e parlano, ma non blablabla di circostanza; dicono cose che hanno covato dentro e che qualcuno ha impedito loro di dire prima, o che forse hanno detto, ma che è stato ignorato, cancellato, silenziato dalle  tv, radio e giornali di quel regime trasversale di quei Lorsignori che dal contratto che lo Stato ha con i cittadini Italiani, cioè la Costituzione, hanno eliminato l’articolo base, quell’articolo 21 che è il garante, il guardiano, di tutte le parti del contratto stesso,

Cioè? È   il 27 dicembre 1947 a Roma i signori: Enrico De Nicola, Presidente della Repubblica; Umberto Terracini, Presidente dell’Assemblea Costituente; Alcide De Gasperi, Presidente del Consiglio dei Ministri; Grassi (nel documento manca il nome..) Guardasigilli firmano e danno alla stampa sulla “Gazzetta Ufficiale” la “Costituzione della Repubblica Italiana, il contratto che lo Stato e i suoi rappresentanti impongono ai cittadini.

Al momento ho undici anni, la mia famiglia ha fatto con mio padre la guerra a Cagliari e in Sardegna ed è tornata nella sua Terra d’origine, a Lecce. Non penso che la Costituzione sia nei miei pensieri: la mia attività politica sta nel partecipare alla novità del momento, i comizi: per rimediare i gadgets che vengono distribuiti e qualche copia di giornali mai visti prima: soprattutto l’Uomo Qualunque e il Buonsenso di Guglielmo Giannini che spopolano per le vignette, specie quelle su Di Vittorio con un fazzoletto, foulard o tovagliolo a pallini che gli esce dalla tasca, e con un omino pressato in un torchio. Ma si vedono anche l’Unità, l’Avanti, il Popolo e perfino un Manifesto, ma quello dei tempi, non marxista, ma fascista.

Ma è allora che comincio a sentire, s’intende non il senso ma il suono, di quell’articolo 21 della Costituzione “Tutti hanno il diritto di manifestare il proprio pensiero con la parola lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure..”.

Le cose che ti entrano nella testa da bambino o ragazzino, si mettono da qualche parte di te, e poi te le scopri in testa o te le trovi in mano senza sapere come. Qualche anno dopo, al termine dell’esame di Diritto Costituzionale mi avvalgo dell’articolo 21 e dico al professore, che mi vede perplesso, che però la Costituzione sono molte belle parole, ma pochissimi fatti. E lui, che non deve avere ancora 40 anni, mi dice “Figlio mio, la Costituzione è ancora una bambina, ha appena sette anni: vedrai che quando avrai la mia età questo sarà un bellissimo Paese”.

Io, caro Cesare Lanza, di anni ora non 40 ma 71, e il Paese di oggi non mi sembra bellissimo.

Però questa condanna del silenzio sulla tragedia delle foibe del signor Giorgio Napoletano, Presidente della Repubblica, è rilevante soprattutto per il pulpito che l’ha permessa. L’informazione italiana, quella considerata nel suo complesso solo “parzialmente libera” nel rapporto di “Freedom house”, quel 21 che dice, ripeto, “Tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero”, non lo ha violato, ma solo interpretato in modo diciamo originale. Cioè?

Be’, caro Cesare Lanza, gran parte dell’informazione italia, specie quella televisiva istituzionale e parallela, ha detto “c’è il diritto, mica il dovere di manifestare liberamente il proprio pensiero. Quindi a tacere non si fa peccato”! Eh, no! Ora il signor Giorgio Napolitano, nel suo compito di Presidente della Repubblica e garante della Costituzione, che gli è stato riconosciuto anche da coloro per il quali “manifestare liberamente il proprio pensiero” è poi solo un diritto e non un dovere, dice che tacere è un delitto!

 Ma nel caso, Cesare Lanza, che cosa è stato poi taciuto? Ecco un assaggio per qualche ragazzetto, o anche adulto distratto, che frequenta questo tuo sito che quando ti scrivo mi sembra di scrivere nell’aria.

Io commento i fatti della tv dal 1968: non ne volevo sapere, avevo voglia di tornarmene a Londra, quella dei Beatles, di Mary Quant, di Radio Carolina, del Gambling o gioco d’azzardo. “E poi io la tv non ce l’ho, non so neppure cosa sia..” dissi a Nino Nutrizio che mi guardò “Siete andato in Inghilterra che non sapevate una parola d’inglese, una..” e il giorno dopo arrivò a casa un televisore.

 Nei quotidiani a commentare con impegno i fatti tv c’erano Mino Doletti sul Tempo di Roma, Ugo Buzzolan sulla Stampa di Torino, Angelo Gangarossa sul Messaggero di Roma: e basta. Il Corriere della Sera dedicava ai programmi tv lo spazio corrispondente all’ingombro di un pacchetto di sigarette, la Notte cominciò a dedicare due pagine, che poi ci furono copiate da tutti. Sui settimanali commentavano la tv Sergio Saviane, Umberto Eco. Poi Eugenio Scalfari fondò Repubblica ed ecco Beniamino Placido: fra gli ultimi che ricordo impegnati a provarci a commentare i fatti tv Michele Serra, Giorgio Vecchiato, Alberto Bevilacqua, Oreste del Buono, Sandro Bolchi: e basta.

Gli altri, tutti, quelli in pista  ora, sono, diciamo, arrivati dopo. E la tv anni sessanta, settanta e anche ottanta,  l’hanno orecchiata, letta su qualche libro, e negli archivi che ospitano articoli di Buzzolan, Doletti, Saviane o miei.

Doletti, Buzzolan e Saviane, signori che la tv la guardavano davvero, non ci sono più: il solo sopravvissuto di quell’epoca sono io. Ho visto i primi o i secondi passi dei Tortora, dei Corrado, delle Mondani, delle Carrà, dei Vianello, dei Baudo, dei Funari, dei Costanzo, dei Lubrano, dei Biagi, dei Santoro: dei Berlusconi. Io la tv, di allora e di oggi, non l’ho letta, l’ho vista: c’ero, e ci sono.

Ma in oltre trent’anni mai, dico mai, fino al febbraio 2003 avevo mai sentito in tv di Norma Cossetto o Adolfo Landriani.  Lei è descritta  bellissima,  24 anni di S. Domenico di Visinada, laureanda in lettere e filosofia all'Università di Padova. Preparava la sua tesi su "L'Istria Rossa", rossa per la bauxite, girando in bici di paese in paese. Il 25 settembre 1943 un gruppo di partigiani irruppe in casa Cossetto razziando ogni cosa. Trascinarono la ragazza e altri nella scuola di Antignana, dove Norma venne immobilizzata su un tavolo e violentata da diciassette di loro, quindi gettata nuda nella Foiba poco distante, sulla catasta degli altri corpi di altri istriani massacrati, già cadaveri o ancora agonizzanti.

Nei primi dell’ ottobre successivo a S. Domenico ritornarono i tedeschi catturarono alcuni partigiani che raccontarono la tragica fine di Norma  e quella di altri fra i quali suo padre. Il 10 dicembre 1943 i Vigili del fuoco di Pola, ricuperarono la salma di Norma: nuda, le braccia legate con il filo di ferro, su un cumulo di altri cadaveri; i seni ed altre parti del corpo sfregiate. Sei dei diciassette stupratori di Norma furono catturati e fucilati: gli altri no, forse sono ancora in giro a vantarsi.

Adolfo Landriani era il custode dei giardino di piazza Verdi a Fiume: non era fiumano, ma era venuto a Fiume con gli Arditi. Lo chiusero in una cella, gli saltarono addosso in quattro o cinque, imponendogli di gridare con loro "Viva la Jugoslavia!". Piccolo di statura,  urlò: "Viva l'Italia!". Lo sbatterono contro il muro più volte: urlò "Viva l'Italia!" fino alla morte.

In quel febbraio 2003, commentavo la tv per “La Padania” dei signori Bossi e Moncalvo, ricordo che su Canale 5 Toni Capuozzo commentò con un sopravvissuto i massacri di istriani fatti dalle bande di Tito e da loro fiancheggiatori. L’uomo raccontava:”Ci hanno spinti sull’orlo della foiba, poi hanno cominciato a sparare: mi sono gettato dentro e precipitando mi sono sentito dentro l’acqua. Sono tornato a galla e mi sono aggrappato a quella che  pensavo fosse una zolla: era un testa umana: sono riuscito a salvare un amico. Da sopra ci hanno sentito e hanno buttato prima una bomba a tempo, poi una bomba a mano, sono rimasto con il mio amico non so per quanto tempo, pensavo a casa e pregavo per loro”.

In quel febbraio 2003 il signor Toni Capuozzo con Terra  parlò dei massacri istriani delle bande di Tito, delle foibe, ed  esaminò libri di storia in uso nelle scuole italiane: su una dozzina tre o quattro raccontano, in sintesi, i fatti: negli altri non una parola. Della foiba di Basonvizza, che non è una cavità naturale ma una miniera, si è sentito qualcosa. Sulle altre centinaia di foibe in cui le bande di Tito hanno ammucchiato cadaveri, silenzio assoluto. La Foiba di Basovizza è l'emblema dell'eccidio del Carso, dell'Istria. Dal primo maggio al 15 giugno 1945 furono infoibate 2.500 vittime tra civili, militari italiani, carabinieri. Finanzieri, amministratori.

Nel 1945 nella foiba c’erano 500 metri cubi di cadaveri: un metro cubo? Quattro salme. Sono stati ritrovati  cadaveri di donne stuprate o gravide, alle quali era stato reciso il ventre per estrarne il feto; uomini evirati o castrati,  teschi ai quali erano stati estirpati denti d'oro. Con la testa delle loro vittime gli assassini improvvisavano partite di pallone. Molti venivano arsi vivi: " il mondo dovrà inorridire quando sarà possibile far luce su tutti gli orrori e i delitti di cui si macchiarono i partigiani jugoslavi. Torturavano senza ragione. Il supplizio di legare i pazienti per le braccia ai pali e tenerli così sospesi per delle ore era all'ordine del giorno. Delle volte le grida di dolore dei torturati facevano impazzire noi poveretti che eravamo obbligati ad assistere al supplizio ".

E’ QUANTO diceva  Antonio Cau, Appuntato della Guardia di Finanza, nel maggio 1945 nella sua testimonianza riportata in un sito internet. Il mondo ha saputo delle fosse Ardeatine, dei campi di sterminio nazisti, perfino qualche piccola cosa, ma a denti stretti, dei massacri di Stalin. Sulle foibe istriane silenzio. Sullo Zingarelli 2003, precisò Capuozzo con Terra 3 anni fa,  c’è un accenno alle foibe: e nei 50 anni precedenti sullo Zingarelli e soci c’era qualcosa sulle foibe o silenzio come per i 50 anni di tv? Nel 1975 Rumor , l’allora ministro degli esteri,  comunicava in PARLAMENTO la rinuncia dell’Italia alla zona B, all’Istria occupata dalla Jugoslavia e coronava l’intesa  cominciata nel 1946 fra Togliatti-e Tito con il baratto di Trieste con Gorizia; e la concessione all’Italia di un corridoio verso Trieste. Si ufficializzava così uno dei più vergognosi e criminosi silenzi che la storia registri: come se qualcuno coprisse l’assassino dei propri familiari. Perché le bande di Tito agirono con l’apporto di partigiani italiani e massacrarono senza distinzione: fascisti, comunisti, estranei a convinzioni politiche, civili, donne, ragazzi, vecchi. E i compagni, comunisti e no, che hanno accettato fosse imposto sui massacri delle foibe il silenzio in tv, sui giornali, nei libri di storia delle scuole italiane, è come avessero nascosto, protetto, non solo gli assassini di nemici politici, non solo gli assassini di innocenti, ma soprattutto i massacratori di loro compagni di fede, di loro fratelli. Nelle manifestazioni per Trieste italiana negli anni cinquanta Leonardo Manzi, che aveva dovuto abbandonare Fiume, fu ucciso a Trieste, dalla Polizia civile dipendente dagli inglesi sul sagrato della chiesa di S. Antonio: altri ragazzi vennero ammazzati per Trieste italiana.

A Bologna i sindacati rossi dei ferrovieri indissero uno sciopero generale di protesta contro il passaggio e la sosta tecnica dei convogli coprendo di sputi  i profughi costretti a lasciare il nuovo paradiso di ispirazione sovietica a centinai di migliaia  e le proprie terre, i propri morti, le proprie case, i propri averi, l’Istria e li coprirono di sputi. Proprio uno schifo.

 Uno schifo evidentemente il silenzio sulle Foibe anche per il signor Giorgio Napoletano, Presidente della Repubblica sì, ma soprattutto uomo di coscienza che i silenzi sulle Foibe e altre tragedie italiane ,  penso,non li ha né praticati, né voluti, né approvati, ma li ha dovuti, come tanti di noi, subire.

Se delle foibe si fosse parlato subito come si è parlato delle fosse ardeatine, dei campi di sterminio nazisti, il paese ufficiale non avrebbe poi silenziato tutti gli altri delitti, forse non li avrebbe neppure commessi e farebbe certo meno schifo, e  sarebbe anche un bel paese del quale ciascuno di noi sarebbe orgoglioso.

E il miracolo non è, caro Lanza, che in Giorgio Napolitano ci sia permesso individuare un altro untore di questo  21 “pericoloso portatore di peste”: il miracolo è che la tv, originale o parallela, di prima o di adesso, non lo abbia silenziato e abbia permesso, a te, a Vesigna, a Moncalvo, a Feltri, a Sansonetti e ad altri untori clandestini che vengono alla luce, di conoscerlo.

Porca miseria: sta a vedere che il 21 trionfa, la spunta, e lo fa senza di me che gli ho voluto tanto bene, pensavo anche al Dico per una unione di fatto, e invece sarò morto.

Ciao

Enzo de Mitri

 

demitri.televisti@libero.it

 

11-2-07