LA MIA VARESE
Vittorio Malagutti è anche lui di Varese (è un mio amico)
come Guido Borghi che era mio compagno di classe al
liceo. Il turismo varesino non è mai esistito e non
esisterà per quanti alberghi si costruiscano (non per
niente, andando indietro con la memoria, si scoprono
chiusure di hotel anche importantissimi - il Campo dei
Fiori o prima ancora l'Excelsior, per fare solo due
nomi - piuttosto che inaugurazioni). Ai bei tempi (ed
è la ragione per la quale la città è circondata da castellanze
quali Sant'Ambrogio, Velate, Sacro Monte ricchissime
di ville), Varese era zona di soggiorno e cioè di qualcosa
di assolutamente diverso. I milanesi (ma, non solo)
venivano a trascorrere costà le estati accompagnati
da tutti i familiari e dalla servitù. Per quanto i decenni
siano passati, resta la vocazione alla villeggiatura,
al soggiorno appunto. Non certo quella al volgare turismo!
Personalmente, sono stracontento che così sia. Noi viviamo
benissimo da soli e gente in visita per poche ore, scamiciata
e vociante, ci darebbe solo fastidio!
Mauro della Porta Raffo
HOTEL
LIGRESTI pena&business
Si lavora fino a tarda sera, alla luce delle fotoelettriche.
E al mattino presto di un sabato festivo, l'8 dicembre
scorso, il cantiere è già in piena attività. Ruspe,
camion, due gru e una pattuglia di operai arrampicati
sulle impalcature. Il tempo stringe. Bisogna fare in
fretta. A settembre del 2008 Varese diventerà la capitale
mondiale del ciclismo. E il grande albergo commissionato
da Salvatore Ligresti dev'essere pronto in tempo per
la kermesse: sei giorni di gare per assegnare altrettanti
titoli iridati. Per la città lombarda, culla del leghismo
duro e puro, l'evento sportivo è diventato un'occasione
d'oro per rifarsi il look a spese dello Stato. Tra nuove
strade, parcheggi ed altri interventi più o meno legati
ai campionati mondiali, da Roma arriveranno almeno 22
milioni di euro più altri 16 a carico dell'Anas, su
71 stanziati in totale. Agli immobiliaristi, invece,
faceva gola il business dei nuovi alberghi. Addirittura
sette, secondo i piani di partenza. Poi ridotti a cinque.
Infine due soltanto. Uno è l'ampliamento di un piccolo
hotel in riva al lago. L'altro, 220 camere, 4 piani,
parcheggi e parco alberato, è quello targato Ligresti.
Il comune di Varese, beneficiato da oltre 4 milioni
di oneri di urbanizzazione, ha dato via libera. E infine
ha detto sì anche Guido Bertoldo, il commissario straordinario,
con potere di veto, delegato dal governo a sovrintendere
alle opere dei mondiali. Risultato: sfruttando la corsia
preferenziale prevista dalla legge per i grandi eventi
sportivi, Ligresti è riuscito a scavalcare il piano
regolatore cittadino conquistando per il suo albergo
una delle aree verdi più pregiate della città. Un grande
prato che confina con le scuderie del vicino ippodromo
e sullo sfondo, a far da cornice, le cime delle Prealpi.
Uno scempio, secondo Legambiente, che ha presentato
un esposto al Tar del Lazio per bloccare i lavori. Protesta
l'opposizione di centrosinistra nel consiglio comunale.
E perfino il presidente della provincia di varese, il
leghista Marco Reguzzoni, si è smarcato dal suo partito
dichiarando che "quell'area verde non andava toccata".
Parole al vento. Il cantiere, partito a settembre, lavora
a gran ritmo e Ligresti corre veloce verso l'obiettivo.
Anche perché, a ben guardare, ha preso una rincorsa
molto lunga: è sceso in pista addirittura nel 1998.
A quell'epoca il costruttore di origini siciliane capitò
a Varese per scontare una condanna penale. Nel senso
che, in alternativa a due anni di carcere, scelse l'affidamento
ai servizi sociali presso il Centro Gulliver, una comunità
di recupero per tossicodipendenti fondata da un sacerdote
varesino, don Michele Barban. Ebbene, sarà un caso,
o forse no, ma la sede della casa di cura si trova proprio
a fianco del prato dove adesso ruspe e gru sono al lavoro
per costruire il grande albergo dei mondiali. È andata
così. Mentre si occupa dei giovani emarginati, l'ospite
vip trova il tempo anche per gli affari. Mette gli occhi
su quel terreno verde e se lo compra. L'affare va in
porto il 19 novembre 1999. Quel giorno la Octavia srl,
una società della galassia Ligresti, acquista per poco
più di un miliardo di lire l'area compresa tra le scuderie
dell'ippodromo e il Centro Gulliver. A vendere è l'istituto
Padre Beccaro, un ente religioso milanese. Tutto bene,
se non fosse che l'affare faceva gola anche a don Barban,
da tempo alla ricerca di nuovi spazi per la sua struttura.
Non è chiaro se il sacerdote si aspettasse un aiuto
dal grande costruttore, a cui aveva spalancato le porte
della sua comunità. Sta di fatto che vince Ligresti,
mentre la Eurojersey, una fondazione scesa in campo
per conto del Centro Gulliver, alla fine ritira la sua
offerta. Restava un problema. Il terreno passato di
mano non era edificabile. Nella relazione allegata all'ultima
variante di piano regolatore di Varese si legge che
su quel "vasto ripiano erboso" dovrà essere realizzata
"una vasta area a parco pubblico" garantendo "il rispetto
della qualità paesaggistica del luogo". Che fare, allora?
Niente, basta aspettare. Il varesotto è terra di grandi
campioni del pedale, dal mitico Alfredo Binda fino a
Ivan Basso, temporaneamente appiedato per problemi di
doping. E così, mezzo secolo dopo la prima esperienza
(anno 1951), l'amministrazione comunale a guida leghista
torna ad accarezzare l'idea di organizzare un mondiale
in casa. Nel settembre del 2005 la Federazione internazionale
di ciclismo assegna le gare a Varese. "Così rilanceremo
il turismo", proclamano i politici locali. Scommessa
impegnativa. Intanto si è messa in moto la ruota degli
affari. Tra tangenziali, rotatorie e parcheggi nuovi
di zecca, diventa edificabile a tempo di record anche
il "vasto ripiano erboso" vicino al Centro Gulliver.
L'urgenza mondiale giustifica tutto e per Ligresti è
arrivato il momento di passare all'incasso. Il suo albergo
diventa indispensabile per la città e partono i lavori
con l'obiettivo di rispettare la scadenza di settembre
2008. In caso di ritardi, da qui all'estate prossima,
non sarà difficile trovare un accomodamento con l'amministrazione
comunale. Senza contare che, in prospettiva, la torta
dei profitti potrebbe anche lievitare. In palio, questa
volta, c'è l'area delle scuderie, che si trova proprio
a fianco del cantiere. In un futuro prossimo l'ippodromo
potrebbe decidere di smantellare queste strutture. Ed
è già pronto un progetto che prevede la costruzione
di villette immerse nel verde al posto degli impianti
d'allenamento per cavalli e fantini. Guido Borghi, maggiore
azionista (con il 19,1 per cento del capitale) e presidente
della società di gestione dell'ippodromo, non esclude
lo smantellamento delle scuderie. "È una prospettiva
che stiamo prendendo in considerazione", dichiara a
'L'espresso', senza sbilanciarsi sui tempi dell'operazione.
Insomma, si vedrà. Intanto Ligresti, a quanto sembra,
ha già fiutato l'affare. Si spiega forse così l'improvviso
interesse del suo gruppo per un impianto ippico dai
bilanci in rosso come quello di Varese. L'anno scorso
il costruttore-finanziere ha aumentato dal 3 al 12 per
cento circa la sua partecipazione nella società di gestione
dell'ippodromo. E a vendergli le azioni è stato proprio
Borghi, che ha così incassato personalmente oltre 600
mila euro. Ligresti raddoppia, quindi. Dopo l'albergo
arriverebbero anche le villette nella zona delle scuderie.
Don Barban, invece, il patron del Centro Gulliver, ha
dovuto per il momento rinunciare ai suoi progetti di
espansione. In compenso ogni anno la sua comunità riceve
un contributo dalla compagnia di assicurazioni Fondiaria-Sai.
Di Ligresti, ovviamente.
Vittorio
Malagutti
L'ESPRESSO
15-12-07