Dice di volere la musica degli Abba al suo funerale.
Di sicuro molti dei personaggi da lui ritratti nel libro
Il Lanzachenecco (Aliberti editore, 324 pagine, 18 euro)
al funerale ci verrebbero volentieri. Lui, Cesare Lanza,
con la sua aria sorniona sembra sbattersene e sorride
dalla copertina. A vederlo non sembra cambiato molto
da quando prediligeva la carta stampata (ha diretto
importanti quotidiani come Il Secolo XIX, Il Lavoro,
La Notte) e non si era ancora innamorato della televisione.
Ma anche allora lasciava intravedere una certa simpatia
per il mondo dello spettacolo, così come oggi, che nel
mondo dello spettacolo c'è dentro fino al collo (autore
Rai e Mediaset con programmi come Domenica In, Buona
Domenica, Il Senso della Vita), non dimentica di essere
anche e soprattutto un giornalista.
Sulla copertina de Il Lanzachenecco, proprio inciso
a livello del cuore, sopra il grigio della giacca d'alta
sartoria, ecco lo strillo «Un grande affresco dell'Italia
mediatica di oggi». In teoria una sorta di dizionario
con tanti personaggi in ordine alfabetico. In pratica
un affresco, o mosaico, gradevole da leggere anche tassello
dopo tassello partendo dalla A di Franco Abruzzo per
arrivare alla Z di Antonio Zequila. Un lungo racconto
con i protagonisti del presente e del passato prossimo,
visti da vicino da un personaggio che a sua volta è
un protagonista. Ironia, il piacere di raccontare, qualche
pennellata di gossip, anche qualche scoop, ma soprattutto
intelligenza e una giusta dose di crudeltà.
Crudeltà non cattiva, come quella che usa un medico
deciso a capire la malattia, ma che evidenzia una bontà
di fondo. Lo precisa Domenico Mazzullo nella prefazione:
«...Sotto un atteggiamento e un portamento burbero e
che incute soggezione, nasconde un animo enormemente
affettivo, di un'affettività spontanea, timida, pudica
e quasi infantile, a volte, che si nasconde e forse
si vergogna di essere colta, ma che ho avuto la fortuna
di conoscere e apprezzare, nei rari attimi di distrazione...».
Questi ritratti inediti dell'Italia che conta e di qualche
furbetto catodico riguardano giornalisti (da Emilio
Fede a Giuliano Ferrara, da Pierluigi Magnaschi ad Aldo
Grasso), attori (da Christian De Sica ad Alberto Sordi),
registi (da Tinto Brass a Pierfrancesco Pingitore),
presentatori (tutti), uomini politici, sportivi, cantanti,
nani e ballerine, facce e voci quasi sempre note al
pubblico televisivo.
Qualcuno, forse, si offenderà, ma è più probabile che
si offendano gli esclusi, dopo avere ansiosamente consultato
l'indice dei nomi. Alcuni ritratti sono delle interviste,
e in questo caso alla qualità dell'insieme contribuisce
molto la personalità dell'intervistato. Un piccolo capolavoro
è la voce Marta Marzotto, con un Lanza scatenato a farla
parlare anche della sua vita sentimentale, e una Marta
che non chiede di meglio.
Con ironia: Le emozioni amorose? «... Non ricordo, non
ricordo. E chissà come si fa, l'amore.
Sembra di ricordare che una si sdraia e aspetta...».
Più avanti, Cesare le domanda: «Com'era Magri?», e Marta:
«Un formidabile rivoluzionario da salotto, Magri. Guai
se per il gigot d'agneau non c'erano il puré di mele
e la salsa di menta: non ci si poteva sedere a tavola.
O se i chicchi di caviale non erano g-g-g... grossi
grani grigi...».
Interessanti anche le pagine autobiografiche, come quelle
intitolate all'editore Saro Balsamo, un'occasione per
raccontare le vicende di Contro, il settimanale che
Cesare Lanza ideò e diresse a partire dal 1979. Un giornale
provocatorio, scandaloso, anticipatore di molti fermenti
e ribellioni: «Il sogno impossibile era di svegliare
le acque chete della stampa e immobili della politica
dell'epoca e di proporre un giornale ribelle, divertente,
senza guardare in faccia a nessuno... Poteva durare
un giornale così? Arrivammo a 100 mila copie, con un
investimento limitatissimo... Ma dopo sei mesi chiudemmo.
Saro Balsamo affettuosamente mi lasciò capire che dal
Palazzo gli erano arrivati spifferi preoccupanti...»
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ITALIA
OGGI 12-11-07