CESARE LANZA , UN FUTURO DA INTERNAUTA
L'autore di Mister No: "Il web? Mi ricorda i quotidiani della sera"
I piani del giornalista dopo l'addio alla carta stampata. Al cinema con La perfezionista di Lucio Presta



di CLAUDIO PLAZZOTTA


Era il suo ultimo contatto con la carta stampata, la rubrica Mister No sul quotidiano Libero. Ora Cesare Lanza (65 anni) completa quella metamorfosi che lo ha visto direttore di giornali importanti come Il Secolo XIX a soli 28 anni, e lascia inchiostro ed edicole per dedicarsi anima e cuore a televisione, cinema, web. Da ieri, Lanza ha sospeso Mister No «perché il direttore di Libero, Vittorio Feltri (64 anni), vuole tagliare quasi tutte le rubriche. Lo capisco, forse sono un po' troppe, strozzano, limitano gli spazi. Ho risposto a una lettera al giorno per tanti anni, sempre, dal lunedì al sabato, festivi compresi. Adesso accetto di fermarmi qui».

Domanda. Ma con Feltri come siete rimasti?
Risposta. Benissimo. Mi ha invitato a scrivere su Libero quando voglio. Si figuri che Feltri è stato un mio giornalista, nel 1976, quando ero direttore del Corriere di informazione.

D. Che strano. Lei ha diretto Il Secolo XIX, Il Corriere di Informazione, Il Lavoro, La Notte, La Gazzetta del Piemonte. Poi stop. E' stato Lanza a dire basta ai giornali, o i giornali a prendere le distanze da lei?
R. E' un po' il problema dei ragazzi prodigio. Arrivano presto al loro limite. E poi si fermano. A 28 anni direttore del Secolo XIX, a poco più di 30 direttore del Corriere di Informazione, poi mi sono fermato. I grandi giornali non me li offrivano, un po' perché ho un carattere particolare, un po' perché probabilmente non ne ero all'altezza. Ho preso strade diverse. Le cose sono andate così.

D. Prima Domenica In su Rai Uno, poi Buona Domenica a Canale 5, e il Festival di Sanremo ancora su Rai Uno. Mi viene in mente Fabrizio Rondolino, da Palazzo Chigi con D'Alema alla Pupa e il secchione...
R. Non so. Io ho continuato a fare delle cose nell'ambito del giornalismo, all'interno di programmi d'intrattenimento. Ho portato Donato Bilancia a Domenica In, come anche Monica Lewinsky, censurata all'ultimo momento. Pure Mike Tyson a Sanremo. Mi fa terrore la noia.

D. Fabrizio Corona, nei giorni scorsi, ha detto che se Vespa e Mentana si occupano di Cogne, fanno giornalismo, se lo fa lui è uno sciacallo. E' d'accordo?
R. Fabrizio Corona è un personaggio discutibile. Ma in linea di principio sono d'accordo con lui. Uno deve rispondere a chi gli dà il mandato, in genere l'editore, poi a un pubblico, alle leggi e a se stesso. Corona, quindi, non deve rispondere ai critici, ma a queste quattro semplici regole.

D. Il suo addio alla carta stampata è definitivo?
R. Per ora non ho più rubriche né collaborazioni. Ho troppo poco tempo. Ma su temi che m'interessano, come l'eutanasia, so di poter trovare spazio. Ho alcuni amici che mi chiedono di intervenire.

D. In tv ha il contratto triennale con Mediaset in scadenza?
R. Questo è l'ultimo anno di contratto. Faccio Buona Domenica come autore con Paola Perego e da gennaio Il Senso della vita con Paolo Bonolis.

D. E poi?
R. Dipende dai progetti, da quello che farà la Perego.

D. Si è più sentito con Claudio Lippi, che la scorsa stagione lasciò Buona Domenica con grosse polemiche?
R. No. Si è comportato male, anche perché a noi non aveva mai detto nulla circa la qualità dei contenuti della trasmissione. Lui se ne è andato solo perché voleva più soldi e la co-conduzione del programma. Stop.

D. Veniamo al Cesare Lanza papà un po' ingombrante: in estate sua figlia Marta non ha passato l'esame di maturità al liceo classico. Lei ha preannunciato ricorso al Tar e raccolta firme per un referendum. Addirittura?
R. Mia figlia mi ha ringraziato, si è sentita protetta. Ma mi ha detto che intendeva uscire da sola dalla situazione. Tutta quella pubblicità la metteva a disagio. Ho rinunciato al ricorso al Tar. Sulla raccolta firme, ci devo pensare. Lei finirà la scuola e già da quest'anno si occuperà di cinema.

D. Con Lucio Presta lei ha prodotto il film La perfezionista. Pronto per uscire?
R. Sì, dobbiamo valutare la disponibilità delle sale. E' un film difficile, parla di coppie di fatto, di eutanasia.

D. Il suo sito è partito quasi insieme con Dagospia. Perché non ha avuto lo stesso successo?
R. Perché Roberto D'Agostino lavora al suo sito dalla mattina alla sera. Io, invece, lo faccio solo a tempo perso. Tengo famiglia.

D. Anzi, due. Due mogli, cinque figli, dieci cani...
R. Appunto. Faccio un annuncio. Cerco un socio imprenditore che si occupi del business, e che mi consenta di dedicarmi al sito a tempo pieno. Mi piacerebbe un sacco. Anche perché amo l'istantaneità della notizia. Non dimentico i miei quotidiani della sera....

ITALIA OGGI 22
-10-07